Elon Musk, Tim Cook, Larry Culp di GE Aerospace e Kelly Ortberg di Boeing a sono alcune delle personalità invitate da Donald Trump in Cina nel viaggio che vedrà (dal 13 al 15 maggio) il presidente degli Stati Uniti per la prima volta sedersi allo stesso tavolo per discutere, tra le altre cose, di intelligenza artificiale.
Il viaggio di Trump arriva in un momento di tensione tra USA e Cina per questioni riguardanti dazi, Taiwan e la rivalità tecnologica in generale e il vertice dovrebbe servire a stabilizzare il rapporto conflittuale.
La Casa Bianca ha definito la visita “di enorme significato simbolico” e Pechino si presenta all’incontro in una posizione di forza, con esportazioni da record grazie a nuovi partner commerciali individuati in tutto il mondo dopo l’indebolimento dei legami con gli USA. Sul versante tecnologico il Dragone continua a investire massicciamente su robotica, chip avanzati e per ridurre la dipendenza da aziende occidentali come Nvidia.
Tra gli argomenti di cui Cina e USA discuteranno, probabilmente il prolungamento della tregua nella guerra commerciale che consente il flusso di terre rare e materiali critici (dalla Cina agli Stati Uniti (controllati per la maggior parte dalla Repubblica popolare e fondamentali per missili, veicoli elettrici, elettronica) offrendo in cambio un ampliamento degli acquisti di beni statunitensi e discussioni per accordi nei settori aerospaziale, agricolo ed energetico.
La presenza del CEO di Apple,, come abbiamo spiegato qui, non è casuale: Trump ha bisogno di interlocutori industriali che abbiano molto da perdere e molto da vendere. Tim Cook risponde a entrambi i requisiti. La catena produttiva dell’iPhone resta ancora profondamente legata alla Cina, nonostante gli sforzi di Apple per diversificare parte della produzione verso altri Paesi asiatici. Ogni nuova tensione tariffaria tra Washington e Pechino riguarda quindi Apple in modo diretto, perché può incidere sui costi, sui margini e sulla strategia commerciale dell’azienda.
Cook ha già si è già rapportato più volte con Trump per limitare l’impatto dei dazi, ottenendo esenzioni e aperture che hanno contribuito a proteggere la posizione di Apple.













