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Apple a caccia di chip AI per non dipendere da Nvidia (e da Google)

Apple starebbe valutando l’acquisizione di aziende specializzate in chip AI con lo scopo di ridurre la dipendenza da Nvidia e dalle piattaforme Google. A svelare il piano è il solitamente molto ben informato The Information, secondo cui Cupertino avrebbe avviato questa strategia diverso tempo fa e avrebbe già contattato alcune startup di settore per sondarne la disponibilità a una cessione, con il sostegno di diverse banche d’affari per valutare le operazioni possibili.

Il nodo Siri

L’obiettivo è superare l’attuale architettura, i cui limiti tecnici sono stati messi a nudo dallo sviluppo della nuova Siri. Il tentativo di far girare i modelli Gemini di Google sui server interni basati su M2 Ultra si è scontrato con l’architettura dei chip, pensata per i carichi Mac: insufficiente per un modello di quella scala. Apple sperava di passare ai chip server di nuova generazione, nome in codice Baltra, ma i piani hanno subito un rallentamento. Di qui la necessità di usare hardware Nvidia ospitato su Google Cloud.

Passare alla nuova fase è un problema di proprietà intellettuale e di hardware che Apple sta cominciando a ritenere superabile solo con delle acquisizioni che vanno oltre la politica delle piccole aziende incorporate negli anni passati.

A gennaio l’azienda ha chiuso l’acquisizione di Q.ai, realtà israeliana specializzata in tecnologie AI per l’audio, per quasi 2 miliardi di dollari — seconda solo ai 3 miliardi spesi per Beats nel 2014. Al 28 marzo, fine del secondo trimestre fiscale, Apple disponeva di 45,57 miliardi di dollari in cassa e liquidità equivalente: munizioni che non mancano, per un’eventuale acquisizione di peso.

A questo si aggiunge il cambio di rotta sulla politica di “net cash neutral”, annunciato dal CFO Kevan Parekh durante l’ultima trimestrale: Apple non manterrà più le riserve di liquidità in linea con il debito totale. Nessuna spiegazione ufficiale sul perché, ma la lettura più immediata è quella di maggiore libertà di manovra per operazioni più grandi.

Non sarebbe la prima volta che un’acquisizione ridisegna la strategia sui chip di Apple. Nel 2008 l’azienda rilevò PA Semi per 278 milioni di dollari, un’operazione che pose le basi per i processori custom oggi presenti su tutta la gamma di prodotti.

Il fronte Broadcom

Le acquisizioni non sono l’unica strada verso l’indipendenza da Nvidia. La scorsa settimana Apple ha confermato un impegno di spesa oltre i 30 miliardi di dollari in un accordo pluriennale con Broadcom per la fornitura di chip, rafforzando il proprio approvvigionamento sul suolo statunitense — un tassello che si aggiunge all’estensione fino al 2031 della collaborazione sui chip server AI, già confermata dalla stessa Broadcom in un documento depositato alla SEC.

Il lavoro interno prosegue in parallelo

Le acquisizioni potrebbero andare a incastrarsi sulla roadmap che condurrà a breve al rilascio di un M5 Ultra, mentre un futuro M7 Ultra dovrebbe fare un salto prestazionale tale da avvicinarsi al Blackwell di Nvidia — con supporto fino a 1,5 TB di memoria, il doppio dell’M5 Ultra. Quest’ultimo chip però non arriverebbe prima del 2029.

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