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Guida a Jan, l’AI facile che vive nel Mac e non chiede un account

Ormai l’abbiamo capito da tempo: Siri AI arriverà in Europa con almeno cinque mesi di ritardo, stima il giornalista Mark Gurman, che prende come metro Apple Intelligence: le prime funzioni uscirono fuori dall’Unione europea nell’ottobre 2024 e agli europei toccò attendere fino alla fine di marzo 2025.

Sul Mac, intanto, il mondo degli smanettoni si è dato da fare per installare modelli di tutti i tipi e in tutte le salse. Il problema è la complessità per l’utente “normale”, quello che compra il Mac anche perché è facile da usare. c’è un’app gratuita che fa girare un modello linguistico senza account e, una volta scaricato il modello, anche senza connessione a internet. Si chiama Jan, è open source e secondo i suoi sviluppatori è stata scaricata da più di sei milioni di persone.

Un nome cambiato in corsa

Il progetto nasce a metà del 2023. Lo racconta un post del 30 luglio 2024, con cui il gruppo annuncia di essere diventato un laboratorio di ricerca sull’AI: Jan aveva già superato il milione di download e accanto all’app arrivava Cortex, una piattaforma per ospitare i modelli sui propri server. Oggi sito e codice portano la firma di Menlo Research, che tra i suoi progetti elenca anche Asimov, un robot umanoide.

Sotto la carrozzeria lavora llama.cpp, il motore open source che ha reso possibile far girare i modelli su computer comuni, mentre l’interfaccia di Jan poggia su Tauri: nel 2025 l’app ha fortunatamente lasciato Electron per questa base più leggera. La licenza è Apache 2.0.

Costruire in pubblico

Il progetto si definisce “costruito in pubblico”, cioè molto in beta ma funzionante, e il repository lo conferma: oltre 44mila stelle, più di tremila fork e più di ottomila commit. Intorno al codice ci sono un server Discord a cui il sito attribuisce più di 15mila iscritti e un subreddit, r/askjan, dove chiedere aiuto e mostrare le proprie configurazioni; sono numeri dichiarati dal progetto, come quello dei download, e non verificabili dall’esterno.

Il laboratorio pubblica anche modelli propri su Hugging Face, 123 secondo il contatore del sito. Tra questi Jan-Code-4B, pensato per generare, correggere e collaudare codice in locale, e Jan-v2-VL, un modello da otto miliardi di parametri che sa leggere le schermate di browser e applicazioni per eseguire compiti in più passaggi. I requisiti sono Mac con Apple Silicon e 8 GB di Ram anche se ovviamente sono meglio 16 GB. Requisiti comunque in linea con le specifiche base dei Mac in commercio.

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Dentro l’app

Come funziona? Come un’app normalissima per Mac. Dal sito si scarica il file dmg, si apre l’app e si sceglie un modello dall’Hub, che attinge ai repository di Hugging Face in formato Gguf. Dalla versione 0.7.7, uscita l’11 febbraio 2026, i Mac con chip Apple hanno anche il supporto nativo a MLX, il framework di Apple per l’apprendimento automatico; la 0.8.0 del 22 maggio ha aggiunto etichette che indicano se un modello sta nelle risorse della macchina. Nel catalogo ci sono i modelli di casa, a partire da Jan-v1, quattro miliardi di parametri su base Qwen3, che gli stessi autori giudicano limitato nel ragionamento complesso.

Sotto l’interfaccia c’è un server locale compatibile con le Api di OpenAI, all’indirizzo localhost:1337, a cui possono collegarsi altri programmi, più il supporto al Model Context Protocol (MCP) per dare strumenti ai modelli. La 0.8.4, del 21 luglio, ha aggiunto ricerca e lettura di pagine web integrate; a marzo 2026 erano arrivati un’integrazione con OpenClaw e una riga di comando; l’integrazione con OpenClaw è stata però rimossa dodici giorni dopo, per problemi di consumo di risorse e sicurezza.

Tutte funzionalità avanzate che però non scalfiscono il dato iniziale: Jan è decisamente facile da usare e, su Mac abbastanza potenti e dotati di Ram, utile quanto un modello online per i compiti più semplici. Praticamente, non si paga l’abbonamento ma si usa come le versioni base di ChatGPT e Claude.

Cloud e locale nella stessa finestra

Gli sviluppatori hanno inserito anche una seconda strada per chi vuole integrare il modello locale con quello a pagamento online per avere una forma di apprendimento locale. Infatti, la stessa chat serve per un modello sul disco e per uno in un datacenter. Jan accetta le chiavi di OpenAI, Anthropic, Google, Mistral e Groq, tra gli altri, e dalla versione 0.8.1 anche di servizi compatibili con le Api di Anthropic. Chi ha un abbonamento o un credito sulle Api può quindi tenere in un’unica app il modello piccolo per le cose private e quello grande per tutto il resto.

La promessa è l’assenza di attrito: nessun account da creare e nessun terminale da aprire. I dati restano sul disco e l’invio di statistiche d’uso è facoltativo. Una guida di Privacy International ricorda però il limite: collegando un servizio cloud con un token che indentifica un account, le conversazioni finiscono sui server del fornitore e il vantaggio di riservatezza svanisce. È lo scambio di sempre, quello per cui la versione gratuita di un chatbot si paga in dati personali, spostato dentro un’altra finestra.

Una famiglia affollata

Jan arriva dopo altri, come abbiamo detto. Ollama ha portato i modelli aperti sul Mac con un comando da terminale; LM Studio ci ha messo sopra un’interfaccia grafica, restando però software non open source; Jan prova a tenere insieme semplicità, interfaccia e codice aperto. Apple, da parte sua, dal giugno 2025 lascia agli sviluppatori, con il framework Foundation Models, il modello da circa tre miliardi di parametri che gira sui suoi chip.

La direzione dei grandi laboratori è un’altra: agenti che lavorano anche quando l’utente è assente, ospitati in datacenter lontani. Jan offre la versione domestica, agenti che girano sul proprio hardware con modelli locali, anche se al debutto la funzione era dichiarata sperimentale.

Il conto in memoria è la parte più importante. Infatti, su un Mac la parola decisiva è la Ram. I requisiti del progetto indicano macOS 13.6 e, per i modelli, otto gigabyte per quelli da tre miliardi di parametri, sedici per quelli da sette e trentadue per quelli da tredici. In una prova di How-To Geek un MacBook Air M2 con 8 GB ha risposto in tempi ragionevoli dopo una prima risposta più lenta, dovuta al caricamento del modello. Dalla versione 0.7.9 di marzo l’app limita la lunghezza del contesto proprio per evitare consumi eccessivi di memoria.

Dove la comunità storce il naso

Non tutto sono rose e fiori. La stessa prova di How-To Geek ha incontrato anche i difetti: dopo un aggiornamento i modelli MLX, quelli ottimizzati per i chip Apple, non si caricavano e per usarli è servito tornare alla versione precedente. Un confronto pubblicato su DEV Community descrive Jan come un’app ancora in maturazione, con un’interfaccia talvolta limitata e controlli sull’hardware meno fini di quelli di LM Studio; altre prove trovano il catalogo dei modelli meno ricco e indicano Ollama a chi lavora con script e programmi. Sul fronte dei numeri, le segnalazioni aperte su GitHub superano le quattrocento e le versioni dalla 0.8.0 alla 0.8.4 sono cinque in due mesi.

Infine, da notare che sul sito la funzione Memory, il ricordo del contesto tra una chat e l’altra che i servizi cloud offrono da tempo, porta ancora l’etichetta Coming Soon.

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