Bruxelles approva WiFi4EU per creare punti Wi-Fi gratis in migliaia di comuni europei

L’Europa approva il piano WiFi4EU stanziando 120 milioni di euro per creare punti di accesso Wi-Fi pubblici gratuiti in 8.000 comuni dell’Unione europea

WiFi4EU è un progetto grazie al quale vari paesi comunitari potranno ricevere milioni di euro a fondo perduto per l’acquisto e l’installazione di apparecchiature Wi-Fi. L’iniziativa, ha spiegato in una nota il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, contribuirà all’obiettivo di fare sì che “Entro il 2020 ogni villaggio e ogni città in Europa abbia un accesso Wi-Fi gratuito nei principali centri della vita pubblica”.

In base all’accordo raggiunto tra i negoziatori europei, che segue di alcuni mesi la proposta della Commissione del settembre 2016, le tre istituzioni si impegnano a garantire che un importo globale di 120 milioni di euro sia stanziato per finanziare le infrastrutture necessarie a garantire un’offerta pubblica di Wi-Fi gratuito in 6.000-8.000 comuni in tutti gli Stati membri. Fonti di finanziamento specifiche verranno individuate nel quadro delle discussioni in corso sulla revisione del quadro finanziario pluriennale dell’Unione.

Quando il sistema sarà entrato in vigore, le autorità pubbliche locali (Comuni o gruppi di Comuni) che intendono offrire una connessione Wi-Fi nelle zone in cui non esiste alcun analogo servizio pubblico o privato, potranno richiedere un finanziamento «tramite una procedura semplice e non burocratica». L’accordo deve ora essere confermato dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Annunciata dal Presidente Juncker nel suo discorso sullo stato dell’Unione del settembre 2016, l’iniziativa WiFi4EU fa parte della revisione delle norme UE in materia di telecomunicazioni, che prevede l’adozione di nuove misure per soddisfare il crescente fabbisogno di connettività dei cittadini europei e rafforzare la competitività dell’Europa.

Tre obiettivi strategici di connettività per il 2025: tutti i principali motori socioeconomici, quali scuole, università, centri di ricerca, poli di trasporto, fornitori di servizi pubblici come ospedali e amministrazioni, così come le imprese basate sulle tecnologie digitali dovrebbero avere accesso a una connettività gigabit (connettività elevatissima che consente agli utenti di caricare/scaricare 1 gigabit di dati al secondo; tutte le famiglie europee, nelle zone rurali o urbane, dovrebbero avere accesso a una connettività che offra velocità di download di almeno 100 Mb/s, che può passare all’ordine dei Gb/s; Tutte le aree urbane e le principali strade e ferrovie dovrebbero avere una continuità di copertura delle reti 5G, la quinta generazione dei sistemi di comunicazione senza fili. Come un obiettivo intermedio, entro il 2020 il 5G dovrebbe essere in commercio almeno in una grande città di ogni Stato membro dell’UE.

Questi obiettivi possono ovviamente essere conseguiti solo con ingenti investimenti. La Commissione propone allo scopo un nuovo codice europeo delle comunicazioni elettroniche che contiene norme semplificate grazie alle quali le imprese saranno invogliate a investire in nuove infrastrutture di qualità, in tutti i paesi dell’UE, sia localmente che oltreconfine.

Nel 2015, il 71% delle famiglie europee, ma solo il 28% di quelle residenti nelle zone rurali, avevano accesso a una connessione fissa a internet veloce (velocità di download di almeno 30 Mb/s), e per quanto riguarda la copertura mobile 4G, la media UE era dell’86%, ma solo 36% nelle zone rurali. Sono dati che rivelano l’inadeguatezza dell’attuale infrastruttura rispetto alle esigenze di rapidità, qualità e affidabilità necessarie per realizzare il mercato unico digitale.

La Commissione, basandosi sugli obiettivi per la banda larga nell’UE a orizzonte 2020, delinea oggi una visione di società gigabit europea, nella quale la disponibilità e la diffusione delle reti ad altissima capacità generalizzeranno non solo l’uso, ma anche lo sviluppo, di prodotti, servizi e applicazioni nel mercato unico digitale. Nel prossimo decennio (entro il 2025) gli investimenti mobilitati dal nuovo quadro potrebbero far aumentare il nostro PIL di 910 miliardi € e creare 1,3 milioni di nuovi posti di lavoro.