Geohot il primo hacker del jailbreak costruisce in casa vettura a guida autonoma

Geohot, il giovane hacker che qualche anno addietro era diventato famoso per essere stato uno dei primi ad avere individuato un meccanismo per applicare il jailbreak all'iPhone, ha una nuova passione: le auto a guida autonoma.

Geohot

George Hotz, meglio noto come “Geohot”, è l’hacker che nel 2007, all’epoca 17enne, diventò famoso per essere stato uno dei primi ad avere individuato e creato un meccanismo che consentiva di applicare il jailbreak all’iPhone, consentendo di applicare modifiche non ufficiali al sistema operativo di serie con lo smrtphone di Apple.

Dopo avere dedicato vario tempo all’iPhone, la sua nuova passione sono le auto a guida autonoma. Ha creato da solo un prototipo sfruttando come veicolo base una Acura ILX 2016, modificandola con vari componenti elettronici, tutti elementi a basso costo e facilmente reperibili sul mercato, incluso un display da 21.5″ di Dell.

Il sistema operativo di base è una distribuzione GNU/Linux (Ubuntu) e alla vettura è stato integrato anche un joystick. Nel vano portaoggetti è stato istallato un mini-computer con un hub, un paio di GPS e strumenti per la lettura dei sensori.

Qualche giorno prima del Giorno del Ringraziamento, Hotz aveva invitato Ashlee Vance, giornalista di Bloomberg Businessweek che conosceva bene le gesta di Geohot e al quale sembrava una follia l’idea di progettare da solo un’auto nel giro di un mese (su progetti del genere colossi come Google e Tesla, solo per citare due nomi blasonati, fanno normalmente lavorare centinaia d’ingegneri).

Il sistema di guida automatica ideato da Hotz, sfrutta chip grafici che normalmente si trovano sulle console dei videogiochi per elaborare le immagini catturate dalle videocamere e quelli di Intel per eseguire calcoli e routine varie; Hotz ha speso per il suo progetto circa 30.000$, una parte dei 50.000$ vinti in un contest per hacker noto come Pwn2Own.

L’ospite di Hotz, un po’ scettico, si è accomodato nell’auto per fare un giro e con sua grande sorpresa il sistema di controllo automatico ha fatto il suo dovere senza problema. Ci sono ancora molte cose da sistemare ma il progetto dimostra la fattibilità dell’auto a guida autonoma, “fatta in casa”, operazione che ricorda un po’ lo spirito dei veri hacker che negli anni ’70/80 riuscivano a creare nel garage sottocasa i primi computer.

Peculiarità del sistema è un meccanismo d’intelligenza artificiale in grado di apprendere in poco tempo il comportamento alla guida del proprietario dell’auto, inclusa la distanza di sicurezza, la posizione, l’andamento da mantenere in fase di sorpasso, rimanere quando necessario il più possibile vicino alla striscia bianca di margine, ecc.

Il giornalista è rimasto con Geohot per più giorni e dice di essere rimasto particolarmente sorpreso dalle migliorie che quotidianamente il sistema sembrava “apprendere”, diventando sempre più “intelligente”. Il sistema di rilevamento di Hotz è meno costoso rispetto alla tecnologia israeliana Mobileye usata da Tesla Motors, BMW, Ford Motor, General Motors e altri per rilevare la presenza di pedoni, animali o altri veicoli in rotta di collisione con l’auto e rallentare o “inchiodare”. Hotz afferma che il sistema Mobileye non solo è costoso ma anche obsoleto; l’hacker usa sei telecamere da 13$ cadauna, simili a quelle che si trovano negli smartphone, sistemate ad hoc intorno all’auto e sfruttando per la lettura quella che in gergo è nota come rete neurale, un modello applicato in vari campi dell’intelligenza artificiale.

Hotz spera di vincere una scommessa che aveva fatto con Elon Musk, il CEO di Tesla e fa sapere che pubblicherà presto un filmato dimostrativo su YouTube. Con lo spirito del vero hacker, spiega che i soldi non gli interessano; “voglio il potere. Non il potere sulle persone, quello di capire la natura e il destino delle tecnologie, capire semplicemente come funziona tutto”.

Geomaines