Due poliziotti francesi hanno creato, a titolo privato, un’app che può essere d’aiuto per ritrovare auto rubate, proponendo ricompense (anche in denaro) a chi offre informazioni utili.
Dell’app parla il sito francese iGen.fr spiegando che la Francia è il paese d’Europa dove si verificano più furti d’auto: uno ogni quattro minuti, eventi che si verificano con ancora maggiore frequenza se contiamo tra i furti anche quelli di biciclette e monopattini. Una situazione allarmante che ha spinto due poliziotti ad agire e creare un’app, denominata Lamp (al momento non disponibile sullo store italiano), per affrontare il problema.
Cacciatori di taglie 2.0
L’idea su basa su qualcosa vecchio come il mondo: la taglia, in altre parole il pagamento di una ricompensa in denaro per chi aiuta a individuare e/o localizzare la vettura ricercata, con un “premio” minimo di 100 euro ma che può arrivare a molto di più in base alla “disperazione” e le possibilità economiche della vittime del furto. A quanto pare c’è stato anche chi, ad esempio, ha offerto 15.000 euro per ritrovare il veicolo sottratto.
Oltre alle ricompense in denaro gli sviluppatori hanno studiato partnership con brand vari che consentono di ottenere bonus convertibili in buoni d’acquisto. Sulla carta l’idea è interessante: le vittime di furti aumentano la possibilità di possibilità di ritrovare i veicoli rubati, gli assicuratori limitano le spese per i risarcimento e gli utenti più vigili hanno la possibilità di ottenere introiti supplementari non trascurabili.
Dal punto di vista tecnico Lamp sfrutta un database centralizzato dei veicoli denunciati come scomparsi. Quando un utente incrocia un veicolo che gli sembra “sospetto”, può tirare fuori lo smartphone e con l’app dedicata scansione la targa, la marchiatura incisa sui finestrini o, per i veicoli a due ruote, il numero di serie di una bicicletta o di un monopattino. Il servizio copre anche barche e rimorchi.
L’utente è al sicuro perché non deve fare nulla: deve limitarsi a effettuare la scansione e confermare il luogo dell’identificazione. Non c’è bisogno di intervenire o di fare i “giustizieri di quartiere”: sarà l’app a trasmettere automaticamente le coordinate geografiche e le informazioni necessarie alle forze dell’ordine.
Come spesso accade con questo tipo di “piattaforme”, la reale utilità si ottiene se vi è una vista comunità di supporto che scarica e usa l’app. “Più abbonati avremo e più forte sarà la rete del territorio”, spiega uno dei cofondatori. L’idea è di trasformare ogni cittadino in “un protagonista della sicurezza collettiva. L’app potrebbe essere interessante tenendo conto che non sempre il risarcimento da parte delle assicurazioni è automatico: con i furti senza effrazione il proprietario di una vettura si trova molte volte a dover affrontare subdole clausole contrattuali; molte polizze standard non pagano il furto se sussiste colpa grave (es. auto lasciata aperta, con le chiavi inserite o lasciata incustodita senza attivare i sistemi di sicurezza richiesti) e in assenza di prove certe il perito assicurativo dovrà accertare la dinamica, spesso basandosi sulla denuncia alle forze dell’ordine e su indizi interni. In altre parole: se la compagnia assicurativa dimostra la negligenza dell’assicurato, può rifiutarsi di pagare il risarcimento.
Tra i risultati ottenuti con l’app, gli sviluppatori riferiscono di un utente vittima di una truffa con finto bonifico per la vendita di un’auto: senza ricorrere all’assicurazione, ha registrato la vettura su Lamp e 48 ore dopo è stata individuata in Germania. Anche questo tipo di truffe sono in aumento: il presunto acquirente invia ricevute di bonifico false o revoca il pagamento dopo la consegna del veicolo. La vittima, venditrice dell’auto, è convinta che il denaro sia in arrivo e consegna il mezzo prima di verificare l’effettivo accredito, con tutto ciò che ne consegue.




















