Questo sito contiene link di affiliazione per cui può essere compensato

Home » News » Google Chrome vi mangia misteriosamente 4GB, ecco perché e come risolvere

Google Chrome vi mangia misteriosamente 4GB, ecco perché e come risolvere

Nelle ultime settimane, diverse segnalazioni virali sui social media hanno scatenato un vero e proprio allarme tra gli utenti di Google Chrome. Molti messaggi, dai toni piuttosto allarmistici, avvertono della presenza di presunti “bloatware” o software spazzatura legati all’intelligenza artificiale che il browser scaricherebbe in segreto, occupando spazio prezioso sui computer. Sebbene la preoccupazione sia comprensibile, la realtà dei fatti richiede un’analisi più approfondita per distinguere tra i timori infondati e le criticità reali.

Il file al centro della controversia si trova solitamente nella cartella dei dati utente di Chrome, precisamente nel percorso relativo a “OptGuideOnDeviceModel”. Qui, molti utenti hanno scoperto un file denominato weights.bin, le cui dimensioni variano dai 3 ai 4 GB. Non si tratta né di uno spyware né di un virus, bensì di Gemini Nano, la versione ottimizzata del modello di intelligenza artificiale di Google progettata per funzionare direttamente sui dispositivi.

Gemini Memoria in Italia con importazione della cronologia chat da altre app AI
Gemini può ora usare la Memoria anche in Italia e importare informazioni da altre app AI.

Gemini Nano

L’obiettivo di Google è integrare funzioni di IA generativa nativamente nel browser. Invece di inviare ogni singola richiesta ai server cloud, Chrome utilizza questo modello locale per elaborare le operazioni direttamente sulla macchina dell’utente. Questo processo si attiva automaticamente quando il sistema soddisfa determinati requisiti tecnici, come la presenza di Windows 10/11 o macOS 13, almeno 22GB di spazio libero e una dotazione hardware che prevede 16GB di RAM per l’uso tramite CPU o più di 4GB di VRAM per chi dispone di una GPU dedicata.

Dal punto di vista della riservatezza, questa novità rappresenta in realtà un passo avanti. Eseguendo il modello Gemini Nano localmente, Chrome è in grado di elaborare prompt, riassunti e testi senza dover trasmettere i dati personali o le attività di navigazione ai server di Google. La privacy è dunque tutelata proprio dal fatto che l’IA risiede fisicamente sul computer dell’utente, funzionando anche in assenza di una connessione internet dopo il download iniziale.

Criticità

Il vero nodo della questione, tuttavia, risiede nelle modalità di distribuzione scelte da Google. Il download avviene interamente in background, senza alcuna notifica o richiesta di consenso esplicito al momento dell’operazione. Sebbene Chrome consideri valide le autorizzazioni generali concesse durante l’installazione del browser, molti utenti si sono sentiti ignorati.

Per chi possiede un laptop con uno storage limitato, ad esempio un SSD da 256GB, vedersi sottratti 4GB senza preavviso può rappresentare un disagio significativo, specialmente se non si ha alcun interesse a utilizzare le nuove funzionalità basate sull’IA.

Come recuperare i 4GB

Un aspetto particolarmente frustrante riguarda la persistenza del file: se un utente prova semplicemente a cancellare la cartella incriminata, Chrome provvederà a scaricarla nuovamente al riavvio successivo. Per interrompere questo ciclo e recuperare lo spazio occupato, è necessario agire sulle impostazioni avanzate del browser.

Il primo passo consiste nel disabilitare le funzioni responsabili del richiamo del modello. Accedendo alla sezione delle configurazioni sperimentali tramite l’indirizzo chrome://flags, occorre cercare e impostare su “Disabled” le voci relative a optimization-guide-on-device-model e al prompt-api-for-gemini-nano. Una volta riavviato il browser, il sistema smetterà di richiedere il download automatico dei file.

Solo dopo aver completato questa procedura è possibile procedere alla rimozione manuale della cartella OptGuideOnDeviceModel dal proprio sistema operativo.

Su Windows

Per prima cosa, premere la combinazione di tasti Win + R sulla tastiera per aprire la finestra “Esegui”. All’interno del campo di testo, incollare il percorso %LOCALAPPDATA%\Google\Chrome\User Data\ e premremere il tasto Invio. Una volta aperta la cartella, occorre entrare in quella denominata Default (oppure nella cartella specifica del proprio profilo utente) e cercare la directory chiamata OptGuideOnDeviceModel. Infine, la si dovrà eliminare.

Su macOS

E’ necessario aprire il Finder e premere contemporaneamente i tasti Cmd + Shift + G per attivare la funzione “Vai alla cartella”. Adesso si potrà copiare e incollare il percorso ~/Library/Application Support/Google/Chrome/ nell’apposito spazio e premere Invio. Tra i vari elementi presenti, si dovrà cancellare la cartella OptGuideOnDeviceModel.

È bene ricordare che futuri aggiornamenti del browser potrebbero ripristinare queste impostazioni, rendendo necessaria una nuova verifica periodica per chi desidera mantenere il proprio sistema libero da questo ingombrante ospite digitale.

Per usare al meglio Gemini su Mac vi ricordiamo che è disponibile l’applicazione ufficiale.

Offerte Apple e Tecnologia

Le offerte dell'ultimo minuto le trovi nel nostro canale Telegram

Offerte Speciali

Amazon offerte weekend su Macitynet

Offerte Amazon Weekend 3 ottobre: Apple, Samsung, Redmi, Dyson, Sonos, TCL, Switchbot, LEGO, Marshall

Le migliori offerte Amazon del 3 ottobre 2026: dispositivi tech e accessori per la vita di tutti i giorni, selezionati da Macitynet.

Ultimi articoli