Oggi la adoriamo ma ieri, 25 anni fa, era considerata il peggio del peggio e c’era chi l’avrebbe voluta chiudere subito. Ignorante, approssimativa, fatta da cialtroni qualunque che bivaccano in rete, Wikipedia era considerata una specie di hobby malpensato. Adesso è il pilastro della libertà di formarsi un’opinione e accedere a informazioni senza pregiudizi. Sempre che siate liberal e progressisti.
Signore e signori, ecco come, dopo un quarto di secolo, Wikipedia ci ha cambiato tutti. E rappresenta il metro più preciso per misurare la situazione globale.
La storia di un sogno
Torniamo indietro. Il 15 gennaio 2001 Larry Sanger pubblicava su una piattaforma sperimentale chiamata UseModWiki il primo articolo di quella che sarebbe diventata Wikipedia. Si trattava, dice la storia, di un articolo su di un gioco di carte. L’enciclopedia libera, nata come costola di un progetto più ambizioso e formale chiamato Nupedia, è nata così, 25 anni fa. Un quarto di secolo in cui è passata dall’essere considerata una bizzarria marginale a rappresentare uno dei pilastri dell’infrastruttura informativa globale.
La storia delle origini racconta di un filosofo con un dottorato in corso, Sanger appunto, assunto come direttore editoriale di Nupedia da Jimmy Wales, imprenditore del portale Bomis. Perché quelli erano gli ultimi anni in cui i portali sembravano una cosa seria, dopo la sbornia degli anni Novanta c’era ancora chi ci investiva milioni di euro o pensava che potessero “scalare”. Bomis non ha mai scalato, però.
Forse anche perché il progetto principale, Bomis, prevedeva un rigoroso processo di revisione tra pari (la famosa “peer review”) per ogni voce enciclopedica. Troppo lento, troppo formale, troppo simile alle dinamiche accademiche tradizionali. L’idea del wiki parallelo (in hawaiano “wiki wiki” vuol dire appunto “veloce”) nasceva proprio per accelerare la produzione di contenuti sfruttando un software veloce.
All’epoca la proposta venne accolta con un misto di incredulità e scherno. Slashdot, il Reddit dell’epoca e voce autorevole della comunità tecnologica, bollò l’iniziativa come vandalismo legalizzato. Chi collaborava era considerato un ignorante, un minorato, un ossessionato. Il mondo accademico la ignorò o la criticò apertamente per l’assenza di quel controllo formale che garantisce autorevolezza. Nei primi mesi del 2001 Wikipedia contava poche centinaia di voci, sostenute economicamente da Bomis e animate soprattutto da studenti e appassionati di tecnologia. Buona parte della comunità open source, cioè per lo sviluppo del software libero, la vedeva come una naturale evoluzione del paradigma nel mondo del sapere. Ma solo loro la pensavano così, all’epoca.
L’anarchia che diventa sistema
La crescita esplosiva arrivò rapidamente. Entro la fine del 2002 l’edizione inglese contava già ventimila articoli. Il modello open-edit, che permetteva a chiunque di modificare qualsiasi voce, generava un caos apparentemente ingovernabile fatto di vandalismi, guerre di modifica tra utenti in conflitto, server sovraccarichi. Ma dal caos emerse gradualmente un ordine inatteso.
Tra il 2001 e il 2003 vennero introdotte le policy fondamentali che ancora oggi reggono la struttura: il principio del punto di vista neutrale, la verificabilità delle informazioni, il divieto di ricerca originale. Nel 2003 il passaggio al software MediaWiki permise funzioni tecniche decisive come il rollback rapido delle modifiche dannose, le watchlist per monitorare le voci, i bot automatici contro il vandalismo. L’architettura tecnica rendeva possibile quello che la comunità stava costruendo sul piano culturale.
Nel 2005 Wikipedia superava in numero di voci l’Enciclopedia Britannica, con un milione e mezzo di articoli nella sola edizione inglese. Uno studio pubblicato su Nature in quello stesso anno confrontava l’accuratezza scientifica delle due enciclopedie trovando una media equivalente di quattro errori gravi per articolo. Il verdetto accademico cambiava segno: il progetto anarchico funzionava. La saggezza delle folle riusciva a compensare lo studio degli esperti.
La macchina che cresce su se stessa
Il decennio successivo consolidò la trasformazione da esperimento a infrastruttura. Nel 2012 Wikidata centralizzava i dati strutturati permettendo di condividere informazioni tra le diverse edizioni linguistiche. Nel 2013 VisualEditor semplificava la modifica delle voci anche da dispositivi mobili. Nel 2015 Content Translation facilitava la traduzione automatica tra lingue diverse riducendo gli squilibri di copertura.
Le sfide però rimanevano evidenti. Il divario di genere tra i contributori, con gli uomini che rappresentano circa il 90 per cento degli editori attivi, ha generato “bias” sistematici nella copertura degli argomenti. Il “burnout” dei volontari che reggono l’intero sistema editoriale resta un problema cronico. La sostenibilità economica dipende interamente dalle donazioni raccolte dalla Wikimedia Foundation, costituita nel 2003.
Tra il 2021 e il 2026 i progetti più ambiziosi puntano a una nuova frontiera. Abstract Wikipedia e Wikifunctions cercano di generare automaticamente articoli in lingue diverse partendo da codice e dati strutturati. Gli algoritmi di machine learning come ORES rilevano vandalismi in tempo reale con accuratezza crescente. Nel 2026 Wikipedia conta 65 milioni di articoli in 340 lingue, 15 miliardi di visualizzazioni mensili, 250mila editori attivi. L’applicazione mobile e la dark mode completano l’evoluzione da wiki grezza a piattaforma pronta per l’era dell’intelligenza artificiale. Che infatti dell’enciclopedia open si è abbondantemente cibata, come vedremo più avanti.
Il bene comune sotto assedio
L’impatto sociale dell’enciclopedia libera ha dimensioni planetarie. Gratuita e accessibile anche offline attraverso le applicazioni mobili, Wikipedia si è rivelata essenziale durante le emergenze sanitarie. Durante la pandemia di Covid-19 le modifiche agli articoli dedicati alla malattia hanno superato in velocità la pubblicazione dei paper scientifici. In Africa e Asia l’enciclopedia supplisce alla mancanza di biblioteche e libri di testo, educando miliardi di persone.
Sul piano culturale Wikipedia ha plasmato una vera e propria “wiki culture” fatta di collaborazione, ricerca del consenso, apertura. È stato veramente lo spostamento della cultura dell’open source in ambito umanistico. Wikipedia ha influenzato piattaforme come Reddit e Fandom, diventando modello per i movimenti open nel mondo dei social. Tuttavia, non c’è rosa senza spine. Ad esempio, i bias ancora evidenti: gli articoli su Europa e Stati Uniti rappresentano l’80 per cento della copertura totale, mentre Africa e mondo islamico restano sottorappresentati. Il “systemic bias” riflette la composizione demografica dei volontari, prevalentemente occidentali e maschi.
L’importanza di Wikipedia non per questo limite si ferma. Nell’era dei social media Wikipedia contrasta la disinformazione venendo citata in una ricerca Google su dieci e utilizzata dai fact-checker professionali. Nel sistema educativo il 90 per cento degli studenti statunitensi la usa come punto di partenza per le ricerche, anche se i professori raccomandano di non limitarsi a essa. E per la parità, ci sono azioni “positive”. Iniziative come Art+Feminism e la campagna 1Lib1Ref, che invita i bibliotecari a contribuire con almeno una voce, cercano di aumentare la diversità dei contributori.
La geopolitica della conoscenza
Sul piano geopolitico Wikipedia rappresenta un bene pubblico globale ma anche un campo di battaglia. La Cina la blocca dal 2015 attraverso il Great Firewall. Russia e altri governi tentano di manipolare le voci su eventi sensibili come la guerra in Ucraina, con gli amministratori che devono fare roll-back continuamente delle modifiche inserite per pura propaganda filo-russa. L’Unione europea la considera un modello di sovranità digitale alternativo al dominio dei big tech americani.
È in America che c’è un po’ di confusione, dovuta soprattutto all’attuale presidenza statunitense. Mentre in Europa il Digital Services Act del 2022 esenta Wikipedia dalle multe previste per i contenuti generati dagli utenti, negli Stati Uniti l’amministrazione Trump critica un presunto bias progressista sulle voci relative al cambiamento climatico e alle migrazioni, mentre il Dipartimento della Difesa e la CIA la utilizzano per attività di intelligence open source. Nel Sud globale progetti come Wikipedia Zero, che offre accesso gratuito ai dati con copie offline, espandono la copertura e riducono la dipendenza da organizzazioni internazionali.
Ma, come anticipavamo sopra, ci sono stati vari altri problemi. Sia economici (secondo i critici la Fondazione di Wales ha accumulato una liquidità spropositata) che di sfruttamento. La corsa all’intelligenza artificiale ha trasformato Wikipedia in risorsa strategica. Microsoft e GitHub la integrano in Copilot dal 2023, Meta la usa per addestrare Llama. La Wikimedia Foundation collabora con le aziende tecnologiche per garantire che la conoscenza umana resista alle allucinazioni generate dai sistemi artificiali. C’è un progetto, nato in questi mesi, di creare una capsula del tempo digitale con 25 milioni di fatti umani certificati che simboleggia questa idea di resistenza al caos artificiale.
Dal disprezzo alla dipendenza
Torniamo indietro nel tempo. Nel 2001 l’anonimato degli autori delle voci rendeva Wikipedia inaffidabile agli occhi dei più. Il New York Times nel 2004 raccomandava di non citarla mai. Gli studi iniziali evidenziavano errori amplificati dai media tradizionali. La differenza di scala tra Wikipedia e l’Enciclopedia Britannica era ridicola da quanto era sproporzionata: cento pagine contro le 120mila della Britannica. Venticinque anni dopo il sistema si autocorregge con 324 modifiche al minuto. Il principio del punto di vista neutrale ha espulso gli estremisti che tentavano di usarla come piattaforma.
Gli studi del 2024 attestano un’accuratezza del 99 per cento sui fatti di base. Wikipedia è diventata essenziale per tre ragioni precise. Le intelligenze artificiali dipendono dai suoi dataset puliti per l’addestramento. Nell’era della disinformazione rappresenta l’unica fonte neutrale scalabile. Gli analisti professionali apprezzano la profondità dei riferimenti primari e gli aggiornamenti in tempo reale, come dimostrato durante le elezioni americane del 2024.
Derisa per aver scardinato le gerarchie editoriali tradizionali, Wikipedia oggi è diventata essenziale per colmare i vuoti lasciati dai big tech. Mentre l’editoria e i saperi tradizionali vengono devastati dal digitale automatizzato dall’AI, il sapere open sopravvive. Con una differenza insospettabile rispetto al passato. L’enciclopedia libera non ha più bisogno di noi per sopravvivere. Noi invece non possiamo più farne a meno.
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