Apple Intelligence è pronta a sbarcare anche in Cina. L’autorità cinese che regola il cyberspazio ha registrato ufficialmente il sistema di intelligenza artificiale di Apple, eliminando l’ultimo grande ostacolo normativo al suo debutto sugli iPhone venduti nel Paese.
La registrazione era un passaggio obbligato e tutt’altro che scontato. In Cina tutte le piattaforme di intelligenza artificiale generativa devono ottenere l’approvazione delle autorità prima di poter essere messe a disposizione del pubblico. Per le aziende straniere, la procedura era stata descritta come particolarmente lunga e complessa senza la collaborazione di partner locali.
Il controllo riguarda sia la gestione dei dati sia le risposte prodotte dai modelli, che devono rispettare le regole e la visione politica imposta dal governo cinese. Servizi stranieri come ChatGPT e Gemini non sono infatti ufficialmente disponibili nel Paese.
Apple Intelligence parlerà cinese con Alibaba e Baidu
Per rispettare le normative locali Apple ha scelto di affidarsi a partner cinesi. Alibaba ha confermato che il proprio modello linguistico Qwen sarà integrato in Apple Intelligence su iPhone, iPad, Mac e Vision Pro destinati al mercato cinese. Anche Baidu collaborerà con Cupertino allo sviluppo di alcune funzionalità dedicate agli utenti del Paese.
La collaborazione con Alibaba era emersa già nei mesi scorsi, quando l’integrazione di Qwen era apparsa come la strada più concreta per portare Apple Intelligence in Cina.
In questo modo i dati degli utenti possono essere elaborati su infrastrutture locali e i modelli possono superare all’origine i controlli sui contenuti richiesti dalle autorità prima della distribuzione.
Per Apple, che lavorava a questa approvazione dall’inizio del 2025, si tratta di una svolta strategica. L’assenza di Apple Intelligence sugli iPhone cinesi aveva lasciato l’azienda in svantaggio rispetto ai produttori locali, che da mesi propongono smartphone ricchi di funzioni basate sull’intelligenza artificiale.
L’Europa resta ancora in attesa
Superato l’ostacolo cinese, che Apple in passato ha sempre affrontato con toni prudenti, rimane quello europeo, sul quale invece Cupertino non ha esitato a calcare la mano. Se in Cina il problema riguardava il controllo politico dei contenuti e dei dati, nell’Unione Europea il confronto è di natura normativa e ruota intorno agli obblighi di interoperabilità previsti dal Digital Markets Act.
Il risultato è che la nuova Siri basata sull’intelligenza artificiale non arriverà inizialmente su iPhone e iPad nell’Unione Europea. Apple sostiene che le richieste di Bruxelles potrebbero obbligarla ad aprire alcune funzioni del sistema anche ad assistenti e piattaforme concorrenti, con possibili conseguenze sulla privacy e sulla sicurezza.
La contrapposizione, però, potrebbe essere entrata in una fase meno aspra. Tim Cook e la vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen hanno recentemente avuto colloqui definiti “costruttivi” sullo stallo di Siri AI in Europa.
Non significa che un accordo sia già stato trovato, ma indica che Apple e Bruxelles stanno cercando una soluzione. Il contrasto rimane evidente: in Cina Apple ha accettato di affidare una parte della propria intelligenza artificiale a società locali, mentre in Europa continua a opporsi all’apertura del sistema richiesta dal DMA.vo



















