Si fa un gran parlare di Intelligenza Artificiale, di investimenti miliardari mirati di aziende in strumenti che dovrebbero migliorare la produttività e ridurre i costi del personale, ma da un sondaggio su oltre 6000 dirigenti di aziende in Europa e negli Stati Uniti emerge che la maggior parte dei quadri ritiene che l’AI abbia avuto finora uno scarso impatto nelle operazioni commerciali.
Il sondaggio, pubblicato dal National Bureau of Economic Research (NBER, un’organizzazione no-profit statunitense di ricerca in campo economico-finanziario) evidenzia le disparità tra aspettativa e realtà. Il 70% delle attività interpellate afferma di usare attivamente l’AI ma oltre l’80% tra queste riferisce di non avere notato alcun impatto in termini di produttività o sull’occupazione.
Nonostante i dati sopra, la maggior parte degli intervistati ritiene che in futuro l’AI permetterà di migliorare la produttività in generale, ridurre l’organico e aumentare la capacità produttiva. Tra gli stessi dirigenti, un terzo di questi ha indicato di usare l’AI sul posto di lavoro, ma l’utilizzo ammonta di media a sole 1,5 ore a settimana. Un quarto degli intervistati ha riferito di non avere mai usato l’AI o, quantomeno, non ancora.

Il paradosso di Solow
Il dato in questione ricorda il cosiddetto “paradosso di Solow”, economista premio Nobel che tra le fine degli anni ’80 disse: «Potete vedere l’età dei computer dappertutto, tranne che nelle statistiche sulla produttività», evidenziando che l’informatica si era sviluppata su livelli enormi – con capacità di calcolo dei computer cresciuta enormemente negli anni – chiudendosi allo stesso tempo perché la produttività era cresciuta solo di due, tre punti percentuale. Nel frattempo in cui gli economisti discutevano, negli anni ’90 la produttività si riprese ciò che aveva perso, crescendo tantissimo nel decennio successivo. Merito dei computer o della globalizzazione, il dibattito è acora aperto e lo stesso potrebbe avvenire in futuro con l’AI.
Da molti l’AI è ritenuta una tecnologia dirompente ed epocale. Secondo dati di Accenture i dirigenti europei nutrono ottimismo. In Europa la maggiorar parte delle organizzazioni prevede di aumentare gli investimenti in IA e tra le società più ottimiste ci sono quelle italiane (92%), seguite da quelle tedesche (87%).
Se i dirigenti vedono l’IA come un catalizzatore di crescita, molti dipendenti esprimono timori legati alla riduzione della forza lavoro e a formazione insufficiente. Pochi giorni addietro lo chief chief executive di Microsoft ha dichiarato che nel giro di 12-18 mesi l’intelligenza artificiale potrà essere usata per sostituire il lavoro svolto attualmente da quasi tutti i “colletti bianchi”.
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