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L’Italia traccia la rotta dell’IA, approvati i decreti attuativi per l’AI Act

Il Consiglio dei Ministri dello scorso 10 giugno ha segnato un momento di svolta per il panorama tecnologico e normativo italiano attraverso l’approvazione preliminare dei decreti legislativi attuativi della legge n. 132/25. Questo provvedimento è pre ordinato all’applicazione pratica del Regolamento UE sull’Intelligenza Artificiale, noto come AI Act.

Il fulcro della nuova strategia risiede in una visione strettamente antropocentrica, ispirata anche a principi etici e umanistici, secondo cui la tecnica deve rimanere uno strumento al servizio dell’uomo, lasciando sempre a una persona fisica il discernimento e la responsabilità finale delle decisioni.

Il piano d’azione governativo si sviluppa su più fronti, partendo da un radicale investimento nella formazione e nell’alfabetizzazione critica. La scuola diventa il primo terreno di sperimentazione, introducendo l’intelligenza artificiale generativa nei programmi del secondo ciclo e nell’educazione civica. Parallelamente, verrà stanziato un fondo significativo da cento milioni di euro per supportare i docenti e le famiglie nel contrasto alle dipendenze digitali e ai rischi dell’opacità algoritmica.

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Scuola, PA e Sanità

Questa spinta formativa si estende inevitabilmente alla Pubblica Amministrazione e alla Sanità. Se nel settore pubblico si punta a qualificare il personale per garantire una sorveglianza umana effettiva sui processi automatizzati, in ambito medico l’uso etico dei sistemi di intelligenza artificiale diventa un pilastro obbligatorio dei programmi di aggiornamento continuo, affiancandosi a piattaforme innovative destinate all’ottimizzazione organizzativa e alla gestione delle liste d’attesa negli ospedali.

Un capitolo di fondamentale rilevanza è dedicato alla tutela del mercato del lavoro. I decreti stabiliscono tutele rigide contro la gestione automatizzata delle carriere. Le aziende sono tenute a rispettare la massima trasparenza, informando preventivamente i dipendenti sull’uso di algoritmi. Inoltre, viene sancito il diritto alla spiegazione e all’intervento umano, determinando la nullità di qualsiasi licenziamento basato esclusivamente su decisioni prese da una macchina, senza un reale e documentato vaglio da parte di un responsabile in carne e ossa.

Giustizia e Sicurezza

Nel campo della giustizia e della sicurezza, le regole si fanno ancora più stringenti, allineandosi ai divieti europei per i sistemi ad alto rischio. L’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire l’autonomia di giudizio dei magistrati o il controllo democratico delle Forze dell’Ordine. Viene posto un freno categorico al riconoscimento biometrico selvaggio, vietando lo scraping indiscriminato di dati dal web per creare database di volti e limitando l’identificazione remota in tempo reale a casi eccezionali legati alla sicurezza nazionale, sempre e solo previa autorizzazione della magistratura.

Per bilanciare la sicurezza con la crescita, la riforma ridisegna anche la responsabilità civile e penale. Sul piano civile si facilita l’accesso alla giustizia per i cittadini danneggiati da un sistema automatizzato, introducendo agevolazioni probatorie per superare la natura complessa dell’algoritmo e consentendo l’azione diretta contro le assicurazioni dei fornitori. Sul fronte penale viene introdotto un nuovo reato per punire chi omette o altera le misure di sicurezza nei sistemi ad alto rischio.

Infine, il decreto dimostra che la regolamentazione non vuole essere un freno all’innovazione. Il Governo ha infatti stanziato oltre cinquecento milioni di euro per il prossimo triennio per supportare la competitività del sistema economico.

Una fetta importante di queste risorse finanzierà la ricerca applicata alla cybersecurity e lo sviluppo industriale di settori strategici d’avanguardia, come la robotica umanoide, la guida autonoma, il quantum computing, i modelli verticali di intelligenza artificiale e la fotonica per il supercalcolo.

Attraverso questo impianto normativo e finanziario, l’Italia tenta di tracciare un modello pionieristico capace di unire lo sviluppo industriale alle necessarie garanzie etiche e costituzionali.

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