La chiusura dello Stretto di Hormuz dovuta alla guerra in Iran, comporta non solo problematiche legate alla produzione del greggio ma anche di elio, alluminio e gas naturale liquefatto (GNL), tutti elementi sempre meno disponibili, un ostacolo che potrebbe colpire vari settori, inclusa la produzione di chip e i data center, essendo questi componenti sfruttati quotidianamente in tali attività.
A evidenziare il problema è il sito Tom’s hardware spiegando che l’Iran ha piazzato mine nello stretto di Hormuz, schierando centinaia di piccole imbarcazioni, capaci di ostacolare la rotta delle navi più imponenti e che la guerra comporta oltre ai problemi del problemi, altri grande rischio per l’economia globale. Per quanto riguarda ad esempio l’alluminio, dal canale controllato dai Pasdaran iraniani passa tipicamente più del 20% del metallo che raggiunge gli USA e la sola prospettiva dello stop a tali forniture ha già innescato una corsa al rialzo dei prezzi, saliti del 3,8% a 3.315 dollari per tonnellata dopo che QatarEnergy ha interrotto la produzione del GNL, fondamentale per alimentare la produzione di alluminio
Allarme dalla Corea del Sud
Dalla Corea del Sud è partito l’allarme per problematiche legate alla produzione di semiconduttori. L’elio, ad esempio, è indispensabile per stabilizzare le temperature nelle fasi di litografia e incisione dei wafer di silicio, ma è sfruttato anche nei sistemi di raffreddamento criogenico delle linee di produzione dei chip per data center e AI.
Il Qatar ha interrotto la produzione di elio dopo gli attacchi iraniani al complesso energetico di Ras Laffan e in una settimana il prezzo dell’elio è cresciuto tra il 35 ed il 50%.
Dalla regione del Golfo arriva anche il bromo, elemento chiave per la manifattura (impiegato nei processi di etching dei chip, sorta di pulizia microscopica e selettiva). In totale sarebbero 14 i materiali che potrebbero mettere in ginocchio l’industria del chip provenienti dalla Corea del Sud. Nel momento in cui scriviamo aziende come Samsung non hanno ancora rilasciato dichiarazioni; SK Hynix ha riferito di avere scorte sufficienti, mentre la taiwanese TSMC ha affermato che continuerà a monitorare la situazione ma non prevede nel breve periodo impatti significativi.

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