
In base alla ricerca milioni di stampanti sarebbero di fatto indifese di fronte ad un attacco pirata che prendesse di mira il firmware. Visto che nessuno, sempre secondo i ricercatori, avrebbe previsto una forma di tutela all’aggiornamento del sistema operativo delle stampanti, in teoria sarebbe possibile devastare sia le stampanti stesse che le reti cui sono connesse e quindi anche i computer.
Tra gli esempi fatti c’è ad esemopio la possibilità di distruggere il fusore (l’unità conclusiva dove il foglio è riscaldato per pochi secondi ad alta temperatura in modo da impressionare il toner sulla carta) portandolo a temperature tale da renderlo inservibile o peggi da far incendiare il dispositivo e con esso dare fuoco alla scrivania o all’intero ufficio. Sarebbe anche possibile “ingannare” il dispositivo target facendogli credere che quello che è in arrivo è un aggiornamento firmware quando invece si tratta di un software che ne modifica i parametri, che cancella la memoria o che installa un trojan; le stampanti infatti non verificherebbero se il firmware è legittimo o meno. A dimostrazione delle potenzialità del buco di sicurezza è stato mostrato l’esempio di una stampante “infetta” in grado di inviare copie dei moduli per le imposte a un computer in rete: da questo il risultato veniva anonimamente scansionato alla ricerca di dati sensibili (ad esempio il numero di previdenza sociale) pubblicando i risultati su un account Twitter.
HP minimizza spiegando che per quanto riguarda il gruppo fusione è impossibile determinare l’incendio della stampante visto che sui modelli di recente produzione è presente uno switch termico che impedisce il verificarsi di questo tipo di scenario. L’azienda di Santa Clara sostiene anche che anche l’attacco al firmware è cosa che riguarda solo i prodotti vecchi, venduti prima del 2009; i più recenti richiedono l’uso di un upgrade firmato digitalmente. Per altro, fa sapere ancora HP, il firmware in remoto può essere modificato solo se la stampante è connessa a un router collegato a internet e nell’azienda non è presente un firewall oppure iniettando il codice malevolo da una postazione sulla stessa rete nella quale è presente la stampante
Uno dei dispositivi usati per la dimostrazione dei ricercatori, però, sarebbe stato acquistato a settembre di quest’anno e sembra presentare lo stesso bug di sicurezza delle vecchie stampanti, quindi essere aperto all’installazione di codice malevolo. L’insicurezza delle stampanti è solo la punta di un iceberg afferma un ricercatore: moltissimi apparecchi elettronici collegati in rete nelle aziende o nelle case soffrono di vari problemi di sicurezza.
[A cura di Mauro Notarianni]












