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Diritto alla riparazione, cosa cambia in Italia per smartphone ed elettrodomestici

Dal 22 ottobre 2026 entrano in vigore in Italia le nuove regole sul diritto alla riparazione. Per i prodotti interessati, dai telefoni agli elettrodomestici, i produttori devono offrire la riparazione anche fuori garanzia, gratuitamente oppure a un prezzo ragionevole. Arriva inoltre un incentivo per chi fa riparare un prodotto nell’ambito della garanzia legale: il periodo di responsabilità del venditore si allunga di dodici mesi.

A introdurre le novità è il decreto legislativo 25 settembre 2026, n. 176, che recepisce la direttiva europea 2024/1799 e modifica il Codice del consumo. L’obiettivo è prolungare la vita dei beni e ridurre i rifiuti, rendendo più accessibile la riparazione. Le tutele hanno però confini precisi: non tutti i dispositivi e tutti i guasti rientrano negli stessi obblighi.

Quali prodotti sono interessati

L’obbligo di riparazione riguarda i beni per i quali la normativa europea prevede specifici requisiti di riparabilità, nei limiti stabiliti dai rispettivi regolamenti. L’elenco richiamato dal decreto comprende:

  • telefoni cellulari, smartphone, telefoni cordless e tablet;
  • display elettronici;
  • lavatrici e lavasciuga per uso domestico;
  • apparecchi di refrigerazione e lavastoviglie;
  • aspirapolvere e asciugatrici per uso domestico;
  • server e prodotti di archiviazione dati;
  • apparecchiature di saldatura;
  • beni che incorporano batterie per mezzi di trasporto leggeri;
  • apparecchi per il riscaldamento d’ambiente locale per uso domestico.

L’appartenenza a una categoria va quindi letta insieme alle condizioni e alle decorrenze della normativa specifica: l’elenco non introduce un obbligo illimitato di riparare qualsiasi componente di ogni apparecchio.

Fuori garanzia la riparazione può essere a pagamento

Per i beni coperti dalle disposizioni, il consumatore può chiedere al produttore di intervenire anche quando il difetto non rientra nella responsabilità del venditore prevista dalla garanzia legale. Il produttore può occuparsi della riparazione direttamente oppure affidarla a un altro professionista.

La riparazione fuori garanzia non diventa automaticamente gratuita: può essere richiesto un prezzo ragionevole e l’intervento deve essere completato entro un tempo ragionevole. I produttori devono pubblicare su un sito accessibile i prezzi indicativi delle riparazioni ordinarie, così da aiutare il consumatore a valutare la spesa.

Se riparare è impossibile, il produttore può proporre un bene ricondizionato. Anche la disponibilità di un apparecchio sostitutivo durante l’intervento è una possibilità prevista dalla disciplina, senza diventare un servizio gratuito garantito in ogni caso.

Immagine del programma Samsung Self-Repair per la riparazione dei dispositivi

Il programma Samsung Self-Repair, dedicato alla riparazione dei dispositivi compatibili.

Dodici mesi aggiuntivi se si ripara in garanzia

Un’altra novità riguarda i difetti di conformità gestiti attraverso la garanzia legale del venditore. Quando si ricorre alla riparazione, il periodo di responsabilità si estende una sola volta di dodici mesi. Il venditore deve informare il consumatore della scelta fra riparazione e sostituzione e dell’estensione collegata alla riparazione.

Queste modifiche si applicano ai contratti conclusi dal 31 luglio 2026. L’anno aggiuntivo riguarda la riparazione effettuata per ripristinare la conformità del prodotto: un intervento a pagamento su un apparecchio fuori garanzia non fa scattare automaticamente la stessa tutela.

Per i contratti interessati, anche la riparabilità entra fra le caratteristiche che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, considerando il tipo di bene e le dichiarazioni del venditore o del produttore. La disposizione non equivale a promettere che ogni prodotto sia interamente smontabile e riparabile.

Ricambi e riparatori indipendenti

Come ricorda Altroconsumo nella sua analisi delle nuove regole, un punto centrale è l’accesso alla riparazione anche attraverso professionisti indipendenti. La disponibilità di informazioni tecniche, strumenti e ricambi resta collegata ai requisiti previsti per le singole categorie di prodotti.

I ricambi e gli strumenti messi a disposizione devono avere prezzi ragionevoli, che non scoraggino l’intervento. Il produttore non può rifiutare una riparazione soltanto perché il dispositivo è già stato riparato da un tecnico indipendente o dal consumatore.

Le regole limitano inoltre gli ostacoli contrattuali, hardware e software alla riparazione, mantenendo le eccezioni giustificate da ragioni legittime e oggettive. Restano da rispettare i requisiti di sicurezza e le norme sulla proprietà intellettuale.

Preventivi più confrontabili e una piattaforma europea

Per rendere più semplice il confronto fra offerte, i riparatori possono utilizzare il modulo europeo di informazioni sulla riparazione. Il documento riporta prezzo, tempi e condizioni dell’intervento, che restano validi per trenta giorni. Il modulo è gratuito; l’eventuale diagnosi può invece avere un costo, comunicato al consumatore.

È prevista anche una piattaforma europea per trovare riparatori, con la possibilità di includere venditori di ricondizionati, operatori che recuperano beni difettosi e iniziative partecipative come i repair café, incontri nei quali si riparano oggetti con l’aiuto di volontari. La direttiva fissa al 31 luglio 2027 il termine per sviluppare l’interfaccia comune europea.

Per chi ha un dispositivo guasto, il primo passo resta verificare se il problema rientra nella garanzia legale e rivolgersi al venditore. Fuori da questa tutela, un preventivo dettagliato permette di confrontare il costo della riparazione con quello di un prodotto nuovo o ricondizionato, considerando anche trasporto, diagnosi e tempi di attesa.

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