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Recensione NAS TerraMaster F4-425 Pro, AI locale ma anche tanta qualità al giusto prezzo

Bello, silenzioso, potente e sicuro di se: TerraMaster F4-425 Pro è un prodotto davvero ben fatto che sorprende per le tante sorprese sotto il cofano, tra le quali spicca la possibilità di usare l’AI locale, una moda in forte crescita nel mondo IT, anche quello dei grandi.
L’abbiamo provato per voi, vediamo come è andata.

Bello prima e dopo

La prima impressione del TerraMaster F4-425 Pro è molto positiva, anche prima di aprire la scatola: si, perché la giovane TerraMaster (che è stata fondata solo nel 2010) ha oramai una identità precisa anche negli scaffali, con un packaging distintivo e chiaro, anche se in questo caso il prodotto non è proprio consumer.

Una volta aperta la scatola dentro si trova il NAS vero e proprio, protetto da stradi di gomma morbida, e una scatola con al suo interno tutti i cavi e l’alimentatore (esterno).

La sensazione è quella di un prodotto di lusso, anche se di solito i NAS non seguono questa distinzione, la scelta del cartone per le scatole e la cura nei dettagli non lascia dubbi.
Le dimensioni del prodotto sono 150 × 181 × 219 mm per un peso di circa 3 Kg, il che lo rende un NAS molto compatto, nonostante le quattro slitte disponibili frontalmente.

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Piccolo e con una livrea leggera, il look è sobrio e richiama, forse non a caso, quello dei MacBook Pro di Apple

La scocca principale è in alluminio, che sembra davvero molto robusto, con una leggera satinatura nella parte esterna, mentre il NAS vero e proprio è posizionato al suo interno: le porte e i LED sono divisi tra la parte frontale e quella posteriore, facilitando l’accesso e il posizionamento sia in ufficio che a casa. L’anima del NAS, che contiene tutta la parte elettronica, è composta da un misto di plastica esterna e metallo all’interno, progettato per massimizzare la dissipazione del calore.

I difetti sono pochi e piccoli: i piedini in gomma ad esempio sono migliorabili, sono piccoli e tendono a staccarsi muovendo il NAS, forse è per quello che nella confezione ce ne sono di riserva. L’alimentatore esterno è un po’ una seccatura, anche se è comune in questa fascia di prezzo.

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Le slitte frontali per i dischi da 3,5″ si azionano premendo sulla parte in alto e azionando una sistema che facilita l’uscita dei dischi

Capienza e installazione

Similmente al modello TerraMaster F4-425 Plus provato qualche mese fa, TerraMaster F4-425 Pro in prova aveva una capienza data da 4 slitte per Hard disk da 3,5” a carica frontale, più 3 slot NVME M.2 interne: il che, facendo quattro conti, porta ad una capienza teorica totale di 152 TB, con 4 dischi meccanici da 32 TB e 3 SSD M.2 da 8 TB. Anche se è impensabile arrivare ad una capienza del genere nel mondo reale, è chiaro che qui lo spazio non manca, ed è possibile arrivare concretamente ad avere un volume di circa 100 TB su dischi meccanici più altri 16 TB in SSD ultraveloci (con la giusta ridondanza), il che è onestamente un gran lusso per chiunque.

L’installazione dei dischi meccanici si fa frontalmente senza problemi e senza viti, che sono presenti nella confezione, ma solo per chi usa dischi da 2,5”, sia meccanici che SATA SSD. Nell’umile parere di chi scrive, le unità da 2,5″ sono oramai surclassate e non economicamente vantaggiose, a meno di non averne diverse in cantina: con tre slot M.2 molto meglio investire in SSD moderni che rispondono con estrema maggiore velocità.

Per il montaggio degli SSD M.2, invece, serve svitare le quattro viti inferiori e far slittare fuori dall’involucro in alluminio l’anima del NAS, per scoprire i 3 slot SSD, a fianco all’unico slot di RAM.

A dire la verità, questo NAS potrebbe funzionare anche solo con SSD NVME M.2, perché 24 TB di RAM totali non sono certo pochi, e qualcuno di particolarmente esigente potrebbe anche pensarci.

A proposito della RAM, nel set di base c’è un unico modulo di 8 GB, ma volendo è possibile sostituirlo con un altro modulo da 32 GB, triplicando la capienza, per chi ha esigenze alte di memoria volatile, come per esempio per OS virtualizzati o anche per la virtualizzazione via Docker.

Network potente ma attenzione

Se è vero che quando si giudica un NAS la prima cosa che salta all’occhio è la capienza e il tipo di slot disponibili, perché poi alla fine lo spazio è determinante, è anche vero che la rete, che significa velocità di accesso ai file, è altrettanto determinante.

TerraMaster F4-425 Pro integra due porte Ethernet a 5 GbE: diciamo la verità, questo tipo di porta è (ben) più che sufficiente per la stragrande maggioranza degli utenti, soprattutto considerando che serve un hardware ad Hoc per sfruttarla a pieno. Molti computer oggi integrano una porta Ethernet a 1 GbE, che è considerata standard e che è ottimale per moltissimi compiti.

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La parte posteriore mostra tutte le porte di connessione, tra cui anche una utilissima porta USB-C da usare per il primo carico di dati

I Mac mini possono adottare una porta a 10 GbE configurandola su richiesta in fase d’ordine (non successivamente, e non ci sono tagli inferiori, Apple opta per le porte da 1 o 10 GbE), mentre tutti i Mac Studio hanno la porta 10 GbE standard.

Per quanto riguarda iMac e MacBook o MacBook Pro, che non presentano porte di rete, è possibile acquistare un adattare Ethernet/Thunderbolt (ne esistono a 2,5 o a 5 GbE), oppure (meglio), dotarsi di un HUB esterno con porta veloce, come nel caso del Caldigit TS4 o superiore, che oltre che alla porta Ethernet permettono l’uso di diverse altre porte esterne sfruttando la porta Thunderbolt 4 o 5.

Chi vuole sperimentare di più può anche arrivare a sfruttare una connessione virtuale a 10 GbE, unendo le due porte Ethernet del NAS sia in modalità SMB Multichannel che in Link Aggregation, anche se serve un po’ di attenzione per la prima e un router (o switch) adatto per la seconda.

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La parte frontale riporta il connettore USB, il pulsante di accensione e i LED di funzionamento appena sotto

Altre porte

Al di la della rete, che resta la prima forma di connessione, il TerraMaster F4-425 Pro propone diverse altre porte per aumentarne al versatilità. Frontalmente, oltre al pulsante di accensione e ai LED di funzionamento, trova posto una comoda USB-A (USB3.2 a 10Gbps), utile soprattutto per connettere chiavette USB o dischi esterni.

Nella parte posteriore, c’è spazio per altre due porte USB-A (USB3.2 a 10Gbps), una USB-C (USB3.2 a 10Gbps) e una porta HDMI (che è utile per l’uso da terminale, il sistema non integra una interfaccia dedicata all’uscita video), oltre al pulsante di reset e alla porta per l’alimentazione esterna.

Questo significa che è possibile collegare al NAS un sacco di periferiche, da Hard Disk esterni a unità di input come tastiere, per esempio (e virtualmente anche mouse), e ovviamente le porte USB possono anche caricare la batteria di uno smartphone o di un iPad, in casa le prese di questo tipo non bastano mai.
Durante la fase di test, abbiamo usato la porta USB-C per caricare i primi file, circa 8 TB di dati, in modo veloce, senza per questo congestionare la rete inutilmente.

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Le slitte si usano senza viti: le viti ci sono comunque per i dischi da 2,5″

TOS 7, tutta un’altra musica

Il NAS arriva con il sistema operativo integrato, TOS 6, installato di default alla prima connessione: l’operazione è semplice e non richiede nessuna conoscenza particolare, in pratica ci si collega all’IP del NAS, che è ottenibile tramite l’App gratuita TNAS PC (o anche dalla scheda del prioprio router), e si seguono le istruzioni passo dopo passo.

È utile avere qualche nozione di rete, perché serve adottare l’IP ad uno facilmente riconoscibile in rete (evitando di lasciare il NAS in DHCP, che è poco adatto ad una configurazione di fino), e anche qualche conoscenza delle tematiche del RAID, ma niente di impossibile.

Dopo aver installato correttamente l’OS, il NAS è pronto per operare correttamente anche se, ci pare di aver capito, per sfruttare completamente tutte le caratteristiche serve adottare il nuovissimo TOS 7, che nel mentre che scriviamo queste righe è formalmente ancora in beta, ma che il NAS suggerisce nel pannello aggiornamenti (seppure un disclaimer avvisi che il sistema non è stato rilasciato in modo definitivo).

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L’App TNAS PC, qui per Mac, che è utile (ma non indispensabile) per il primo collegamento

L’update avviene in modo totalmente automatico in una manciata di minuti, e il sistema è poi pronto per viaggiare con una infrastruttura software tutta nuova.

Come è lecito aspettarsi, TOS 7 è più moderno, più fluido, più curato graficamente e molto più piacevole da usare. Ci sono più scorciatoie, più automatismi, un sacco di animazioni (che per chi opera tipicamente nel mondo IT sono inutili, ma per gli altri sono un gran bel vedere e segno di attenzione) e un sacco di roba che, a pensarci bene, pare impossibile sia sfruttabile da un sistema che, alla fine, si usa da una pagina di browser.

La faccenda della beta è una attenzione da porre, quindi c’è da valutare attentamente la faccenda di un backup, ma nella nostra esperienza non abbiamo trovato difetti evidenti in tutte le operazioni effettuate.

Un plauso anche all’App mobile, che da iPhone segue le gesta della versione browser risultando facile, veloce e sobria. La scelta di avere in una unica app sia il controllo del NAS che la fruizione dei contenuti è molto interessante, diversa dalle app dei sistemi direttamente concorrenti, che utilizzano due, o più, app diverse.

Unica perplessità, diversamente da altri NAS, lo spegnimento via hardware (tramite il pulsante frontale) non fa partire la procedura di spegnimento, con la normale chiusura dei processi (come invece succede se lo spegniamo via software), ma fa “morire” il NAS in un secondo, che per chi ha qualche esperienza di server è piuttosto insolita come dinamica.

AI Locale

Diversamente dalla versione TerraMaster F4-425 Plus, questa nuova versione Pro ha tra le novità dichiarate la possibilità di usare l’AI locale direttamente dal processore Intel.

Di AI locale se ne parla molto, moltissimo in ambiente IT, sia business che Enterprise, con sempre più servizi e app che si appoggiano ad architetture basate su Scheda video o NPU (Neural Process Unit) o ANE (Apple Neural Engine come la chiama Apple), come abbiamo visto nella recensione del Asus Nuc 14 Pro AI.

Qui l’uso di funzioni AI integrate è interessante e votato alla produttività, con il beneficio enorme che, funzionando anche offline, non necessitano di datacenter remoti e non consumano banda (e sono quindi gratuite).

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Il Docker di Ollama, una AI locale che abbiamo usato come esempio per le prove, circa tre miliardi di istruzioni in locale, perfetta per le cose semplici

Alcune funzioni sono già reimpostate, per esempio dopo aver caricato alcune immagini nell’app Foto (che si scarica dallo store), è possibile eseguire la ricerca per termini chiave, come “auto”, “ragazza” o “mare”, lasciando che il tracing AI risponda con i risultati tracciati, al di la di eventuali metadati.

È possibile inserire dei comandi al NAS, lasciando che l’AI integrata li interpreti e li esegua correttamente(la documentazione parla del 90% dei comandi, un valore fantastico per un prodotto ancora in beta) come ad esempio “Crea un backup giornaliero della cartella Matteo sul Volume 2”, e il compito andrà in schedulazione senza sapere nulla di dove sia, tradizionalmente, reperibile il comando.

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Ed ecco come Ollama ci racconta al ricetta della pasta alla carbonara, con una risposta che non ha bisogno di internet per essere eseguita, ma solo della rete locale. Qui l’esempio è dal terminale del Docker, direttamente da dentro la pagina del NAS

Il sistema permette di personalizzare molto l’esperienza AI interna, scegliendo il sistema preferito di AI da integrare, sia gratuito che a pagmamento, offrendo da una parte agli utenti una piattaforma dove giocare molto, sfruttando appieno le caratteristiche del NAS per capire sino a dove può arrivare, dall’altra a chi sviluppa di creare app molto più interessanti del solito, che sfruttano l’AI in locale, con grandi benefici in termini di privacy e di velocità.

Per chi è interessato, c’è una sezione sul sito TerraMaster dedicata all’AI che racconta nel dettaglio quello che si può fare sin da subito: una volta scaricata l’App OpenClaw, disponibile gratuitamente dallo store interno, si ha accesso ad una grande è ben scritta documentazione.

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Questo esempio è ancora più importante, perchè qui abbiamo usato l’AI del NAS dal terminale di macOS, connesso via SSH al NAS. Questi esempi sono solo per controllare la configurazione, c’è molto, moltissimo altro che si può fare, anche usando modelli più performanti di Ollama

Come funziona

La prima impressione, come già accennato, è eccellente: nonostante la giovane età del brand, i ragazzi di TerraMaster a livello hardware ci sanno fare. Il NAS è potente, veloce e silenzioso e la ventola posteriore, che noi abbiamo lasciato in automatico, si attiva a sprazzi, fa tutto da sola, ma è come non averla.

I piedini, che come detto sono forse l’unico punto debole del case, funzionano benissimo per le vibrazioni e anche con 4 dischi da 12 TB Western Digital, il rumore sordo era davvero bassissimo.

Ma la cosa più bella è la forte sensazione di velocità che permea ogni operazione, come se il NAS riuscisse sempre a dare la sensazione di non essere sotto sforzo. Anche quando gli abbiamo dato in pasto 8 TB di dati da esaminare con Plex, o qualche centinaio di immagini da gestire con Foto, così come, via Wi-Fi, facevamo il controllo dall’App.

TerraMaster F4-425 Pro è sempre in pieno controllo. Foto, video, documenti, condivisione, backup, cloud, tutto sembra funzionare bene: c’è qualche cosa da sistemare all’inizio, la fase di personalizzazione, nonostante la bellezza di TOS 7, richiede ancora attenzione, si tratta pur sempre di un server con Linux sotto, ma una volta conclusa il server diventa, letteralmente, il migliore amico dell’utente.

L’interfaccia via web è abbastastanza originale, ma ben fatta. E’ meno NAS di altri sistemi più classici e più vicina all’esperienza di un computer tradizionale (un computer Linux a dirla tutta) e questa è una buona notizia, specie per chi arriva in TerraMaster la prima volta. Le animazioni sono davvero interessanti e ben fatte, e apparentemente non consumano risorse.

Con il cloud ibrido possiamo usarlo praticamente da qualunque parte del mondo (anche se per alcuni servizi di terze parti, come Plex, è previsto un abbonamento) e la rete a 5 GbE è una meraviglia (anche se, come detto, serve attenzione e hardware ad hoc per sfruttarla appieno).

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Anche se con l’aumento di prezzo Plex è diventato improvvisamente meno allettante, tecnicamente è ancora il software di riferimento per lo streaming in casa

Considerazioni

Che si tratti di un prodotto da salotto, per chi è esigente e (diciamolo) anche un po’ smanettone, oppure da ufficio, l’impressione è che questo NAS sia costruito e pensato per funzionare 24 ore al giorno 7 giorni su 7, anche durante le ferie, senza colpo ferire. La potenza, la silenziosità, la versatilità del sistema operativo e degli strumenti di sviluppo è tale che la piattaforma è da una parte completa e ottimale, dall’altra aperta a enormi personalizzazioni, inutili per chi inizia, perfette per chi vuole esplorare sino in fondo le possibilità.

E non importa se lo mettete nella sala server dove servono le cuffie per entrare (a causa del rumore) o se invece preferite posizionarlo dietro alla TV o sopra la libreria, TerraMaster F4-425 Pro promette di fare un bel lavoro sempre e comunque.

L’ampio canale di rete a 5 GbE è carrozzato anche per i compiti più duri, mentre il processore Intel N350 a otto core è perfetto sia per i compiti normali, che per qualche cosa di più, come una virtualizzazione (ma per quella meglio aggiungere un po’ di ram) o qualche app come Plex (o altri sistemi di streaming), che il NAS usa senza battere ciglio anche in streaming 4K.

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Non mancano le funzioni standard che ogni NAS deve avere, dal backup programmato (interno o esterno), dalla condivisione verso Mac e PC, dalla profilazione degli utenti e degli accessi, dalla criptazione del disco sino alla sincronizzazione cloud, per usare il NAS come un cloud ibrido da più di 100 TB (ad un costo fisso invece che su abbonamento).

Infine l’interfaccia, sia da browser che da App è davvero ben fatta, semplice quando serve, attenta quando si cerca la profondità, seppure alcune dinamiche sono originali e chi ha usato altri sistemi NAS più tradizionali dovrà cambiare un po’ le routine.

Il prezzo per noi è OK, come da tradizione TerraMaster è più contenuto rispetto alla concorrenza, ma con una interessante funzione AI locale che, per alcuni, potrebbe fare la differenza.Recensione NAS TerraMaster F4-425 Pro, AI locale ma anche tanta qualità al giusto prezzo - macitynet.it

Pro:

• Hardware eccellente
• Ottimo rapporto prezzo prestazioni
• Funzioni AI interessanti e promettenti

Contro:

• I piedini sono forse troppo piccoli

Prezzo:

• 839.99 € (TerraMaster F4-425 Pro)

TerraMaster F4-425 Pro è disponibile a partire dal sito web italiano della casa madre ma lo potete trovare più comodamente anche presso Amazon.it. Resta comunque a listino il modello Plus.

Qui di seguito tutte le offerte attuali.












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