Gli iPhone diventano sempre più inutili quando sono rubati, ma il mercato della ricettazione non si è fermato, evolvendosi e adattandosi. Bastano infatti un po’ di astuzia e strumenti che costano meno di 10 dollari a tentativo per raggiungere lo scopo di avere un telefono ripulito e pronto da riciclare. È anche per questo che il fenomeno resta enorme: negli Stati Uniti vengono rubati ogni anno circa 7,35 milioni di iPhone, mentre a Londra si arriva a 80.000 dispositivi in un solo anno.
A documentare la situazione e quello che ci sta dietro è Infoblox, azienda di cybersicurezza, in una ricerca pubblicata questa settimana dai ricercatori Maël Le Touz ed Elena Puga. Il quadro che emerge è quello di un ecosistema sotterraneo globale che cresce nonostante, e paradossalmente in parte anche grazie a, ogni miglioramento della sicurezza Apple.
L’unico varco rimasto è la persona
Blocco Attivazione, Dov’è e Protezione del dispositivo rubato formano uno scudo che, sul piano tecnico, nessuno strumento pubblicamente noto riesce oggi a scassinare. Il mercato si è quindi spostato sull’anello più debole della catena: la vittima stessa.
Quando i criminali non riescono a sottrarre telefoni già in uso e sbloccati strappandoli di mano con scooter ed e-bike, entra in azione il kit FMI OFF, acronimo di Find My iPhone Off. Il meccanismo sfrutta proprio una delle funzioni pensate da Apple per aiutare a ritrovare il telefono: la possibilità di mostrare sullo schermo bloccato un numero di contatto a cui scrivere. È quel numero che il ladro usa per colpire.
Una volta rubato il telefono, che resta bloccato, lo strumento estrae dal dispositivo numero seriale, paese di attivazione e account Apple collegato, e usa questi dati per costruire automaticamente una pagina di phishing identica a Find My iPhone, addirittura con mappa animata che mostra il telefono in movimento e offre la possibilità di bloccarlo (Video qui sotto).
Alla vittima viene inviato un messaggio via SMS, WhatsApp o email. Sempre più spesso si usano anche software di chiamata vocale basati sull’AI che impersonano il supporto Apple in più lingue, con file audio preregistrati. Aprendo la pagina, appare un pop-up che chiede il PIN. Non appena la vittima inserisce le credenziali, queste arrivano all’attaccante via Telegram. Il Blocco Attivazione viene rimosso, il dispositivo viene cancellato (video quio sotto) e l’iPhone diventa pronto per la rivendita.
Questi strumenti sono venduti su Telegram con modello pay-per-use, rivenduti da operatori locali in decine di paesi, progettati per essere semplici da usare anche senza competenze tecniche.
Alcuni kit includono persino un meccanismo per aggirare Google Safe Browsing: quando un dominio di phishing viene bloccato, lo strumento invia automaticamente una contestazione, scegliendo da una lista di scuse pre-caricate. Tra queste: “siamo un’associazione per animali senzatetto”, “il sito della scuola di danza di mia figlia è stato segnalato per errore”. Al momento della pubblicazione della ricerca, la maggior parte dei domini era ancora attiva e il mercato sembra essere enorme.
Il traffico DNS verso i domini usati da questi gruppi è cresciuto del 350% nel 2025. Infoblox ha identificato oltre 10.000 siti attivi, con rivenditori distribuiti in Bangladesh, India, Pakistan, Venezuela, Messico e Brasile.
Il dettaglio che ribalta l’aspettativa
La scoperta più controintuitiva della ricerca è che i ladri non vogliono i dati. Foto, messaggi, credenziali bancarie, tutto quello che è dentro il telefono è irrilevante. Tutti gli strumenti analizzati cancellano immediatamente il dispositivo non appena ottengono l’accesso. Il phishing non è un attacco all’identità digitale della vittima. È il modo più efficiente per ottenere un PIN e liberare l’hardware per la rivendita.
La ragione per cui questo mercato esiste e si espande è economica. Un iPhone bloccato vale tra i 50 e i 200 dollari sul mercato nero. Sbloccato, arriva a 500 o 1.000 dollari. Fino a 800 dollari di differenza per dispositivo. L’investimento necessario per lanciare l’attacco, meno di 10 dollari a tentativo, risulta quindi conveniente anche quando servono più tentativi prima che la vittima cada nel tranello.
Cosa fare
A questo punto serve qualche raccomandazione. La prima è attivare subito Protezione del dispositivo rubato, se non è già abilitata: rappresenta oggi la misura più efficace contro l’uso illecito del dispositivo dopo un furto. Vale la pena verificare anche che Dov’è sia attivo e che il blocco con PIN o biometria sia sempre abilitato.
Chi usa l’opzione di mostrare un numero di contatto sullo schermo bloccato dovrebbe preferire un indirizzo email alternativo al numero di telefono di un familiare: quel numero, in mano a un ladro, diventa il canale diretto per l’attacco di phishing.
Nei luoghi affollati, prestare attenzione allo strappo: i furti con scooter ed e-bike puntano deliberatamente a sottrarre telefoni già sbloccati e accesi in mano all’utente, perché valgono immediatamente di più.
In caso di furto, bisogna operare con la massima cautela su qualsiasi comunicazione ricevuta via SMS, email o messaggio che faccia riferimento al dispositivo scomparso. Le pagine di phishing legate a questi kit sono costruite con dati reali del telefono, il modello, il colore, il paese di attivazione, e possono sembrare del tutto legittime.
Apple non chiede mai il codice di sblocco via web o via messaggio. Nessun link ricevuto dopo un furto merita fiducia, per quanto convincente possa apparire. L’unica strada sicura resta passare dall’app Dov’è, dal sito ufficiale Apple digitato manualmente nel browser o dal supporto Apple raggiunto attraverso canali verificati.


















