La campagna anti-net neutrality negli Usa era un fake news?

Secondo un ricercatore più di un milione di email con i commenti richiesti ai cittadini dalla FCC sono falsi. Usate centinaia di migliaia di identità digitali rubate

net neutrality

Negli Usa si sta preparando una normativa “ammazza net-neutrality” che trasformerà (in peggio) il modo con il quale si utilizza Internet. Per avere prestazioni e capacità (ad esempio per potersi connettere alla posta elettronica o ai servizi Voip) bisognerà pagare perché i provider saranno autorizzati a discriminare i pacchetti del traffico internet.

È una rivoluzione che va contro lo spirito di Internet. Si spiega facilmente perché. La “neutralità” vuol dire che tutti i pacchetti dati sono uguali e hanno diritto di circolare ugualmente. Questo ha permesso di creare nuovi servizi e modi di uso di internet (dal web al voip, compresi i servizi P2P). Le compagnie telefoniche e che forniscono servizi da tempo consolidati sono contrarie perché, sostengono, sviluppano una infrastruttura costosa per poi vedersi portare via il valore da altre aziende: startup e Over the top. Per questo vorrebbero una internet erogata a pagamento a seconda del livello di servizio e libertà.

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Negli anni gli Stati Uniti hanno difeso questa idea, soprattutto con Barack Obama ma anche con la presidenza Bush. Invece, il nuovo inquilino della Casa Bianca ha deciso diversamente. Donald Trump prima ha nominato a capo della FCC, l’ente regolatore di queste cose negli Usa, una persona con chiari interessi dalla parte delle telco, e poi è nata una campagna “dal basso” per abolire la net neutrality sulla base della sicurezza, della qualità del servizio, delle legittime aspettative degli investitori. Tutto bello, peccato che la campagna sia a quanto pare un falso.

Secondo Jeff Kao, infatti, uno scienziato dei dati che ha analizzato un milione e trecento mila commenti pro net neutrality inviati per email alla FCC su richiesta della stessa (una sorta di consultazione popolare per conoscere il sentimento del Paese) grazie a strumenti statistici ed euristici applicati ai big data. La scoperta è che si tratta di commenti falsi, creati artificialmente, messi assieme utilizzando script e centomila e più account “rubati”.

Gli account rubati, spiega peraltro il Procuratore generale degli Stati Uniti, sono il bottino di un clamoroso furto di identità digitali, raccolte e messe assieme per poter avere una base dalla quale inviare via mail commenti favorevoli come se provenissero da destra e da manca. I suddetti commenti, invece, ha scoperto il ricercatore Kao, sono falsi.

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Il problema è che questi commenti sono stati utilizzati per le email della campagna anti net neutrality che ha fornito la base per la FCC di iniziare la normativa che mira alla più grande trasformazione della storia di Internet. In particolare, sostiene Kao, sono tre le cose significative scoperte dalla sua analisi:

  • Un milione e trecentomila email utilizzano identità e commenti anti net neutrality che passano per essere un movimento spontaneo dal basso,
  • È molto probabile che anche altre campagne siano state fatte in questo modo, con decine di milioni di commnenti ed email falsificate così,
  • È altamente probabile che il 99% delle vere mail inviate per testimoniare l’opinione dei cittadini americani sia invece chiaramente e inequivocabilmente a favore della net neutrality.

Adesso negli Usa la polemica sta montando sia in rete che sui giornali, molto critici nei confronti di Trump ma con opinioni meno nette quando si parla di grandi business da parte dei giganti delle telecomunicazioni (che sono anche inserzionisti dei giornali), senza contare che anche le società di tecnologia non hanno sempre una posizione chiaramente pro net neutrality, in quanto ci sono conveniente anche per loro nella realizzazione di servizi calibrati su profili diversificati della “qualità” della rete.