Apple non ha alcuna intenzione di rispettare la direttiva con la quale il Governo Indiano medita di imporre un’applicazione in grado di tracciare specifiche azioni compiute sugli smartphone. A parlare – dicendo quel che era già facile intuire, ovvero che Cupertino non potrà mai contravvenire ad uno dei principi di fondo della sua politica aziendale, la privacy dei clienti – sono alcune fonti interne citate da Reuters.
“Non lo faremo e lo diremo al governo indiano con chiarezza: non accettiamo imposizioni di questo tipo”, ha riferito una fonte a conoscenza della posizione interna. Secondo Apple, l’applicazione denominata Sanchar Saathi «Apre una serie di problemi di sicurezza e di tutela della privacy all’interno dell’ecosistema iOS. Non lo facciamo in nessun Paese del mondo e non possiamo farlo. Punto».
Secondo le informazioni raccolte, Apple informerà formalmente New Delhi delle proprie obiezioni, senza però scegliere la via dello scontro pubblico o legale. L’obiettivo è ribadire che un sistema chiuso come iOS non può integrare un’app governativa non removibile, né permettere funzionalità imposte dall’esterno.
Ricordando il Nepal
La posizione di Apple è rafforzata da una serie di azioni politiche. Le opposizioni in Parlamento accusano il governo Modi di voler introdurre uno strumento di sorveglianza di massa e anche i social sono in ebollizione: circolano slogan come “Big Brother cannot watch us”.
Il rischio è quello di una sollevazione, se non nelle proporzioni nello spirito, simile a quella che alcuni mesi fa ha scatenato una rivolta popolare in Nepal dopo la chiusura dei social che non avevano richiesto una licenza al Governo e in in consguenza di questo erano stati chiusi.
I vertici di Delhi sentono la pressione tanto che il ministro delle telecomunicazioni, Jyotiraditya Scindia, è intervenuto sostenendo che Sanchar Saathi è un sistema “volontario” e facilmente eliminabile, una versione che contrasta apertamente con la direttiva confidenziale inviata ai produttori che richiedeva addirittura l’installazione mediante un aggiornamento software imposto a tutti i dispositivi, anche quelli nei negozi o nelle mani dei clienti.
L’app Sanchar Saathi sarebbe servita, lo ricordiamo, a contrastare furti, clonazioni di IMEI e frodi legate ai dispositivi rubati, permettendo il blocco remoto dei telefoni e la segnalazione di chiamate sospette o truffaldine. Una funzione che il governo considera cruciale contro l’aumento della criminalità informatica, ma che potrebbe essere facilmente vista come un sistema di vigilanza molto intrusivo sulle azioni dei cittadini.
I concorrenti di Apple restano alla finestra
Gli altri produttori – Samsung, Xiaomi e i principali marchi Android – stanno valutando la direttiva senza esporsi. Secondo Reuters, nessuno ha ancora dichiarato se aderirà o meno. La natura più aperta di Android rende tecnicamente più semplice preinstallare un’app governativa, ma resta irrisolto il nodo politico e comunicativo.
Per Apple la questione è delicata sia per la natura tecnica della richiesta sia perché la vicenda arriva in un momento già complesso per i rapporti tra l’azienda e l’India: Cupertino è infatti coinvolta in una disputa con l’autorità antitrust del Paese, che ha contestato alcune pratiche legate all’App Store e ha ventilato sanzioni potenzialmente molto pesanti.
A questo si aggiunge il peso strategico del mercato indiano, uno dei pochi al mondo in cui le vendite di smartphone crescono ancora e in cui Apple sta investendo con decisione nella produzione locale degli iPhone.
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