Mancano ancora diversi mesi alla presentazione della gamma iPhone 18, ma il tema dei prezzi resta al centro delle analisi. E, almeno per ora, le indicazioni che arrivano dal mercato vanno in una direzione meno pessimistica del previsto.
Nonostante l’aumento dei costi dei componenti e le tensioni sulla filiera dei semiconduttori, Apple sembra infatti intenzionata a difendere i listini attuali, in particolare per i modelli Pro.
L’argomento è emerso in modo esplicito anche durante l’ultima earnings call. Le preoccupazioni degli investitori ruotano soprattutto attorno a due fattori. Il primo è il futuro chip A20 Pro, atteso con processo produttivo a 2 nanometri, che comporta costi più elevati anche a causa della crescente competizione per la capacità produttiva di TSMC.
Il secondo riguarda la crisi di RAM e NAND, con prezzi in aumento e disponibilità più limitata, spinta anche dalla domanda legata all’intelligenza artificiale. Un contesto che ha alimentato l’ipotesi di aumenti di prezzo per i prossimi iPhone.
La posizione di Apple dopo la trimestrale
Tim Cook e il CFO Kevan Parekh hanno confermato che le tensioni sul mercato delle memorie inizieranno a pesare in modo più evidente dal secondo trimestre fiscale 2026. Apple ha però ribadito una guidance di margine lordo tra il 48 e il 49 per cento, segnale che l’impatto è considerato gestibile.
Alla domanda su possibili aumenti di prezzo, Cook ha evitato di sbilanciarsi, sottolineando che l’azienda dispone di diverse leve per affrontare la situazione, senza entrare nel dettaglio delle strategie adottate, ma facendo intendere che non ci sarebbero in vista aumenti di prezzo.
Jeff Pu conferma prezzi stabili
In questo quadro si inserisce ora un rapporto dell’analista di Haitong International Securities, Jeff Pu. In una nota di ricerca basata su nuove verifiche nella supply chain, Pu conferma che sono in atto strategie di contenimento dei costi.
Secondo l’analista, l’obiettivo di Apple sarebbe quello di mantenere i prezzi di partenza di iPhone 18 Pro e Pro Max invariati o molto vicini a quelli attuali, quindi 1.099 e 1.199 dollari per il mercato statunitense.
Le conclusioni di Pu si allineano a quanto sostenuto da Ming-Chi Kuo, secondo cui Apple sarebbe disposta ad accettare una moderata compressione dei margini sugli iPhone pur di evitare aumenti di prezzo nel breve periodo. A rendere sostenibile questa scelta contribuisce anche il ruolo crescente dei Servizi, che permettono di compensare parte delle pressioni sui costi dell’hardware grazie a margini più elevati.
A completare il quadro c’è infine l’indebolimento del dollaro rispetto all’euro e ad altre valute principali. A parità di listini, Apple può infatti beneficiare del cambio favorevole per attenuare una parte significativa dell’aumento dei costi dei componenti, senza intervenire direttamente sui prezzi finali.













