I costi della memoria sono aumentati e i produttori Android hanno già ritoccato i listini. Apple non lo farà, almeno per quanto riguarda iPhone 18 Pro in versione base.
Secondo l’analista Jeff Pu, in una nota di ricerca citata da 9to5Mac, Cupertino punta a una strategia di prezzi aggressiva per i modelli in arrivo in autunno, che dovrebbero debuttare agli stessi prezzi dell’anno scorso: 1.339 euro per iPhone 18 Pro e 1.489 euro per iPhone 18 Pro Max. Non è la prima volta che sentiamo questa previsione: a febbraio avevamo già raccolto conferme in questa direzione, con Tim Cook che in una call con gli analisti aveva fatto intendere che aumenti di prezzo non erano all’orizzonte.
Il quadro in cui si inserisce questa scelta è tutt’altro che semplice. La corsa all’AI ha fatto esplodere la domanda di chip di memoria, innescando una stretta sull’offerta che si traduce in costi più alti per chiunque assembli uno smartphone. Diversi produttori Android hanno già scaricato questi aumenti sui consumatori. C’è chi prevede addirittura una contrazione del segmento budget, con alcuni modelli entry-level che non verranno prodotti perché i conti non tornano.
Apple punta a mantenere fermo il prezzo base e a recuperare parte dei costi sui tagli di storage superiori: chi vuole più spazio paga di più, chi vuole entrare nella famiglia Pro spende come l’anno scorso.
La mossa ha ragioni di mercato precise. iPhone 17 è già ufficialmente la lineup più venduta nella storia dell’azienda, con guadagni di quota a scapito di Android nei primi mesi del 2026. Prezzi stabili sull’iPhone 18 Pro potrebbero rafforzare questa dinamica, attirando altri acquirenti da un ecosistema Android che resta sotto pressione. Vale la pena ricordare che quest’anno Apple porta in autunno solo i modelli Pro, senza il modello base che arriverà nella primavera 2027: il prezzo d’ingresso della gamma Pro è quindi ancora più centrale nella strategia commerciale dell’azienda.
Perché Apple può permetterselo
Ci sono però due elementi che rendono questa strategia ancora più razionale e che i concorrenti non possono replicare con la stessa forza.
Apple ha margini altissimi sui suoi dispositivi hardware e contratti molto favorevoli con i fornitori. Lasciare inalterato il prezzo sui modelli di ingresso è quindi molto meno doloroso che per altri concorrenti.
In secondo luogo, Apple non vende solo hardware, ma controlla un ecosistema di servizi che genera ricavi ricorrenti e margini molto elevati. Se i margini dell’iPhone sono già di gran lunga superiori a quelli medi del comparto Android, quelli dei servizi lo sono ancora di più. App Store, iCloud, Apple Music, Apple TV+, AppleCare e gli altri abbonamenti trasformano ogni nuovo acquirente in un cliente potenzialmente redditizio per anni.
Per questo rinunciare a una parte del profitto sull’hardware non è un cedimento, ma una scelta calcolata. Tenere basso il prezzo d’ingresso della gamma Pro significa allargare la base installata, aumentare la fedeltà all’ecosistema e moltiplicare le occasioni di fatturato nei servizi.
Insomma, Apple può permettersi una strategia che molti produttori Android non hanno la forza di sostenere, perché per Cupertino la vendita dell’iPhone non è il punto di arrivo. È l’inizio di un rapporto economico molto più lungo.












