Il futuro degli smart glasses di Meta si prepara a una svolta decisiva che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui si interagisce con il mondo circostante. La novità che a breve farà capolino sugli occhiali smart di Meta porranno certamente nuove discussioni sulla privacy.
Secondo quanto riportato dal New York Times, l’azienda guidata da Mark Zuckerberg starebbe pianificando l’integrazione di una funzione di riconoscimento facciale, nota internamente come “Name Tag”, già entro la fine di quest’anno.
Questa tecnologia permetterebbe a chi indossa gli occhiali di identificare le persone e ottenere informazioni su di esse in tempo reale attraverso l’assistente basato sull’intelligenza artificiale di Meta. L’obiettivo principale di Zuckerberg sarebbe quello di differenziare nettamente i propri dispositivi dalla concorrenza, rendendo l’AI integrata uno strumento sensibilmente più utile e pervasivo nella vita quotidiana.
Inversione di rotta
L’introduzione di “Name Tag” segna un’inversione di rotta sorprendente per la compagnia. Solo cinque anni fa, infatti, Facebook decideva di chiudere il proprio sistema di riconoscimento facciale per i tag nelle foto, citando la necessità di trovare un equilibrio rispetto alle crescenti preoccupazioni legali e di tutela della privacy. Documenti interni risalenti allo scorso maggio rivelano che Meta aveva inizialmente considerato di testare la funzione durante una conferenza per non vedenti, progetto poi non realizzato, per poi aprirsi al grande pubblico.

Dal punto di vista tecnico ed etico, la portata della sfida resta enorme. Meta starebbe ancora valutando i criteri per stabilire chi potrà essere riconosciuto dal sistema. Tra le opzioni al vaglio figura la possibilità di identificare persone già presenti nella rete di contatti dell’utente sulle piattaforme Meta, oppure individui sconosciuti che però possiedono un account pubblico su Instagram.
Tuttavia, sembra che la funzione non permetterà di rintracciare l’identità di chiunque si incontri per strada in modo indiscriminato.
La questione della sicurezza non è comunque passata inosservata, specialmente dopo che alcuni studenti di Harvard hanno dimostrato come sia possibile identificare estranei in metropolitana incrociando i dati degli occhiali con servizi esterni.
Meta ha risposto ricordando la presenza del LED bianco sulla montatura che segnala la registrazione in corso, ma ha ribadito di voler procedere con un approccio ponderato prima di qualsiasi rilascio ufficiale.
Nel frattempo, l’orizzonte competitivo si fa più affollato. Anche Apple si starebbe preparando a lanciare entro fine anno i propri occhiali smart, privi di realtà aumentata ma dotati di fotocamere, microfoni e funzioni AI avanzate per traduzioni e navigazione, sfidando direttamente il dominio di Meta e Google nel settore dei wearable di nuova generazione.

















