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Recensione Orochi, mouse portatile di Razer con doppia personalità

Il nuovo mouse di Razer ci ha portato a confrontarci con il mondo dei videogiocatori, popolato da utenti le cui esigenze sono molto alte e specializzate, forse a causa dell’estremizzazione che i prodotti videoludici promettono (ed esigono): per computer, console ma anche per mouse e altri accessori il livello tecnico è più elevato rispetto al mondo consumer e di certo più di quello professionale. Oltre a questo, è gradito un look pronunciato e aggressivo, oltre a soluzioni all’avanguardia che garantiscano una resa soddisfacente durante le stressanti (per il mouse) sessioni di battaglia.

Di contro, è anche vero che ogni utente di videogiochi fa anche altro: lo studente, l’operaio, il tecnico del computer, il commerciale, il grafico oppure, tanto per dire, il giornalista di una rivista online per Mac. È probabilmente per queste tipologie di utenti che sono nati alcuni degli ultimi prodotti Razer, meno versati ad un aspetto “hard core” ma più adatti a differenti situazioni, come la portabilità o la comodità, senza però rinunciare a caratteristiche fondamentali comuni agli altri prodotti. Pensiamo al nuovo Razer Blade Stealth, ultrabook con una anima trendy e hardcore, ma soprattutto (per noi utenti Mac) al nuovo Orochi, mouse pensato per offrire molte delle caratteristiche top dell’ambiente Razer ma anche facile da trasportare e da usare fuori da casa o dall’ufficio che abbiamo messo alla prova in questi giorni.

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Orochi, il mouse di Razer pensato per il mobile ma che ha anche un animo adatto ai videogiochi

Mouse tagliato in due

Fuori dalla scatola Orochi è un piccolo mouse di dimensioni approssimative di 99 mm x 67 mm e 35 mm di altezza, per un peso di circa 110 g con assetto ergonomico ambidestro. Il rivestimento esterno è in plastica nera opaca nella parte alta, dove è anche inciso il logo Razer, mentre lateralmente due fasce gommate con un motivo antiscivolo offrono una ottima presa. La rotella centrale, anche questa gommata, funziona a scatti, con un grip piuttosto pronunciato, capace anche di accogliere l’illuminazione Chroma (di cui parleremo più avanti).

La parte frontale, dove si trova la rotella, resta aperta tagliando letteralmente il mouse in due mentre l’appoggio delle dita è piuttosto alto per un mouse portatile, non tanto quanto ad esempio il Mamba, la cui forma in alcuni punti è chiaramente ereditata, ma di più della media dei mouse che conosciamo: l’appoggio della mano con le dita è facilitato da questa alzata, che a nostro avviso stanca meno, seppure queste considerazioni sono mitigate dalla forma piccola e contenuta del prodotto.

Le dimensioni sono minime, volutamente, perché lo scopo è quello di creare un prodotto facile da trasportare in borsa e da essere utilizzato anche in posizioni non consone. In questo l’intento riesce, seppure per chi ha la mano di dimensioni generose qualche centimetro in più in lunghezza sarebbe stato più gradito.

Piuttosto è curiosa la scelta di optare per un mouse dall’altezza comunque importante per essere portatile, contro ad esempio la tendenza di Apple i cui prodotti simili sono sempre più bassi, segno che l’identità di Razer, per giocatori, emerge in molti più aspetti di quanto ci sarebbe da aspettarsi.

A confronto con il Magic Mouse di Apple
A confronto con il Magic Mouse di Apple

Doppia connessione

Il mouse si può connettere in due modi al Mac: tramite cavo Micro USB, presente nella confezione come cavo di 1 metro in tessuto intrecciato, che sfrutta la capacità del mouse di funzionare senza problematiche in ogni situazione, anche con batteria scarica e anche quando ci sono disturbi di rete dovuti all’ammassamento di diversi device in uno spazio ristretto (avete mai provato a usare un prodotto Bluetooth in una fiera?). Il cavo è molto bello e ricercato, tuttavia dobbiamo sottolineare che si tratta di un cavo con connettore proprietario (è sempre un Micro USB, ma la forma è singolare) e che ci sembra l’unico in grado di far funzionare il mouse: la situazione è simile agli altri mouse di fascia alta, ma in un prodotto portatile la cosa è più importante.

Il funzionamento senza fili via Bluetooth è comune ad altri mouse: la carica è garantita per circa sei mesi, considerando un utilizzo normale, che per un mouse di taglio videoludico è davvero una cifra notevole. L’energia arriva da due batterie stilo tipo AA (presenti in confezione), alloggiate nel corpo del mouse: per il cambio delle batterie è prevista l’apertura totale della parte superiore, simile al caricamento di un fucile a canne mozze, un tocco grunge che rende merito all’anima del prodotto.

Il funzionamento a filo è identico a quello wireless, tranne che in alcune situazioni limite come abbiamo detto prima: fa eccezione solo il Pulling rate, che passa da un massimo di 125 Hz a 1000 Hz quando a filo, funzione ideale in un ambiente di giochi dove la connessione tra computer e mouse necessita di un canale molto grande, che spesso una rete senza fili non può garantire.

Rochi è abbastanza piccolo da stare bene in borsa
Rochi è abbastanza piccolo da stare bene in borsa

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