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Dal Bondi Blue al Burgundy: in un sito tutti i 341 colori della storia Apple

Dal Bondi Blue dell’iMac del 1998 al Burgundy di iPhone 18 Pro Max: quasi trent’anni di Apple raccontati attraverso 341 colori. È l’idea alla base di Apple in Colour, un enorme archivio visuale creato da sheets.works che riunisce le colorazioni utilizzate da Apple sui suoi prodotti.

La pagina è una lunga passeggiata nella storia del design di Cupertino, soprattutto nella sua fase più creativa e originale, quella in cui Apple ha imposto al mercato numerose svolte stilistiche poi imitate da molti altri produttori.

Come funziona Apple in Colour

Apple in Colour si consulta come una grande tavola cronologica visuale. I prodotti sono disposti per anno e per famiglia, con le diverse colorazioni affiancate tra loro. Passando da iMac a iPod, da iPhone ad Apple Watch, si può seguire l’evoluzione delle scelte cromatiche di Apple quasi a colpo d’occhio.

Ogni elemento riporta anno di introduzione e nome ufficiale della finitura, così da distinguere varianti molto simili e ritrovare colori che spesso sono rimasti legati a una generazione precisa. Il risultato è una sorta di atlante visivo della storia Apple, costruito per essere esplorato semplicemente scorrendo la pagina e confrontando epoche e prodotti diversi.

Tutto comincia dal Bondi Blue

Il viaggio parte inevitabilmente dal Bondi Blue dell’iMac G3 del 1998, il computer con cui Apple trasformò il colore in uno degli elementi centrali del prodotto. Le plastiche traslucide e le forme arrotondate lo rendevano immediatamente diverso dai PC dell’epoca.

L’iMac colorato aprì una strada che venne presto seguita dai produttori di accessori e dagli stessi costruttori di computer, fino a quel momento abituati a un panorama dominato quasi completamente dal beige.

Dal primo blu, chiamato come la celebre spiaggia australiana, Apple passò rapidamente a una tavolozza molto più ampia, seguendo una direzione stilistica legata in maniera indissolubile al lavoro di Jonathan Ive.

Solo per gli iMac, Apple in Colour segnala 18 differenti scocche degli iMac G3, comprese alcune delle più eccentriche, come Flower Power e Blue Dalmatian.

La stagione successiva del colore arrivò con iPod. L’archivio ne raccoglie 72 varianti tra mini, nano e shuffle. Per alcuni anni il rinnovo delle tonalità diventò quasi un appuntamento fisso: nel 2008, per esempio, Apple costruì intorno ai colori anche la campagna pubblicitaria degli iPod nano, con una gamma che arrivò a nove tonalità.

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Dagli iPod agli iPhone, fino al ritorno dell’iMac colorato

Con iPhone il catalogo diventa ancora più ampio. Il progetto conta 107 finiture differenti, dai primi modelli proposti in pochissime varianti alle generazioni nelle quali colori come Product Red, Sierra Blue, Deep Purple, Ultramarine e l’ultimissimo Burgundy sono diventati uno degli elementi utilizzati da Apple per distinguere un modello dall’altro.

Anche Apple Watch contribuisce con 36 finiture, mentre nel catalogo compaiono iPad, HomePod mini, MacBook e AirPods Max. Nel 2021 il colore è poi tornato in grande stile sul Mac: gli iMac con Apple Silicon hanno ripreso esplicitamente il filo aperto nel 1998. Ancora oggi la gamma iMac continua a puntare su una vasta scelta cromatica.

Tra i pezzi più curiosi dell’archivio compare anche il Mac Pro (PRODUCT)RED del 2013, esemplare unico realizzato per un’asta benefica. Il rosso ha avuto un ruolo particolare nella storia recente di Apple attraverso la collaborazione con (RED), iniziata nel 2006 e diventata negli anni una delle principali iniziative dell’azienda nella raccolta di fondi contro HIV e AIDS.

Visti tutti insieme, i 341 colori di Apple in Colour mostrano anche come sia cambiata l’estetica dell’elettronica di consumo: dalle plastiche trasparenti e molto accese della fine degli anni Novanta all’alluminio anodizzato degli iPod, fino alle tonalità più sofisticate dei moderni iPhone in vetro e metallo.

Per chi segue Apple da anni è anche un viaggio nella memoria. Basta scorrere la pagina per ritrovare prodotti e storie tecnologiche che hanno segnato epoche diverse, alcune di enorme successo e altre molto meno fortunate: dal Power Mac G4 Cube, spettacolare cubo di acrilico trasparente diventato uno dei più celebri insuccessi commerciali dell’era Jobs, fino al Mac Pro cilindrico del 2013, il celebre “cestino” che Apple finì per abbandonare dopo aver riconosciuto i limiti imposti da quella particolare architettura.

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