La rivoluzione di WordPress si chiama WPDocker?

La soluzione al sovraccarico dei server che usano piattaforme di blogging come WordPress potrebbe finire. Una soluzione basata su un tipo di container software, Docker, promette di rivoluzionare il mercato dell’hosting

Un’alternativa al sistema di hosting di WordPress, il più popolare fornitore di servizi di blogging, che oggi vede crescere sempre più i costi legati alla sua gestione. La possibile svolta tecnologica non passa attraverso la riscrittura del “motore” del servizio di blog, per renderlo più leggero e performante, ma con una svolta tecnologica nella modalità di funzionamento del suo sistema di hosting: addio alla virtualizzazione e benvenuti containers.

Lancia l’iniziativa WPDocker con una lettera aperta al web. «L’attuale modello economico di WordPress ha raggiunto l’apice. Se WordPress vuole raddoppiare la quota di mercato e continuare a democratizzare il publishing online, e l’eCommerce, dobbiamo democratizzare prima il web hosting. E l’unico modo in cui gli sviluppatori possono facilmente implementare più siti web è costruire un business sostenibile. Senza web hosting non c’è un server sul quale mettere il vostro sito web o il sistema di eCommerce. E senza gli sviluppatori non c’è nessuno per costruire il software che fa funzionare un sito web, senza contare tutto il resto (…). Le aziende di hosting e gli sviluppatori hanno bisogno di lavorare insieme e condividere gli oneri di sostegno in cambio di una parte dei guadagni. La famosa “Installazione in cinque minuti di WordPress” è ora un’eternità rispetto ad altri sistemi di gestione dei contenuti e piattaforme di commercio elettronico».

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L’idea di WPDocker è quella di abbandonare l’approccio a macchine virtuali e utilizzare invece i container, un nuovo meccanismo che sta prendendo piede nel cloud per portare il software con quel che è necessario al suo funzionamento a girare direttamente sul “bare metal” dei server di rete: ottimizzare il software e ridurre i carichi di lavoro.

Il meccanismo di hosting di WordPress sinora è sempre stato basato su macchine virtuali: cioè server con un proprio sistema operativo e gestore di virtual machine (VM) fanno girare macchine virtuali ciascuna dotata di una sua installazione di Linux con Apache, MySQL, Php e il motore di WordPress, che a sua volta fa funzionare il sito web. Questo meccanismo di installazione, molto utile per poter trasferire rapidamente la macchina virtuale che contiene il singolo sito di WordPress su server più o meno potenti, in realtà sta creando più problemi che non opportuintà. A partire dalla complessità di gestione, rischio di problemi e interruzioni del servizio in ciascuno dei singoli strati, difficoltà di aggiornamento, eccessivi costi di hosting.

Ecco che arriva la risposta: container, sotto forma di Docker, la più popolare tecnologia open source utilizzata in questo ambito. In questo modo sul cloud che utilizza i container di Docker possono girare direttamente Apache, MySql, Php e WordPress, riducendo notevolmente l’overhead di funzionamento, e permettendo ai singoli siti web gestiti da WordPress di essere online a costi molto contenuti anche in termini di hosting. Docker rimpiazza infatti almeno tre strati di tecnologia e consente di rendere totalmente indifferente il tipo di hardware e sistemi operativi sottostanti, ma anche la gestione delle reti, il trasferimento dei carichi di lavoro e il sistema di virtualizzazione.

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In pratica i container di Docker sono dei blocchi di software che contengono codice, strumenti di sistema, librerie di sistema e tutto quel che serve installare su un server. Utilizzando Docker in pratica si utilizza WordPress come se fosse un sistema operativo e il suo deployment è semplificato e pacchettizzato come se si trattasse di una app.

Soprattutto, calano notevolmente i costi e si possono utilizzare strategie di deployement e business model differenti da quelli utilizzati finora: gestione delle box con WP in maniera semplificata, periodi di prova, portabilità assoluta sia tra server per hosting che sulle proprie macchine. Niente più migrazioni di WordPress, insomma.

WPDocker spera che Automattic, l’azienda dietro WordPress, capisca la necessità di fare questo salto. Se WordPress è open source, infatti, il business model di WP è quello dell’hosting dei siti sui suoi server e i servizi connessi. Automattic sta investendo sull’eCommerce ma il costo di hosting e la problematica legata alla scalabilità e installazione di WordPress sta diventando un vero problema anche rispetto ai concorrenti, soprattutto Joomla eDrupal.

I Containers sono la tecnologia che in questi ultimi mesi è emersa con forza sempre maggiore. Questo perché, se è vero che da un lato il business dei servizi cloud per aziende come Amazon Web Services (che vendono Infastruttura come servizio tramite EC2) è in crescita (AWS dovrebbe superare il miliardo di fatturato per quanto riguarda il solo EC2), è anche vero che la montagna di VM che ci sono in circolazione sta facendo crescere lo stress al quale è sottoposta l’infrastruttura del cloud pubblico. Il bisogno di fornire soluzioni tecnologicamente più convenienti e meno onerose in termini di servizi e potenza richiesta è molto forte. Perché creare una VM con un intero sistema operativo al suo interno, quando si può invece semplicemente utilizzare quella parte del codice che serve e lasciare tutto il resto fuori? Secondo gli sviluppatori di WPDocker questa è la strada anche per WordPress.

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