Google stacca la spina a Works with Nest: la domotica interoperabile fa un passo indietro

Alla conferenza Google I/O di quest'anno la società ha annunciato di voler terminare il supporto al programma Works with Nest. Le conseguenze sulla interoperabilità degli impianti domotici non sono da poco.

Google stacca la spina a Works with Nest

Alla conferenza Google I/O di quest’anno, la società di Mountain View ha messo in campo un paio di scelte strategiche che circondano i suoi prodotti per la casa smart.

Per prima cosa, il gigante tecnologico sotto l’etichetta Nest i suoi Hub con display. Allo stesso tempo, la società ha annunciato che sta terminando il supporto al programma Works with Nest.

Si tratta di quel servizio che ha permesso ai produttori di dispositivi smart per la casa di integrare il supporto ai prodotti Nest entrati sotto l’ala di Google. Ad esempio, questo era il meccanismo che permetteva alle luci Philips di potersi accendere se il rilevatore di fumo Nest rilevava monossido di carbonio nell’aria. Questa caratteristica non esisterà più dal 1 ° settembre prossimo.

La giustificazione di Google è tutta incentrata sulla sicurezza: i produttori terzi non saranno più in grado di accedere o controllare direttamente i dispositivi Nest. Si tratta di una scelta comprensibile, anche se il punto potrebbe essere un altro: Google vorrebbe incanalare tutto attraverso Google Assistant e conservare i dati per sé rinunciando alla interoperabilità verso altre piattaforme.

Inoltre, il piano della compagnia di porre fine alla funziona Works with Nest sembra repentino e troppo brusco. I produttori terzi, infatti, lamentano di non aver ricevuto alcun preavviso, come scrive Aaron Emigh, l’amministratore delegato di Brilliant, che ammette di essere al lavoro con Google per vedere se c’è un modo per mantenere i termostati Nest con le periferiche della società.

Google stacca la spina a Works with Nest

Inoltre, Google non ha diramato alcun piano per sostituire questa funzionalità.

La critica che potrebbe piovere al colosso è che l’obiettivo finale della categoria casa smart non dovrebbe essere quello di disseminare smart speaker in casa, piuttosto quello di avere periferiche che reagiscono automaticamente in base a quello che gli utenti fanno.

Secondo Avi Greengart della società di analisi Techsponential Google starebbe operando una scelta sbagliata. Una delle migliori caratteristiche del termostato Nest, ad esempio, era quella di legare lo stato “in casa” o “fuori casa” ad altri dispositivi.

Ad esempio, quando Nest entra in modalità “fuori casa”, perché non rileva la presenza dell’utente in casa, le luci si spengono automaticamente e possono iniziare ad accendersi in modo random per simulare la presenza di qualcuno all’interno dell’appartamento. Dopo la modifica, invece, si dovranno creare delle routine apposite da avviare tramite l’Assistente Google.

Altro problema della casa smart è che Google e Amazon, due dei più importanti protagonisti su questa scena, crescono in modo parallelo senza incontrarsi, e i dispositivi nati per un ecosistema, difficilmente trovano spazio nell’altro. E così, a meno che le due compagini non firmeranno un armistizio, gli utenti saranno costretti a scegliere l’uno o l’altro sistema oppure a non sceglierli affatto puntando a periferiche che preferiscono l’interoperabilità all'”hortus conclusus”.