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Apple Watch per prevedere in anticipo un arresto cardiaco, progetto del San Raffaele di Milano

Ogni anno, l’arresto cardiaco extraospedaliero (OHCA) colpisce 275.000 persone in Europa, di cui 50.000 in Italia, dove solo il 9% sopravvive. La metà dei sopravvissuti subisce gravi danni cerebrali, spesso a causa di ritardi o inefficacia nella rianimazione cardiopolmonare (RCP) e nella defibrillazione. Molti casi si verificano in isolamento, rallentando ulteriormente il riconoscimento e l’intervento di emergenza. Le attuali linee guida sulla RCP adottano un approccio standardizzato, che non tiene conto delle differenze individuali e spesso porta a cure non ottimali.

Il Politecnico di Milano riferisce che per affrontare questo problema, alcuni ricercatori stanno sviluppando tecnologie innovative, mettendo insieme intelligenza artificiale, applicazioni per smartphone e dispositivi medici avanzati. Un algoritmo di intelligenza artificiale analizzerà i biosensori indossabili per prevedere eventi cardiaci in anticipo, consentendo agli individui a rischio di cercare assistenza medica prima che si verifichi un’emergenza. Inoltre, le riprese delle telecamere di sorveglianza saranno utilizzate per riconoscere i casi di OHCA che avvengono in isolamento. Nel frattempo, un’app per smartphone mobiliterà i cittadini nelle vicinanze come primi soccorritori, guidandoli con un sistema di realtà aumentata e tecnologie Internet-of-Things per eseguire la RCP e localizzare rapidamente i defibrillatori. I ricercatori studieranno anche immagini del torace per determinare i metodi di compressione più efficaci e il posizionamento ottimale degli elettrodi del defibrillatore per ogni paziente.

Il Corriere della Sera riferisce di TIME-CARE, acronimo di Technological and patient-tailored Innovations for Maximizing Effectiveness of Cardiac Arrest Resuscitation, un progetto europeo guidato dal San Raffaele e dal Politecnico di Milano. L’obiettivo è cercare di anticipare l’evento, prima che il cuore si fermi, individuando segnali che tipicamente precedono un arresto cardiaco.

Prevenzione della fibrillazione atriale con Apple Watch: più di 4.300 ECG in due giorni

Smartwatch per segnalare campanelli di allarme

Gli smartwatch sono nati per contare passi e calorie e con il passare del tempo sono diventati utili per misurare la qualità del sonno, la frequenza cardiaca, l’ossigenazione del sangue. “Piccoli archivi biometrici sempre accesi, sempre addosso”, scrive il Corriere. “TIME-CARE parte da qui. Non inventa un nuovo dispositivo, non chiede alle persone di fare qualcosa di diverso. Prova invece a leggere meglio ciò che già esiste.

Lo studio raccoglie dati da smartwatch di uso comune, come Apple Watch e dispositivi con funzionalità analoghe, sia in pazienti che hanno avuto un infarto miocardico o un arresto cardiaco, sia in volontari sani. L’idea è confrontare i due mondi, cercare differenze, scovare pattern nascosti. Non il battito isolato, ma la sua evoluzione. Non il valore singolo, ma il cambiamento”.

Il dott. Tommaso Scquizzato, nestesista e rianimatore al San Raffaele, spiega che nei gorni precedenti a un evento cardiaco maggiore si osservano spesso modifiche sottili, progressive, nei pattern elettronici registrati dai dispositivi. “Il corpo cambia prima che il paziente se ne accorga davvero”. I dati sembrano indicare che qualcosa “si muove” e che il sistema cardiovascolare entra in una fase di instabilità misurabile. “Frequenze che oscillano in modo anomalo, variazioni della variabilità cardiaca, alterazioni del sonno e dell’attività quotidiana”.

Per il progetto TIME-CARE sono stati già arruolati circa un centinaio di pazienti, tra persone colpite da eventi cardiaci maggiori e volontari sani. Un numero destinato a crescere. L’obiettivo minimo è di duecento partecipanti, ma la traiettoria è internazionale. Allo studio si stanno unendo anche ricercatori australiani, “aprendo a una raccolta dati multicentrica che promette di rafforzare la solidità statistica e la generalizzabilità dei risultati”.

Al centro dello studio i dati che è possibile ottenere da smartwatch di ultima generazione (modelli di Apple Watch e Samsung certificati CE o FDA) in grado di raccogliere in modo continuo e automatico dati, oggetti nati per il fitness che possono diventare utili strumenti di monitoraggio cardiovascolare.

Tra gli algoritmi allo studio, uno di questi dovrebbe essere in grado di “riconoscere segnali precoci di rischio e generare allerte personalizzate. Non un allarme generico, ma un avviso costruito sulla persona, sulla sua storia clinica, sul suo modo di vivere”.

La fase di raccolta dati, spiegano i ricercatori, dovrebbe concludersi verosimilmente entro il 2027. Serve ovviamente tempo e pazienza per la necessitò di addestrare bene gli algoritmi AI. “Un falso positivo può creare ansia inutile, un falso negativo può essere fatale. Il margine di errore deve essere ridotto al minimo”

Come accennato, tra gli obiettivi di TIme-Care, non solo la previsione ma riconoscimento automatico dell’arresto cardiaco quando avviene in solitudine, condizione che riguarda circa il trenta per cento dei casi. Un prototipo è già stato sviluppato: analizza i video e riconosce schemi compatibili con un arresto cardiaco, come il collasso improvviso e l’immobilità. L’obiettivo è arrivare a una rilevazione in tempo reale, capace di attivare i soccorsi anche quando non c’è nessuno a chiamare. Allo studio anche il tema della rianimazione personalizzata: e linee guida indicano un punto standard sul torace per le compressioni e una posizione standard per le piastre del defibrillatore. Ma i cuori non sono tutti uguali, e nemmeno i toraci. Il progetto studia come adattare compressioni e defibrillazione all’anatomia del singolo paziente, usando tomografie e modelli tridimensionali per capire dove agire in modo più efficace.

È di pochi giorni addietro la conferma di Apple Watch come dispositivo preciso per rilevare le aritmie cardiache

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