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Il governo Trump ai social: dateci i nomi di chi critica l’ICE

Negli Stati Uniti si sta aprendo un nuovo fronte nel rapporto tra governo federale e piattaforme digitali, e questa volta al centro non ci sono terrorismo o cybercrime ma le opinioni politiche online.

Secondo quanto ricostruito dal New York Times, il Department of Homeland Security negli ultimi mesdi ha inviato negli ultimi mesi centinaia di subpoena amministrative a Google, Meta, Reddit e Discord per ottenere i dati identificativi di account social che criticano l’Immigration and Customs Enforcement o segnalano la presenza degli agenti sul territorio.

Libertà di espressione e anonimato sotto pressione

Le richieste mirano a ottenere nomi, email, numeri di telefono e altri dati utili a risalire all’identità reale dietro profili anonimi. Alcune aziende avrebbero fornito almeno una parte delle informazioni richieste, mentre in altri casi gli utenti sono stati avvisati e hanno avuto tra i 10 e i 14 giorni per opporsi in tribunale.

Il nodo centrale è lo strumento utilizzato: le subpoena amministrative non richiedono l’autorizzazione preventiva di un giudice e possono essere emesse direttamente da un’agenzia federale.

In passato venivano usate in modo sporadico, soprattutto per indagini su reati gravi come il traffico di minori. Negli ultimi mesi il loro impiego sarebbe aumentato per identificare account anonimi critici verso l’ICE o impegnati a segnalare operazioni sul territorio.

Non è la prima volta che un’agenzia federale tenta di ottenere l’identità di utenti anonimi. Nel 2017 Twitter, oggi X, fece causa al governo per bloccare una subpoena che mirava a smascherare un account critico verso la prima amministrazione Trump. In quel caso la richiesta fu ritirata prima di una decisione nel merito, evitando la creazione di un precedente giudiziario.

Rispetto a quel coso , che riguardava una singola subpoena poi ritirata dopo l’opposizione pubblica della piattaforma, oggi si parla di centinaia di richieste inviate contemporaneamente a più aziende e di un utilizzo molto più esteso dello strumento amministrativo; inoltre, oggi le piattaforme sembrano mostrare una resistenza meno visibile e meno conflittuale, limitandosi spesso a valutazioni interne caso per caso senza avviare battaglie legali pubbliche.

La posizione del governo e quella delle aziende

Il tema tocca direttamente la libertà di espressione online e il diritto all’anonimato, tradizionalmente tutelati negli Stati Uniti come parte del discorso politico. Secondo l’American Civil Liberties Union, l’uso crescente delle subpoena amministrative sposta il peso della difesa sui singoli cittadini, costretti ad attivarsi in tribunale per evitare la consegna dei propri dati.

Per le piattaforme digitali la questione è insieme giuridica e reputazionale: ogni decisione di collaborare o opporsi diventa un segnale pubblico su come viene interpretata la protezione dei dati personali in rapporto alle richieste del potere esecutivo. In gioco non c’è soltanto il destino di singoli account, ma l’equilibrio tra identità digitale e autorità pubblica.

Il Dipartimento sostiene di avere un’ampia autorità amministrativa e afferma che le richieste servono a proteggere la sicurezza degli agenti sul campo. In tribunale i legali del governo hanno ribadito che rientra nei poteri dell’agenzia indagare su possibili minacce o interferenze.

Le piattaforme, dal canto loro, dichiarano di valutare ogni richiesta prima di conformarsi. Google ha spiegato che il proprio processo interno è pensato per bilanciare obblighi legali e tutela della privacy, notificando gli utenti quando possibile e opponendosi alle richieste ritenute eccessivamente ampie. Meta, Reddit e Discord non hanno rilasciato commenti dettagliati.

 

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