La Giornata internazionale della VPN (19 agosto) è ormai alle porte e, prendendo spunto da questa ricorrenza, una ricerca di NordVPN rivela quanto gli italiani siano realmente esposti online: quasi un terzo (29%) afferma di non poter immaginare di trascorrere un’intera giornata senza internet e il 27% teme che i propri dati personali siano già in circolazione sul web a sua insaputa.
Eppure, lo studio sul dark web condotto in parallelo dall’azienda rivela una sorprendente discrepanza: i dati che gli italiani temono maggiormente di perdere non sono quelli più compravenduti dai criminali informatici, bensì quelli che costano meno.
“Le persone spesso pensano che il furto di dati sia un attacco eclatante e mirato. In realtà, riguarda qualcosa di molto più ordinario: la password della tua email, l’account Netflix o i dati di una carta di pagamento. Le informazioni a cui non si pensa quasi mai sono esattamente quelle più comuni e a buon mercato sul dark web, perché sono facili da rubare”, afferma Marijus Briedis, Chief Technology Officer (CTO) di NordVPN.
Le informazioni personali sono già uscite allo scoperto
Le preoccupazioni degli italiani non sono infondate: molti, infatti, hanno già condiviso online più dati personali di quanti possano immaginare. Quasi due terzi (64%) hanno condiviso il proprio nome e cognome, mentre il 66% la data di nascita; altri hanno divulgato la propria situazione sentimentale (44%) o l’indirizzo completo (43%).
Un italiano su dieci ha persino condiviso i suoi dati bancari, mentre più di uno su cinque l’ha fatto con il proprio codice fiscale che, lo ricordiamo, può essere utilizzato per accedere a informazioni sanitarie e finanziarie sensibili. Per alcuni, il rimorso ha già iniziato a farsi sentire: l’11% afferma di aver condiviso online informazioni personali che, col senno di poi, avrebbe voluto non aver mai divulgato.
Cosa si trova davvero in vendita: il listino prezzi del dark web
I dati dimostrano anche quanto vale, nel concreto, un’identità digitale italiana, e i prezzi sono sorprendentemente bassi:
- Carte di pagamento rubate: con un prezzo mediano di circa 13 $, costano meno di una pizza a domicilio.
- Documenti d’identità: un passaporto digitale o una patente di guida italiani sono in vendita a un prezzo mediano di 35 $, una carta d’identità a 31 $, mentre un “fullz” (ovvero un set completo di dati identificativi personali) costa 90 $. I documenti fisici italiani valgono molto di più: passaporti e carte d’identità autentici arrivano a costare fino a 1.500-1.800 $.
- Account email: un account Office 365 italiano viene venduto a un prezzo mediano di 26,90 $ e consente, al criminale che lo acquista, di accedere alla casella di posta della vittima e reimpostare le password di tutti gli altri servizi che usa.
- Account di uso quotidiano: le credenziali di accesso a servizi di streaming come Netflix possono essere vendute a meno di 5 $, mentre gli account di social media vanno da 12 $ (Telegram) a 60 $ (TikTok).
- È nella finanza che si guadagna davvero: i conti bancari e fintech compromessi raggiungono i prezzi più alti in assoluto, con gli account Wise in vendita a un prezzo mediano di 899 $ e quelli Revolut che superano i 1.700 $.
“I risultati mettono in luce un paradosso: le persone si preoccupano soprattutto dei dati ‘importanti’ come coordinate bancarie, estremi di documenti d’identità e cartelle cliniche, quando invece i criminali prendono spesso di mira gli account di uso quotidiano come email, servizi di streaming e social media. Basta un solo account di posta elettronica violato, in vendita al prezzo di un aperitivo, per spianare la strada a un furto d’identità completo”, spiega Briedis.
Cosa sarebbero disposti a sacrificare gli italiani per fare tabula rasa
Dalla ricerca emerge anche quanto sia importante per gli italiani, dal punto di vista emotivo, la privacy digitale. Alla domanda su cosa sarebbero disposti a rinunciare pur di cancellare del tutto la loro presenza online, il 26% smetterebbe di bere alcolici, il 24% rinuncerebbe ai videogiochi e il 17% non mangerebbe più dolci e dessert. Allo stesso tempo, l’11% rinuncerebbe alla pizza o alla pasta: un sacrificio che, in Italia, vale più di qualsiasi statistica.
“La sicurezza informatica non è una questione di paranoia, bensì di abitudini. Scegliere password forti e univoche, impostare l’autenticazione a più fattori, usare una VPN sulle reti pubbliche e limitare le informazioni che si condividono: bastano questi semplici accorgimenti per essere un gradino sopra alla stragrande maggioranza delle vittime, perché i criminali puntano sempre prima alle prede più facili”, aggiunge Briedis.
Per tutte le notizie sulla sicurezza informatica rimandiamo alla sezione dedicata di Macitynet.













