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Per Apple si apre un altro fronte: arriva l’AICOA, il “DMA americano” che spaventa Cupertino

Apple attacca uno strumento che limita chi domina il mercato digitale, ma stavolta il fronte non è Bruxelles, ma una difesa preventiva da una minaccia che arriva da dentro casa: gli Stati Uniti.

Lo strumento nel mirino è l’American Innovation and Choice Online Act, l’AICOA, un pacchetto di norme pensato per regolamentare in modo completo il potere delle più grandi aziende digitali, una versione rielaborata di un disegno di legge che nel 2022 non era arrivato al voto in aula.

Il bersaglio sono le piattaforme con un fatturato lordo annuo medio di almeno 175 miliardi di dollari che raggiungono il 34% dei nuclei familiari USA o il 34% degli utenti attivi mensili sopra i 12 anni. Apple rientra perfettamente nei parametri. Con lei Google, Amazon e Meta.

Le norme vieterebbero alle big tech di favorire i propri prodotti, limitare l’accesso dei concorrenti alle funzionalità chiave, vincolare gli utenti alle impostazioni predefinite, usare i dati delle aziende terze per copiarne i prodotti. Tutto già visto, in Europa, con il DMA, che ha già spinto Apple a non rilasciare Siri AI in Europa.

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Apple ha rilasciato dichiarazioni a varie testate americane, ribadendo sempre la stessa linea. Un portavoce ha parlato di una regolamentazione in stile europeo che minerebbe privacy, sicurezza e tutele per i minori, oltre a danneggiare l’innovazione made in USA: «Importare le politiche fallimentari dell’Europa non aumenterà la concorrenza, ma renderà solo più difficile fare impresa proprio qui a casa nostra».

Cupertino spinge il confronto con il DMA ancora più in là, citando sondaggi secondo cui gli europei percepirebbero la loro esperienza online peggiorata dopo l’entrata in vigore della legge. E rilancia sul fronte minori: l’AICOA, secondo Apple, smonterebbe controlli parentali, protezioni e API di sicurezza costruite negli anni.

La preoccupazione di Cupertino non è teorica. L’AICOA, come il DMA, aprirebbe la porta a store di app di terze parti e metodi di pagamento alternativi, con meno controllo sugli acquisti fuori App Store e accesso a contenuti per adulti tramite canali terzi.

A sostegno della propria tesi, Apple cita uno studio commissionato lo scorso anno: nonostante un calo medio delle commissioni del 10% dovuto al DMA, il 91% dei prodotti non ha visto alcuna riduzione di prezzo per i consumatori.

Il sostegno al provvedimento arriva da nomi pesanti: Mozilla, Proton, DuckDuckGo, Yelp, Y Combinator e Replit. I promotori, i senatori Chuck Grassley e Amy Klobuchar, parlano di tutela della sicurezza nazionale, della privacy e della proprietà intellettuale, oltre a enforcement affidato ad agenzie federali e procure statali.

Apple si trova quindi a combattere su due fronti contemporaneamente. In Europa ha già scelto di non rilasciare (per ora) Siri AI piuttosto che concedere l’accesso illimitato richiesto dal DMA. Negli Stati Uniti, la stessa logica normativa potrebbe presto bussare alla porta.

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