Siri rischia di perdere anche l’uomo chiamato a salvarla. Mike Rockwell, il dirigente a cui Apple aveva affidato il rilancio dell’assistente dopo due anni di ritardi e promesse mancate, starebbe seriamente valutando di lasciare il proprio incarico nel 2027. Potrebbe persino abbandonare Apple, aprendo una nuova fase di incertezza proprio mentre Cupertino cerca di recuperare terreno nell’intelligenza artificiale.
L’indiscrezione arriva da Mark Gurman di Bloomberg, nell’ultima newsletter Power On, e si inserisce in un quadro di crescenti tensioni ai vertici Apple proprio sull’Intelligenza Artificiale e Siri.
Rockwell, l’uomo che ha rimesso in piedi Siri
Rockwell, già responsabile dello sviluppo di Vision Pro, era stato chiamato nel 2025 a riorganizzare il progetto Siri dopo il fallimento della gestione di John Giannandrea. Aveva sostituito diversi responsabili, portato nel gruppo ingegneri provenienti da Vision Pro e contribuito alla ricostruzione dell’architettura dell’assistente.
Il risultato è arrivato con iOS 27, che ha finalmente introdotto le funzioni annunciate nel 2024. Un’impresa giudicata internamente particolarmente difficile, considerando i problemi tecnici e organizzativi ereditati dalla precedente gestione.
A guastare l’orizzonte ci sono i rapporti tra Rockwell e Craig Federighi, complicati fin dall’inizio. Come avevamo raccontato in un approfondimento sulla crisi dell’IA Apple, Rockwell avrebbe voluto guidare l’intera strategia dell’intelligenza artificiale rispondendo direttamente a Tim Cook. Federighi si oppose, ottenendo che il progetto Siri rimanesse sotto la sua supervisione.
Ora Rockwell starebbe valutando il proprio futuro. Rockwell avrebbe di fronte due strade: chiedere l’assegnazione ad un altro incarico oppure addirittura lasciare Apple.
Secondo Gurman, un suo eventuale addio potrebbe portare maggiori responsabilità ad Amar Subramanya, dirigente arrivato da Google, e Sebastien Marineau, stretto collaboratore di Federighi e responsabile dell’integrazione dell’IA in iOS.
Ternus mette sotto pressione Federighi
Intanto le tensioni coinvolgono anche i vertici dell’azienda. Il nuovo CEO John Ternus avrebbe incontrato riservatamente Federighi per chiedergli un’accelerazione nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Secondo Gurman, Ternus, nonostante le professioni di ottimismo, considera Apple ancora troppo indietro rispetto ai concorrenti e vuole superare l’approccio prudente che ha caratterizzato finora il lavoro sull’IA.
Federighi resterebbe però molto scettico su diversi aspetti dell’intelligenza artificiale, soprattutto per le conseguenze sulla privacy, sulla sicurezza e alle possibili conseguenze sul mondo del lavoro.. Anche il suo stile manageriale sarebbe fonte di malumori: alcuni dipendenti lamentano un controllo eccessivo sulle decisioni e poco spazio per proposte alternative.
Un altro problema riguarda la pianificazione. Federighi tende a lavorare su programmi di 12-18 mesi, mentre la divisione hardware segue strategie pluriennali. Una differenza che può rallentare lo sviluppo di prodotti nei quali software e IA devono procedere insieme.
Le difficoltà organizzative non sono nuove. Già nel 2025 erano emersi conflitti e contrasti sulla gestione di Siri, mentre Apple cercava una strada per recuperare il ritardo accumulato.
Il nuovo corso voluto da Ternus punta invece a trasformare Siri in un agente AI capace di lavorare autonomamente per conto degli utenti, un’evoluzione che Gurman considera possibile già nel 2027.















