Jony Ive «Credevo di essere negato per la tecnologia fino a quando ho usato il primo Mac»

Anche dalla cattedra di Cambridge trapela il carattere umile e timido del genio del design di Apple. Nella conferenza Jony Ive illustra i due approcci tra curiosità e risoluzione dei problemi necessari per il suo lavoro. A fine discorso una citazione memorabile di Steve Jobs

Jony Ive «Credevo di essere negato per la tecnologia fino a quando ho usato il primo Mac»

Non a caso Jony Ive è il dirigente Apple più importante a non essere mai salito sul palco di un keynote di Cupertino: unanimemente riconosciuto come un genio del design ma dal carattere umile e timido, Ive non ha potuto esimersi dal tenere un discorso per il ricevimento del premio Stephen Hawking Fellowship.

Il carattere riservato è emerso anche durante il suo intervento nell’università di Cambridge, il secondo tenutosi dopo quello del leggendario astrofisico scomparso quest’anno, una conferenza che può considerarsi a tutti gli effetti una lezione sul suo metodo di lavoro in Apple nel campo del design per la tecnologia.
segreti di AppleUna lezione che i reporter dell’Independent giudicano «Intellettualmente ricca ma accessibile, densa di idee e affascinante», il relatore «Disponibile e umile» nel rivelare i due approcci fondamentali nel suo lavoro: la curiosità e la risoluzione dei problemi. Curioso rilevare che uno dei miti dell’hi-tech si è considerato per anni negato per la tecnologia, convinzione svanita quando Jony Ive ha usato il suo primo Mac

«Con il Mac, nel 1988, penso di aver imparato due cose. In primo luogo, potevo effettivamente usarlo. Mi è piaciuto usarlo ed è diventato uno strumento molto potente che mi ha aiutato a progettare e creare. In secondo luogo, e penso che questo sia in un certo senso un’ammissione piuttosto imbarazzante perché questo è stato alla fine di quattro anni di studio del design, ho capito che ciò che fai rappresenta chi sei».

Nella sua lezione si è parlato anche della fragilità delle idee, un concetto caro ad Ive già emerso in altri interventi e interviste «Non sono del tutto sicuro del perché, ma penso di aver sempre avuto un enorme piacere quando il pensiero più incerto, spesso dalla voce più tranquilla, si evolve in prodotti significativi e sostanziali». Quasi ogni frase della conferenza sottolinea l’approccio estremamente umile e riflessivo del relatore.

Jony Ive - Foto: Getty Images for The New Yorker
Jony Ive – Foto: Getty Images for The New Yorker

Lo chief designer officer di Cupertino dichiara ancora una volta di essere elettrizzato dal suo lavoro in Apple, costantemente al lavoro nel cercare nuove soluzioni per nuovi prodotti e problemi. Ed è qui che emerge uno dei punti salienti del suo discorso: la dicotomia, il conflitto tra la curiosità e la risoluzione dei problemi

«C’è un conflitto fondamentale tra due modi di pensare molto diversi. È il conflitto tra la curiosità e la risoluzione e l’attenzione necessaria per risolvere i problemi. La curiosità, mentre alimenta e motiva, nonostante sia assolutamente fondamentale per la generazione di idee, isolatamente culmina in molte lunghe liste, forse alcune idee, ma da sola finisce in sé stessa».

«Onestamente, non riesco a pensare a due modi di lavorare, due modi diversi di essere, che sono più polari. Da un lato interrogarsi costantemente, amare le sorprese, consumare con curiosità e, dall’altro, dover essere completamente guidati e completamente concentrati per risolvere problemi apparentemente insormontabili, anche se tali soluzioni sono senza precedenti o riferimenti».

Jony Ive, la nostalgia per il trasloco ad Apple Park, e la fiducia per Apple WatchNel suo lavoro quotidiano Jony Ive passa da un approccio all’altro senza soluzione di continuità «Vedete, nel modo di essere irragionevoli e risoluti, dovete risolvere problemi difficili. Ma risolvere questi problemi richiede nuove idee. E così, torniamo ad aver bisogno di idee e torniamo a essere aperti e curiosi. Questo non è un cambiamento che si verifica una volta o due in un progetto pluriennale. Trovo che mi capiti una o due volte al giorno e quella frequenza di passaggio tra due modi diversi di vedere e pensare è fantasticamente esigente».

I ragionamenti di Jony Ive portano alla mente l’inventiva del designer e dei team creativi, degli ingegneri di Cupertino, e la presa di posizione inamovibile, in alcun i casi spietata che trapela dai resoconti sull’operato di Steve Jobs, l’ex Ceo e cofondatore di Apple, non solo collega ma anche stretto amico di Ive. Non è un caso che la sua conferenza termina con la citazione di una frase del Ceo leggendario

«Ci sono molti modi per essere come persona. Le persone esprimono il loro profondo apprezzamento in modi diversi. Ma uno dei modi in cui credo che le persone esprimano il loro apprezzamento per il resto dell’umanità è quello di creare qualcosa di meraviglioso e metterlo là fuori. E tu non incontri mai le persone, non stringi mai le loro mani. Non ascolti mai la loro storia o racconti la tua, ma in qualche modo, nell’atto di fare qualcosa con molta cura e amore, lì qualcosa viene trasmesso. Ed è un modo di esprimere al resto della nostra specie il nostro profondo apprezzamento».