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Samsung, attori spacciati per clienti qualunque per pubblicizzare il Galaxy Tab

Il redattore Harry McCracken del sito Technologizer accusa Samsung di aver realizzato alcuni video utilizzando degli attori, facendoli però passare come se fossero comuni clienti dell’azienda ed entusiasti utilizzatori del tablet di Samsung.  Il produttore coreano ha annunciato una revisione del Galaxy Tab da 10.1”, vantando – tra l’altro – minore spessore (8.6mm) rispetto all’iPad  2 (8.8mm). Il giornalista ha assistito alla prima presentazione del prodotto ma non è riuscito a mettere le mani sul dispositivo. Quest’ultimo era esposto ma non era possibile toccarlo poiché era inserito all’interno di una campana di vetro.

McCracken ha visionato la presentazione di Samsung e ha individuato alcune stranezze. In un video sono mostrate alcune persone che affermano di aver utilizzano ed elogiano il nuovo tablet: Joan Hess (giornalista freelance che si occupa di turismo), Karl Shefelman (regista indipendente) e Joseph Kolinski (amministratore delegato di una società immobiliare leader nel settore a New York). A McCracken il comportamento di Shefelman è sembrato quello di una persona qualunque; il comportamento delle altre due persone, invece, è sembrato poco naturale. Facendo un po’ di ricerche su Internet, non è riuscito a individuare nulla su queste persone… tranne che delle foto di attori che sembrano in tutto e per tutto le persone presenti nel video.

La giornalista freelance sarebbe in realtà un’attrice, così come sarebbe un attore il presunto amministratore delegato della società immobiliare. L’unico personaggio reale è il filmaker Karl Shefelman che, guarda caso, lavora per una società di produzione che si occupa di realizzare spot per Samsung.

Tempo addietro un fatto simile accade con Microsoft: alla fine di alcuni spot, dopo avere regolarmente scartato un Mac, i “cittadini comuni” (tra cui si distinguevano, in realtà, anche alcuni attori professionisti), acquistavano regolarmente un PC sostenendo che i computer di Cupertino costavano troppo.

 

[A cura di Mauro Notarianni]

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