Mentre in queste ore la maggior parte degli utenti avrà già aggiornato i propri dispositivi a iOS 27, il colosso di Cupertino si trova ad affrontare una nuova battaglia legale nel mercato indiano. La Central Consumer Protection Authority (CCPA), l’ente statale a tutela dei consumatori, ha deciso di intensificare le proprie indagini su Apple, chiedendo alla propria sezione investigativa di fare piena luce sui problemi derivati dall’aggiornamento a iOS 18 del 2024.
Al centro del contendere ci sono diversi malfunzionamenti riscontrati sugli smartphone dopo l’installazione del software, in particolare l’apparizione di righe verdi, rosa o bianche sugli schermi e vari difetti ai microfoni. L’investigazione nasce dal fatto che i clienti colpiti dai guasti si sono visti costretti a pagare di tasca propria le riparazioni, dato che la copertura di garanzia non si estende alla componente software dei dispositivi.
La risposta di Apple non si è fatta attendere
L’azienda, che peraltro vede nell’India uno dei suoi mercati più importanti quanto ad espansione, ha rigettato fermamente ogni accusa, sottolineando come l’assenza di garanzia per i problemi software rappresenti uno standard ampiamente consolidato nell’intero settore tecnologico. Inoltre, i legali del gruppo hanno evidenziato come l’inchiesta si basi su appena 75 reclami formali, una cifra risibile che non dimostra alcun difetto sistemico o rischio per la sicurezza legato a iOS 18 in India. Secondo il gigante statunitense, obbligare le aziende a coprire qualsiasi anomalia software tramite garanzia trasformerebbe di fatto i produttori in veri e propri assicuratori contro ogni tipo di rischio tecnologico.
Le spiegazioni di Apple non hanno però convinto la CCPA, che ritiene la questione molto più ampia rispetto al numero di segnalazioni raccolte. L’autorità accusa il gruppo di Cupertino di aver leso i diritti dei consumatori come collettività, aggiungendo che far pagare agli utenti le riparazioni per guasti provocati direttamente dagli aggiornamenti della casa madre potrebbe configurarsi come una pratica commerciale scorretta. Le conseguenze per l’azienda potrebbero rivelarsi pesanti: qualora venisse accertata la violazione, Apple rischia non solo sanzioni pecuniarie, ma potrebbe essere costretta a rimborsare i clienti e a revisionare radicalmente le proprie politiche aziendali.
Questo scontro si inserisce in un momento particolarmente complesso per i rapporti tra il colosso americano e le istituzioni locali. Apple sta infatti già combattendo una dura battaglia antitrust con la Competition Commission of India in merito alle regole dell’App Store, una causa che minaccia una sanzione potenziale fino a 38 miliardi di dollari. A questo quadro si sommano i continui rifiuti dell’azienda di adeguarsi alle direttive governative che vorrebbero l’obbligo di preinstallare un’app di Stato sugli smartphone venduti nel Paese, oltre alle recenti verifiche ambientali che hanno coinvolto Tata, uno dei suoi principali fornitori locali, finito sotto la lente dei regolatori per presunta contaminazione delle acque reflue in un impianto di componenti per iPhone.












