Benvenuto nel suo nuovo ufficio, Mr. Ternus. Sappiamo relativamente poco di John Ternus, ma quel poco che sappiamo ci piace. Intanto, è un ingegnere meccanico: nato nel 1975, nel 1997 la sua tesi di laurea alla University of Pennsylvania è stato un braccio meccanico di alimentazione controllabile con movimenti della testa, destinato a persone con tetraplegia, un segnale precoce del suo interesse per tecnologia applicata a bisogni concreti.
Dopo quattro anni in una startap, dal 2001, quando aveva 26 anni, è entrato in Apple ed è diventato rapidamente l’uomo di punta per l’hardware engineering, dopo una partenza nel team di Product Design per il quale ha sviluppato l’Apple Cinema Display. Come manager dello sviluppo hardware è stato il vice di Dan Riccio, che poi ha sostituito nel 2021: intanto, ha guidato prima i team iPad (fin dall’inizio sino ai modelli Pro e Air), tutte le Airpods e poi l’evoluzione del Mac con il passaggio da Intel ad Apple Silicon. Dal 2022 anche Apple Watch, per non farsi mancare nulla.
Non è soltanto la capacità di far funzionare un team, o di interfacciarsi su prodotti e quindi problemi diversi, quanto l’ampiezza del regno sul quale ha comandato: la differenza tra un regista di film indipendenti a basso budget che coordina una ventina di persone e un regista di colossal come Christopher Nolan o Steven Spielberg, che fa muovere centinaia e centinaia di persone con budget enormi.
La ricetta del successo
Un uomo di ponte di comando ma anche di palcoscenico. Più volte sul palco dei vari keynote a presentare i singoli prodotti hardware o fare da contraltare a Craig Federighi per mostrare le novità, il suo più grande successo è stato gestire la transizione del team hardware da Intel ai chip Apple Silicon (da M1 a M4). Sue le “mani” che hanno impastato e definito concreatamente i prodotti centrali per l’era Cook: iPad Pro con Apple Pencil e Magic Keyboard, Airpods normali, Pro e Max, iPhone dal 12 in poi, incluso l’iPhone Air e la famiglia 17, gli Apple Watch Ultra, il MacBook neo, che è la sua ultima creatura in ordine di tempo.
Sui prodotti ha migliorato tutto: non solo la tecnologia ma anche affidabilità, durabilità e sostenibilità: ha introdotto tecniche per migliorare la resistenza dei dispositivi, ha promosso l’uso di alluminio riciclato e altri materiali a minore impatto ambientale, e ha lavorato su soluzioni di riparabilità per allungare il ciclo di vita dei prodotti. È anche una risposta alle pressioni normative sempre più forti negli Stati Uniti e in Europa, ma ridurla a questo sarebbe ingeneroso: Ternus ha fatto della durabilità una questione propriamente ingegneristica.
E come uomo, rispetto a figure carismatiche o visionarie come Steve Jobs o molto complesse e articolate come Tim Cook, Ternus è stato descritto come un leader tecnico, metodico e soprattutto ben voluto internamente. Bloomberg lo ha definito “carismatico e molto apprezzato” e il membro più giovane dell’executive team al momento della sua promozione nel 2021.
Se una figura così può sembrare “grigia” (ma anche amata, il che non è male) in realtà Ternus è una persona sorprendente. Atleta fin dal tempo dell’università (oltre agli ottimi risultati accademici è stato un nuotatore d’eccellenza, sport che insegna ad andare avanti anche da soli e con grande disciplina) oggi Ternus è appassionato di ciclismo e corse automobilistiche: porta spesso colleghi nello stato di Washington per gare di rally su sterrato e guida la sua Porsche su circuiti come Laguna Seca in California. Questo lato più “adrenalico” contrasta con l’immagine riservata tipica di molti dirigenti Apple, ma si inserisce in una cultura aziendale che valorizza sia la disciplina sia la passione per la performance.
Quindici anni dopo, il testimone passa di mano
L’annuncio del passaggio di consegne è arrivato il 20 aprile 2026, con il consiglio di amministrazione che aveva approvato all’unanimità la nomina al termine di un processo di successione descritto da Apple come “di lungo periodo”. In pratica: Tim Cook è diventato presidente esecutivo del Consiglio di Amministrazione, John Ternus è salito sulla poltrona di CEO a partire dal 1° settembre 2026. Cook ha continuato a lavorare a fianco di Ternus per tutta l’estate, per poi occuparsi, nella nuova veste di executive chairman, dei rapporti con i governi e i responsabili delle politiche pubbliche in tutto il mondo. Ternus intanto entra anche nel board nello stesso giorno, primo settembre 2026, con la piena fiducia del mercato e di un’azienda che sotto Cook ha superato i quattro trilioni di dollari di capitalizzazione di borsa.
Si chiude così un’era durante la quale Apple ha fatturato, nel solo terzo trimestre fiscale 2026, 109,42 miliardi di dollari con un incremento del sedici per cento rispetto all’anno precedente, trainato da iPhone 17 (54,25 miliardi complessivi per gli iPhone, +22 per cento) e dalla linea Mac (10,35 miliardi, più 29 per cento).
L’ecosistema dei servizi ha raggiunto dimensioni che nessuno, nemmeno i più ottimisti, aveva previsto un decennio fa, e la macchina operativa costruita in quindici anni di gestione non ha equivalenti nel settore tecnologico mondiale. Non è una zavorra, quella che Ternus raccoglie: è un trampolino con una molla molto, molto tesa.
Il cambio segna un passaggio di paradigma che va oltre il ricambio anagrafico: da un amministratore delegato con formazione operativa e finanziaria, cresciuto nella catena di fornitura globale, a un chief executive officer formato nell’ingegneria hardware e nella progettazione di dispositivi fisici.
Come avevamo già detto a inizio 2026, quando il nome di Ternus è emerso come unico candidato credibile, si tratta della continuità più attesa nella storia recente di Apple: la conferma che Cupertino resta un’azienda “product-led“, in cui le decisioni strategiche partono dalle possibilità tecnologiche. La nomina di un ingegnere di prodotto alla guida di una delle aziende più capitalizzate del mondo è molto più che un dettaglio biografico: è una dichiarazione di strategia e, sulla carta per adesso, una garanzia sul futuro dell’innovazione.

L’architettura di un’era
C’è un filo che attraversa venticinque anni di storia del hardware Apple, e quel filo ha la forma discreta di John Ternus. Dal primo monitor sviluppato nel 2001 fino al MacBook Neo del 2026, la parabola è quella di un ingegnere capace di capire, prima degli altri, che i materiali, le dimensioni e la percezione tattile di un dispositivo ne determinano il destino commerciale quanto le specifiche tecniche.
L’iPad Pro con Apple Pencil e Magic Keyboard è diventato strumento professionale credibile perché qualcuno ha avuto l’ostinazione di lavorare sull’integrazione meccanica finché il punto di equilibrio tra portabilità e prestazione non era perfetto.
La vera impresa, quella che cambierà i libri di storia del settore, è stata la transizione dei Mac da processori Intel ad Apple Silicon: avviata nel 2020 con il chip M1 e completata con una velocità che aveva sorpreso anche gli osservatori più ottimisti, attraverso M2, M3 e M4, investendo MacBook Air, MacBook Pro, iMac, Mac mini e Mac Studio.
I cinque anni di chip Apple progettati internamente raccontano un vantaggio prestazionale ed energetico che nessun concorrente ha ancora recuperato. E con l’era delle AI e degli LLM, un ambiente tecnologico in cui Mac mini e Mac Studio sono oggi talmente di successo da essere in forte richiesta, cogliendo di sorpresa la stessa Apple. È Ternus che ha condotto questa rivoluzione senza perdite di continuità, senza alienare sviluppatori né utenti, con un rigore operativo che è l’esatto contrario della visibilità mediatica.
Su durabilità e sostenibilità ha lavorato con metodo sistematico, tutt’altro che “costretto” dalla normativa: ci ha messo orgogliosamente del suo e i risultati si vedono: alluminio riciclato nelle scocche, titanio stampato in tre dimensioni per Apple Watch Ultra, soluzioni di riparabilità progettate internamente in anticipo rispetto alle normative europee e statunitensi sul diritto alla riparazione. Non era solo sensibilità ambientale: era anche una risposta ingegneristica pragmatica alle pressioni dei legislatori, anticipata prima che diventassero un freno invece che un’opportunità.
La sfida doppia: intelligenza e visione
L’intelligenza artificiale è il cantiere aperto (e tutto tranne che risolto) che Ternus ha ereditato con la carica. Nel suo primo discorso davanti ai dipendenti di Apple come futuro amministratore delegato, il 22 aprile 2026 allo Steve Jobs Theater di Cupertino, aveva messo l’AI al centro della propria visione: la promessa di un’intelligenza artificiale integrata nel chip, discreta, veloce, orientata alla privacy, in contrasto netto con le derive cloud-centriche dei concorrenti.
Il ritardo percepito di Apple sull’AI generativa rispetto a Google e Microsoft aveva alimentato mesi di perplessità tra gli analisti, e la collaborazione avviata a inizio 2026 con Google per potenziare Siri era già il segnale di un pragmatismo capace di mettere da parte l’orgoglio quando serve. Una Siri davvero competitiva sarà il primo banco di prova di tutto il resto: il campo di battaglia su cui si misurerà la credibilità dell’intera strategia AI di Cupertino.
Prima ancora di diventare CEO, Ternus avrebbe firmato una scelta destinata a ridefinire la direzione di Apple in un segmento intero: a giugno 2026, attraverso le rivelazioni dell’analista Ming-Chi Kuo, era diventato pubblico che la linea Vision era stata abbandonata, con Vision Air e Vision Pro 2 cancellati, l’attuale headset in fase di dismissione e la roadmap degli XR headset azzerata.
Al loro posto, secondo Kuo, due nuove categorie di occhiali intelligenti: AI glasses senza display per il 2027, smart glasses AR con display basati su guide d’onda ottiche non prima del 2029.
La disponibilità di ammettere che una tecnologia non è ancora matura è rara nell’industria tecnologica: è la logica di un ingegnere severo con se stesso, non di un promoter costretto a difendere una scommessa sbagliata. Se a qualcuno ricorda lo Steve Jobs che nel 1997 ha cancellato il 70% del listino di Apple (incluso il Newton nel 1998), forse c’è speranza.
L’uomo per questa stagione
Tra le prime mosse concrete del Ternus pre-CEO c’è già stato il richiamo in Apple di Laura Legros, storica vicepresidente dell’ingegneria hardware andata in pensione nel 2022 dopo una lunghissima carriera interna. Una mossa che dice molto: non rivoluzione visibile, non rotture plateali con il passato, ma costruzione paziente di una squadra di fiducia intorno a competenze consolidate e già testate nella pratica Apple. Il primo atto di un ingegnere non è rompere: è identificare i punti di resistenza e rafforzarli.
Il 9 settembre 2026, pochi giorni dopo aver assunto la carica, Ternus salirà sul palco dell’Apple Park per il suo primo keynote da amministratore delegato: quello che presenterà i nuovi iPhone. È il momento in cui le attese degli analisti, che già si interrogano su cosa aspettarsi dall’era Ternus, si misuranno con la realtà dei prodotti e con la presenza scenica di un CEO finora vissuto più nei laboratori che sotto i riflettori. La nuova famiglia di iPhone, adesso capace di spingere il fatturato hardware a 54,25 miliardi di dollari in un solo trimestre, sarà la sua prima presentazione nella nuova veste.
“Tutta un’altra mitezza“, si potrebbe dire di John Ternus: non il tipo da citazione ispirata né da discorso motivazionale alla Silicon Valley, ma qualcuno che ha dimostrato, anno dopo anno e prodotto dopo prodotto, che la visione più efficace si incarna nei materiali.
Venticinque anni consecutivi in Apple, le mani su tutto quello che conta davvero, la capacità di far funzionare team enormi in modo silenzioso: è il curriculum di chi conosce la macchina dall’interno, pezzo per pezzo, chip per chip. Che questo non sia la forma più duratura e preziosa di leadership tecnologica è tutto ancora da dimostrare.

















