Nanoleaf entra nell’orbita di OneRobotics, il gruppo a cui appartiene SwitchBot. L’operazione, annunciata nel 2026 e ormai avviata sul piano societario, porta sotto lo stesso gruppo due aziende nate da idee molto diverse ma oggi sempre più vicine nella casa intelligente.
Nanoleaf nasce nel 2012 attorno all’idea di una lampadina LED ad alta efficienza e negli anni diventa uno dei marchi più riconoscibili dell’illuminazione smart. SwitchBot parte invece nel 2017 da un piccolo attuatore capace di premere fisicamente un interruttore esistente, trasformando oggetti tradizionali in dispositivi controllabili a distanza.
A IFA 2026 l’unione diventa visibile anche al pubblico: Nanoleaf e OneRobotics si presentano nello stesso stand con i rispettivi prodotti, mentre i fondatori hanno raccontato direttamente a Berlino l’ingresso di Nanoleaf nel gruppo. A questo punto interessa soprattutto capire che cosa può nascere dall’incontro tra illuminazione, Matter e Thread da una parte, sensori, automazione, AI e robotica domestica dall’altra.
Due approcci diversi alla stessa casa
Nanoleaf ha costruito la propria identità partendo dalla luce: prima lampadine, poi pannelli modulari, superfici luminose, Thread, Matter e compatibilità con Apple Home, Google Home e SmartThings.
SwitchBot ha seguito la strada opposta. Ha iniziato aggiungendo motori e sensori a oggetti già presenti in casa, per poi estendersi a tende, serrature, hub, videocamere e robot aspirapolvere.
Oggi il punto d’incontro è evidente: una controlla sempre più elementi fisici della casa, l’altra presidia una delle infrastrutture più diffuse negli ambienti domestici, l’illuminazione.
Nanoleaf porta la luce anche nel wellness
A IFA Nanoleaf mostra anche quanto intenda allargarsi oltre l’illuminazione domestica, sfruttando la competenza maturata nella gestione dei LED. Una delle proposte più curiose appartiene infatti alla nuova categoria Wellness: una maschera per fototerapia del viso che utilizza 108 LED, per complessivi 432 chip, combinando luce visibile e vicino infrarosso.
La maschera dispone di sette modalità luminose — rosso, blu, verde, ciano, giallo, viola e bianco — abbinate a emissione NIR a 850 nm. Nanoleaf propone sessioni da 5-10 minuti, da tre a cinque volte alla settimana. La gamma comprende anche una bacchetta 6-in-1 per trattamenti localizzati e un pannello a luce rossa e infrarossa destinato a routine più estese e al recupero dopo l’attività fisica.

È un settore molto diverso dalla smart home tradizionale, ma tecnologicamente non così lontano dalle origini dell’azienda: cambiano l’uso e le lunghezze d’onda, resta centrale il controllo preciso delle sorgenti LED. I dispositivi Wellness, almeno nella generazione attuale, sono inoltre standalone: non utilizzano Wi-Fi o Bluetooth e non si collegano all’app Nanoleaf.
Da SwitchBot a OneRobotics
OneRobotics non è una holding che ha acquistato SwitchBot: è l’evoluzione societaria della stessa realtà da cui il marchio è nato.
Negli ultimi anni il gruppo ha allargato molto il proprio raggio d’azione. Accanto ai prodotti SwitchBot sono arrivati robot sportivi, robot da compagnia e progetti di robotica domestica più avanzata.
La strategia dichiarata è quella di usare una base di intelligenza artificiale comune su dispositivi fisicamente diversi, dai piccoli attuatori fino ai robot. È in questo contesto che Nanoleaf acquista particolare peso.
Chi fa parte oggi del gruppo OneRobotics
OneRobotics è oggi una realtà più articolata di quanto suggerisca il solo marchio SwitchBot, anche se non tutte le società controllate corrispondono a marchi destinati al pubblico.
SwitchBot rimane il nucleo principale e più conosciuto del gruppo, con prodotti per la smart home, sensori, serrature, tende motorizzate, hub e robot domestici. Attorno a questo ecosistema OneRobotics sta sviluppando altri filoni di robotica, seguendo la strategia definita “One Brain, Multiple Embodiments”, cioè un’unica base di intelligenza artificiale applicata a macchine con forme e compiti differenti.
Tra questi c’è Acemate, il robot dedicato al tennis e all’allenamento sportivo. La società che lo sviluppa, Ace Robot, rientra nel perimetro controllato da OneRobotics; il prodotto utilizza visione artificiale e sistemi decisionali per muoversi autonomamente sul campo e restituire la palla al giocatore.
Nel settore domestico il gruppo sta inoltre sviluppando onero, il robot umanoide pensato per eseguire attività reali in casa, mentre nell’area della compagnia intelligente troviamo KATA Friends. Entrambi rientrano nella strategia che OneRobotics sta costruendo attorno alla cosiddetta embodied AI, nella quale il software deve percepire l’ambiente, prendere decisioni e tradurle in azioni fisiche.
Dal punto di vista societario esistono inoltre diverse controllate operative e commerciali, tra cui Woan Technology, Wonderlabs e società SwitchBot presenti in mercati come Hong Kong, Singapore, Giappone e Stati Uniti. Si tratta soprattutto delle strutture attraverso cui il gruppo sviluppa, distribuisce e commercializza i propri prodotti, più che di marchi autonomi confrontabili con SwitchBot o Nanoleaf.
Con Nanoleaf il perimetro si allarga ora verso illuminazione intelligente, Thread, Matter e una presenza particolarmente consolidata nei mercati occidentali. OneRobotics riunisce così attività che vanno dalla smart home alla robotica specializzata, fino all’intelligenza artificiale applicata al mondo fisico.
Nanoleaf porta Thread, Matter e presenza internazionale
OneRobotics acquisisce con Nanoleaf non soltanto un marchio di lampade smart, ma competenze maturate su Thread, Matter e interoperabilità, oltre a una presenza molto forte nei mercati occidentali.
La complementarità è chiara: sensori, serrature, tende e robot da una parte; luci, scene e infrastruttura Thread dall’altra.
Una presenza rilevata da un sensore SwitchBot potrebbe, per esempio, influenzare le luci Nanoleaf; tende, serrature e illuminazione potrebbero partecipare alle stesse automazioni con meno passaggi intermedi.
Molte di queste cose sono già possibili oggi attraverso Apple Home, Google Home o SmartThings. Il punto da osservare sarà quindi quanto OneRobotics vorrà semplificare o approfondire questi collegamenti nei propri prodotti e servizi.
La prospettiva più interessante è la robotica
OneRobotics sta investendo sempre più nella cosiddetta embodied AI, cioè intelligenza artificiale applicata a macchine che devono percepire l’ambiente e agire fisicamente.
Per un robot domestico conoscere lo stato della casa può essere molto utile: sapere se una porta è aperta, se una stanza è occupata, se le tende sono abbassate o quale illuminazione è attiva significa avere più contesto.
Da questo punto di vista, i dispositivi Nanoleaf possono diventare un ulteriore livello informativo nell’ambiente domestico connesso.
Non risultano ancora annunciati prodotti congiunti o una fusione delle app Nanoleaf e SwitchBot. Per ora i due marchi restano riconoscibili e separati, anche nello stand di IFA.
Il vero banco di prova saranno i prossimi prodotti
La storia delle due aziende aiuta a capire il senso dell’operazione.
Nanoleaf ha iniziato cercando di costruire una lampadina migliore ed è arrivata alla casa connessa e ora anche al wellness. SwitchBot ha iniziato con un piccolo dito robotico e oggi fa parte di un gruppo che guarda a sensori, AI e robotica domestica.
A IFA 2026 i due cataloghi sono ancora distinti, ma per la prima volta vengono presentati nello stesso spazio.
Il banco di prova sarà capire se OneRobotics riuscirà a trasformare questa vicinanza industriale in prodotti realmente più utili, semplici e coordinati nella casa di tutti i giorni.






















