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Craig Federighi su Siri AI: “Non è il tuo fidanzato, è un tuo strumento”

Non un fidanzato ma uno strumento. Ecco la posizione di Apple su che cosa deve essere e come deve funzionare l’intelligenza artificiale. A dirlo, mentre Google e Character.AI chiudono in via di principio le cause legate ai danni psicologici subiti da minori che avevano interagito intensamente con chatbot, è Craig Federighi, capo dell’ingegneria software di Apple.

A ridosso del keynote della WWDC26, Federighi e Greg Joswiak sono stati ospiti del podcast Mostly Human con Laurie Segall per parlare dei nuovi annunci su Siri AI (che al momento non vedremo nell’UE) e Apple Intelligence. Alla domanda diretta se con la nuova Siri sarà possibile crearsi un fidanzato o una fidanzata virtuale, la risposta è stata netta: “assolutamente no”.

Federighi rivendica una scelta di design opposta a quella di larga parte del settore. Molti chatbot, spiega, sono “fortemente focalizzati sul livello di engagement e sul compiacimento”: incoraggiano l’utente a rivelare informazioni personali e usano quei dati per costruire un legame e prolungare la conversazione. Apple ha fatto l’inverso. Siri, dice Federighi, comunica implicitamente: “Non sono qui per questo. Sono qui per aiutarti a conoscere il mondo.” E se qualcuno provasse a trattarla come una partner romantica, Siri non risponderebbe a quel registro.

Una distinzione che oggi pesa diversamente rispetto a qualche mese fa. Dopo essere stata citata in giudizio per il suicidio di un adolescente, Character.AI ha vietato l’uso dei chatbot a chiunque abbia meno di 18 anni, mentre Meta e Character.AI sono finite sotto la lente del procuratore generale del Texas per pubblicità ingannevole legata a chatbot promossi come strumenti di supporto alla salute mentale. La dichiarazione di Federighi non riguarda quindi solo Siri: è Apple che prende posizione su uno dei nodi più delicati per l’intera industria IA.

Federighi allarga poi il discorso al mercato del lavoro. “L’IA può essere un mezzo di straordinaria emancipazione”, dice, ma le cose stanno cambiando così in fretta che per chiunque diventa difficile starci dietro. Per Federighi è legittimo chiedersi dove tutto questo porterà: l’IA, dice, può essere paragonata all’ennesimo grande sconvolgimento in stile Rivoluzione Industriale, che ha trasformato il mondo del lavoro lasciando molte persone indietro. La differenza è nei tempi: quella trasformazione si è svolta in ottant’anni, questa si sta comprimendo in una frazione di quel tempo.

Per chi oggi studia o sceglie un percorso professionale, dice Federighi, è naturale domandarsi se le competenze su cui si sta investendo avranno ancora valore quando l’IA imparerà a fare lo stesso lavoro, e più in fretta. Federighi si dice però convinto che, alla fine, “tutto questo avrà un lieto fine”. E aggiunge che non c’è settore in cui il cambiamento sia oggi più visibile che nell’ingegneria del software: è, dice, il primo lavoro in cui l’IA sta già dimostrando di saper fare cose straordinarie.

L’architettura tecnica scelta da Apple per Siri rafforza questa impostazione. L’esperienza si basa su Private Cloud Compute, e nessun dato personale viene memorizzato sui server Apple. Cupertino non ha alcun interesse a far durare le conversazioni più del necessario: l’obiettivo resta un assistente che risponde, agisce e si fa da parte.

Resta da capire se gli utenti europei potranno verificare di persona questa filosofia: Siri AI, per ora, non arriverà nell’UE.

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