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Trent’anni di Ricoh GR, l’amica geniale della street photography

Ricoh ha deciso di festeggiare i trent’anni della serie GR con una macchina che dentro è identica a quella già in vendita. Cambiano il colore del pulsante di scatto, un tappo e la schermata che compare allo spegnimento. Chi fotografa sa che con un oggetto di questo genere un momento di celebrazione ci sta: vediamo come si sviluppa.

Chi non fotografa, invece, può chiedersi che cosa ci sia da celebrare, visto che a guardarla spenta la GR IV non somiglia a un’icona. Misura 109,4 per 61,1 per 32,7 millimetri e pesa 262 grammi, quanto basta per stare in una tasca della giacca. La filosofia della serie, dalla GR1 del 1996, all’epoca ovviamente a pellicola, è sempre stata questa: qualità d’immagine, prontezza di risposta, dimensioni super compatte da portare ovunque.

Il kit dei trent’anni

La GR IV 30th Anniversary Edition si può preordinare a 1699 euro (rispetto a un prezzo di 1499 sterline annunciate per il Regno Unito), con scorte limitate a 6000 esemplari in arrivo a partire dal prossimo 21 ottobre. Le specifiche sono quelle della GR IV di serie: sensore APS-C retroilluminato da 25,7 megapixel, ottica fissa da 18,3mm f/2.8 equivalente a 28mm, processore GR Engine 7. Il resto è tutta una liturgia celebratoria.

Il pulsante di scatto e i comandi posteriori riprendono la combinazione di colori della GR1 originale. Il tappo dell’obiettivo ha una finitura diamantata che riflette la luce quando l’ottica è rientrata, e allo spegnimento compare una grafica dedicata all’anniversario. Nella scatola ci sono un cinturino di pelle con l’incisione 30th Anniversary, un copri slitta in metallo con il logo e poi nella confezione sono incluse anche 16 spille commemorative con la forma di micro-Ricoh GR, molto carine.

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RICOH GR IV 30th Anniversary Edition Kit

Dodici anni, stessa focale

Per misurare quanto poco sia cambiata la GR conviene tornare al 2013, quando Ricoh presentò la prima GR con sensore APS-C, erede della GRD e discendente della compatta a pellicola. Aveva 16,2 megapixel, un’ottica da 18,3mm f/2.8 equivalente a 28mm con diaframma a nove lamelle, un corpo in lega di magnesio, nessun mirino e un peso dichiarato di 245 grammi per 117 per 61 per 34,7 millimetri.

La scheda della GR IV riporta la stessa focale, la stessa apertura, il magnesio, l’assenza del mirino. Il peso è salito di 17 grammi, la lunghezza è scesa di quasi otto millimetri e lo spessore di due. In mezzo c’è stata, oltre alla GR II (identica alla prima versione APS-C e con in più il WiFi e altri piccoli aggiornamenti), la GR III, mostrata a Photokina 2018 con un’ottica ridisegnata e un sensore da 24,2 megapixel, e poi la IIIx con la lunghezza focale cambiata. Le ottiche della III e della IV sono ridisegnate da capo e conservano il 28mm.

Quella della GR IV ha sette elementi in cinque gruppi, con lenti asferiche stampate nel vetro e vetri ad alta rifrazione e bassa dispersione, pensati per tenere la nitidezza fino ai bordi e contenere distorsione e aberrazione cromatica. È una formula da obiettivo fisso: poiché non si cambia, deve essere buono a fare tutto.

Il peso dei numeri

Quello che si muove è dentro, la parte elettronica. In dodici anni il sensore è passato da 16,2 a 25,74 megapixel e la sensibilità massima da ISO 25.600 a 204.800, cioè tre stop. La stabilizzazione, a tre assi sulla GR III, è a cinque assi sulla GR IV, con una compensazione dichiarata fino a sei stop. La memoria interna è salita da 2GB a 53 GB e la scheda microSD ha aumentato la capienza massima con il formato microSDXC.

C’è poi un dato particolare, che sfugge a una lettura non attenta delle specifiche, e che invece, è importante perché racconta la filosofia del progetto meglio di molti altri elementi: è il tempo dell’accensione. La macchina passa da “fermo” (completamente spento) a “pronta” per scattare in circa 0,6 secondi, la più breve nella storia della serie e una delle più brevi in assoluto.

Perché è importante? A cosa serve? Per una macchina pensata per chi scatta camminando inseguendo il “momento decisivo”, 0,6 secondi è il tempo che separa il tirarla fuori dalla tasca ed essere pronti per fotografare. Ricoh ha lavorato sul barilotto dell’obiettivo e sulla sequenza di avvio per ridurlo al minimo possibile, ascoltando le richieste degli utenti.

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Il gesto

Il corpo delle GR IV è stato ridisegnato per essere tenuto ancor più comodamente con una sola mano: più sottile di quello delle GR precedenti, con l’appoggio del pollice sul retro ben contornato e il selettore delle modalità trasformato da leva a ghiera. In modalità Program la ghiera anteriore porta in un attimo alla priorità di diaframma e quella posteriore alla priorità di tempi. Esiste anche una modalità nuova, la Snap Distance-Priority, in cui contano la distanza del soggetto nello scatto al volo e la profondità di campo che la macchina costruisce attorno a quella.

Chi scatta con la Ricoh GR digitale ama scattare SooC, cioè direttamente in Jpg o al limite Jpg+Raw. La differenza la fanno gli effetti o le “ricette”, come vengono chiamate. Si possono personalizzare, scaricare dalla rete, mettere in comune. C’è un ecosistema intero che ruota attorno a questa idea, portata avanti per esempio anche da Fuji.

Sul fronte dell’immagine ci sono dodici effetti di Image Control e, da questa generazione, il Cinema, con una dominante gialla o verde che richiama il fotogramma di un film d’epoca. Si regolano saturazione, tonalità, contrasto e grana, più due parametri nuovi, intensità e dimensione, e il risultato si salva come modalità personalizzata. La messa a fuoco minima è di circa 10 centimetri, sei in macro, e il filtro ND da due stop permette di tenere aperto il diaframma anche con il sole alto.

La focale come decisione

Una compatta con un solo obiettivo e senza mirino obbliga a decidere prima di scattare. Con il 28mm si fotografa da vicino, a un passo dalle persone, e lo schermo fisso da tre pollici è l’unico punto di vista. Lo avevamo scritto parlando della GR IV: una scelta che alcuni troveranno limitante, ma coerente con la filosofia minimalista della serie.

Per immortalare le persone o gli oggetti vicini, il campo d’azione della GR è la distanza di un braccio. Un 28mm perdona poco a chi resta lontano dal soggetto, mentre la messa a fuoco a dieci centimetri e il macro a sei centimetri lasciano avvicinare fino quasi a toccare. Per fotografare una persona in strada bisogna entrare per un attimo nel suo spazio e poi uscirne, e una macchina che parte in 0,6 secondi e pesa 262 grammi è pensata per fare esattamente questo: entrare e uscire, in-and-out, nel tempo minimo necessario.

La stessa logica aveva portato nel 2021 alla GR IIIx, con un’ottica da 40mm equivalenti e un prezzo di 999 euro. Il 40mm è una prospettiva vicina a quella dell’occhio umano, e noi lo avevamo accostato al pancake Panasonic da 20mm per il micro quattro terzi, un piccolo capolavoro di ingegneria ottica nel genere delle ultracompatte che, a partire dagli anni Dieci, hanno visto una rinascita incredibile. Nello stesso articolo i più attenti avranno notato che compariva il nome di Daido Moriyama, le cui immagini notturne dai toni saturi sono legate al carattere dei sensori GR, a pellicola e poi digitali. È il fotografo per eccellenza, l’artista che ha dato profondità e credibilità alla GR.

Un anti-smartphone da 262 grammi

Nell’articolo di lancio la GR IV veniva presentata come un «anti-smartphone»: una risposta alla fotografia delegata agli algoritmi dei telefoni, che compete sulla qualità dell’immagine e sull’esperienza di scatto e lascia stare la versatilità. Veniva distinta dalla Leica Q, vista come macchina molto più costosa e con una filosofia e un impegno diversi (un camion anziché una motocicletta come la Ricoh), e dalla Fujifilm X100, vista come macchina di moda (una berlinetta, per rimanere nell’analogia dei veicoli). La nostra definizione all’epoca però era stata molto più pacifica: la GR IV è «una piccola oasi di riflessione fotografica».

L’idea rimane ancora oggi. I 53 GB di memoria interna vanno nella stessa direzione: riducono il rischio di trovarsi con la scheda piena nel momento sbagliato. Mancano il 4K per il video e il mirino elettronico (ma si può mettere un aggiuntivo ottico, ovviamente, nella slitta del flash), e lo schermo è fisso, cioè non “tilta”. Lo abbiamo considerato un limite per alcuni e una scelta di purezza per altri. Il tutto però, tra una crisi dei chip e l’altra, arriva con un prezzo decisamente alto: circa 1.350 euro al lancio, 350 in più della GR III.

All’annuncio, nel maggio 2025, la stampa specializzata l’aveva accolta con pareri contrastanti: un aggiornamento evolutivo più che rivoluzionario, criticato per l’assenza del 4K e per il prezzo atteso.

Il prezzo dell’oasi

La storia dei listini racconta bene la storia di questo settore oltre che di Ricoh. La GR del 2013 era a circa 600 euro, la GR II circa 800, la GR IIIx è arrivata a 999, la GR IV a 1.350. A gennaio 2026 abbiamo raccontato la GR IV Monochrome, con sensore che registra solo la luminanza e un prezzo di 1.799 euro, circa un terzo della Leica Q3 Monochrom. La GR III, intanto, era uscita di produzione a luglio 2025 per problemi di approvvigionamento dei componenti.

L’edizione del trentennale aggiunge una variante a una gamma che si è allargata verso l’alto senza ingrandirsi di un millimetro. Il prezzo di 1.499 sterline riguarda il mercato britannico, da cui arriva l’annuncio, ma che da noi si trasformerà in 1699 euro per un parallelepipedo di magnesio da 262 grammi, con un 28mm dentro.

 

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