«Il solo modo di sopportare l’esistenza è stordirsi nella letteratura come in un’orgia perpetua», diceva Flaubert. E infatti il potere magico che hanno certi romanzi, il piacere e insieme lo smarrimento che ci fanno provare, l’antidoto necessario al male di vivere che è sempre in agguato. Tutto corretto, ma quali romanzi, quali racconti?
In questa che non è altro che una breve introduzione alla critica letteraria, adoperiamo un metodo antiaccademico. Sono libri diversi, che saltano di palo in frasca, che non fanno parte dei circuiti tradizionali e canonici di quello che viene definito “critica letteria”. Sono, alla fine, solo libri che parlano di altri libri. Mai i migliori, quelli che vale la pena leggere. In entrambi i sensi dell’ambigua frase che abbiamo appena scritto. Buona lettura.
Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.
Biblioterapia
Lo sapete che i libri ti aiutano a stare meglio? Questo è un “libro sui libri” da tenere sempre con sé o consultare come un amico o un oracolo ogni volta che abbiamo bisogno di un libro che parli alla nostra anima. Grazie ai suoi consigli, potremo trovare indicazioni su quali libri leggere in ogni momento della vita: quelli difficili, ma anche quelli più belli.
Biblioterapia
Non fatevi ingannare: anche se ha lo stesso titolo questo di Marco Dalla Valle è tutto un altro libro. La biblioterapia è l’uso terapeutico della letteratura con la guida o l’intervento di un terapista (Cohen, 1994).
Ogni professionista, medico o non medico, può utilizzare romanzi, racconti, favole, poesie o qualsiasi altro libro per favorire il benessere in contesti socio-sanitari come gli ospedali, gli istituti riabilitativi, le comunità-alloggio, le case di riposo, e gli studi di psicoanalisi, ma anche in gruppi di lettura, biblioteche e gruppi di auto-aiuto.
È una pratica utilizzata in diverse parti del mondo con una tradizione che risale ai primi anni del Novecento e che è tutt’ora in evoluzione. In Italia è comparsa da poco e sta conquistando soprattutto gli amanti dei libri che trovano nella biblioterapia un nuovo modo di utilizzare la letteratura.
Questo manuale si prefigge di fornire le basi teoriche e applicative ai diversi professionisti che cercano un approccio concreto basato sugli studi internazionali, ma trasferiti nel contesto italiano.
La felicità di leggere libri
Questo piccolo libro di Richard De Bury è straordinario. «I libri non si nascondono, se li interroghi per sapere; non ti rimproverano se sbagli e non ti ridono in faccia se mostri la tua ignoranza. O libri, voi soli così liberali e liberi, voi che date a chiunque chiede e che rendete liberi tutti coloro che vi servono con zelo!»
Dall’autunno di un Medioevo già percorso da fermenti umanistici ci giungono le parole di Richard De Bury: vescovo di Durham, diplomatico e cancelliere del re Edoardo III, ma soprattutto grande bibliofilo e instancabile cacciatore di codici in tutta Europa.
Il suo trattatello, il Philobiblon (1344), qui proposto con un titolo che ne valorizza il messaggio più profondo, è un appassionato elogio dell’«onesto piacere» del collezionista; delle biblioteche, silenziose custodi di tesori inestimabili; e soprattutto dei libri: scrigni di sapienza e memoria sottratte all’oblio per essere trasmesse alle future generazioni, porti sicuri in cui cercare conforto dal dubbio, sollievo dalla solitudine, ispirazione per immaginare mondi futuri.
Linguaggi della verità
Il lavoro di uno scrittore non si ferma con la scrittura e l’atto narrativo. Salman Rushdie è stato giustamente definito “un maestro della narrazione perpetua”, capace di illuminare molte verità sulla nostra società e sulla nostra cultura con la sua prosa affascinante e spesso tagliente.
In questa ricchissima raccolta sono stati riuniti saggi, interventi, conferenze e altri materiali estremamente suggestivi che si concentrano sul suo rapporto con la parola scritta e che lo confermano, se ancora ce ne fosse bisogno, come uno dei pensatori più originali del nostro tempo.
Immergendo il lettore in una vasta gamma di temi, Rushdie ci conduce nel cuore della narrazione che si rivela essere un bisogno profondamente umano. Ciò che ne risulta è, sotto molti punti di vista, una vera e propria dichiarazione d’amore per la letteratura.
L’autore riflette sul valore delle opere di giganti come Shakespeare e Cervantes, Samuel Beckett, Eudora Welty e Toni Morrison, esplorando la natura della “verità” e la sorprendente elasticità del linguaggio. Ci invita, inoltre, a considerare i confini creativi che legano arte e vita, e a confrontarci con questioni come migrazione, multiculturalismo e censura.
Ogni frase è animata dalla sua arguzia e dalla sua voce inconfondibile, e il libro finisce per dar vita a un mosaico preziosissimo fatto di osservazioni impreviste, intuizioni profonde e lampi di umorismo. Leggendo queste pagine, ci si sente guidati in un viaggio attraverso la storia, la cultura e l’immaginazione dell’autore: un tour esuberante e imprevedibile, dove ogni svolta sorprende, diverte e stimola il pensiero.
In definitiva, questo libro non è solo una raccolta di saggi: è un invito a lasciarsi sedurre dalla meraviglia della parola scritta e dalla forza di chi osa raccontare il mondo in tutta la sua complessità.
La colomba pugnalata. Proust e la «Recherche»
Un’opera complessa, difficile, come il testo da cui parte. In questo saggio di critica Pietro Citati accetta una sfida temibile: avvicinarsi al mistero che fu Marcel Proust.
Con la sensibilità e gli strumenti del narratore, con il rigore del saggista, egli ci rivela il paradosso di quest’uomo tutto dolcezza e passività che cela dentro di sé un grandioso architetto, un sublime legislatore, un pensatore metafisico capace di costruire una delle ultime cattedrali d’Occidente.
Hostia
Giuseppe Zigania ci offre un testo fondamentale per capire uno snodo del 900 letterario italiano in un’ottica più che cospirazionista. Partiamo dai fatti, noti a tutti: domenica 2 novembre 1975, il corpo martoriato di Pier Paolo Pasolini viene rinvenuto a Ostia, in uno sterrato a pochissima distanza dal mare.
Anni dopo la scomparsa dell’amico, Giuseppe Zigaina ha un’intuizione: la chiave di lettura dell’opera stessa di Pasolini potrebbe essere racchiusa proprio nella sua morte violenta.
Attraverso un paziente e approfondito lavoro di ricerca sul corpus del poeta e regista, Zigaina espone in tre saggi – raccolti in un unico volume e pubblicato per la prima volta nel 1995 – la sua controversa e dibattuta teoria secondo cui, a partire dal 1961, Pasolini avrebbe lasciato in un numero molteplice di testi indicazioni e descrizioni più o meno dettagliate degli eventi che avrebbero condotto alla propria tragica fine, una fine teorizzata, profetizzata ed «esibita» come massima espressività, come «atto sadomasochistico che si libera dal codice attraverso la vergogna e la sfida», come «linguaggio allo stato puro, linguaggio non scritto né parlato, ma linguaggio muto dell’azione».
Il biblionauta
Luca Cena offre una prospettiva inedita sul mercato librario: una guida pratica per cercatori di libri perduti e naviganti dell’universo librario.
Risponde in questo modo a domande fondamentali. Cosa rende un libro antico così speciale? Quale fascino si nasconde tra le pagine ingiallite di un volume rimasto per anni, decenni o secoli tra gli scaffali di una biblioteca? Perché è così emozionante stringere tra le mani l’edizione rara di un’opera?
Cena è un libraio antiquario e divulgatore, che sui suoi canali social si rivolge a un pubblico sempre più numeroso di curiosi e bibliofili in erba. Non ha mai smesso di porsi queste domande, al punto da dedicare tutta la sua vita ai libri: alla loro diffusione, alla loro storia, alle loro infinite storie.
E proprio loro, i libri, non potevano che essere i protagonisti del suo primo libro, edito da Mondadori Electa. Nel volume l’autore ci guida tra le pagine di antichi codici, nei meandri di un universo fatto di autori, tipografi ed editori; di inchiostro, pergamene, carta e caratteri mobili.
Un mondo di segreti e storie incredibili, di libri maledetti, scomparsi o mai esistiti; di testi che custodiscono misteri impossibili da svelare e lingue che nessuno ha mai saputo decifrare. Inoltre, chi vorrà navigare nel mare magnum del libro antico e raro )tra aste, mercati e fiere specializzate) troverà utili consigli sulla compravendita e sugli strumenti di consultazione da utilizzare per riconoscere una rarità bibliografica o un’edizione pregiata.
Insomma, che voi siate dei cacciatori di tesori o solo dei lettori ghiotti di curiosità bibliografiche, in queste pagine scoprirete che tutti i libri del mondo narrano un’unica, grande storia. Una storia che deve solo essere raccontata.
L’orgia perpetua
Mario Vargas Llosa e Flaubert. ell’estate del 1959 il ventitreenne Vargas Llosa arrivò a Parigi con poco denaro in tasca e la promessa di una borsa di studio. La prima cosa che fece fu di entrare in una libreria del Quartiere latino e comprare una copia di Madame Bovary nelle edizioni dei Classiques Garnier.
Cominciò a leggerla nella stanzetta di un albergo non lontano dal museo Cluny: «Erano anni che nessun romanzo vampirizzava così rapidamente la mia attenzione» racconterà in seguito.
È allora che comprese «quale scrittore mi sarebbe piaciuto essere» e che «da quel momento e sino alla morte avrei vissuto innamorato di Emma Bovary».
Questo testo è l’omaggio di un grande scrittore al maestro di tutti i grandi scrittori della modernità, un omaggio che è insieme una rilettura tanto partecipe e affettuosa quanto lucida e attenta, non un saggio critico, di critica letteraria in senso stretto, bensì l’opera di chi della lettura si alimenta e vive e nella scrittura alimenta e fa rivivere.
Il titolo rimanda a una frase dello stesso Flaubert: «Il solo modo di sopportare l’esistenza è stordirsi nella letteratura come in un’orgia perpetua» e proprio questo concetto Vargas Llosa riprende, espande e fa suo nel raccontare il potere magico che hanno certi romanzi, il piacere e insieme lo smarrimento che ci fanno provare, l’antidoto necessario al male di vivere che è sempre in agguato.
I libri degli altri
Il primo dei fuori sacco di questa lista che altrimenti non sarebbe dei migliori di Macity, è dedicato a Italo Calvino e a questo eccezionale testo.
«Il massimo del tempo della mia vita l’ho dedicato ai libri degli altri, non ai miei» confessò Calvino in un’intervista del 1979. E in effetti intrattenne con la casa editrice Einaudi – e con «il padrone», Giulio – un rapporto pluridecennale, iniziato in maniera saltuaria nell’immediato dopoguerra e continuato fino al 1983 nelle diverse vesti di impiegato, dirigente e infine assiduo collaboratore.
Calvino si occupava, tra l’altro, dei rapporti con gli autori italiani e dell’ufficio stampa: un’attività documentata anche dalle circa cinquemila lettere conservate nell’archivio della casa editrice Einaudi.
Un immenso corpus dal quale Giovanni Tesio ha trascelto le oltre trecento missive qui raccolte e le ha accompagnate con essenziali note esplicative che identificano il destinatario e ricostruiscono il contesto.
Le parole di Calvino, sempre improntate a uno stile amichevole e colloquiale, raccontano il dietro le quinte di un “mestiere dei libri” esercitato con emozione e al tempo stesso con disincantata professionalità: la scoperta di nuovi autori, i rifiuti, le polemiche letterarie, i premi, i consigli dispensati ad autori esordienti o affermati, le discussioni con i traduttori.
Ne emerge il ritratto di un grande intellettuale, di un ambiente lavorativo che lo stesso Calvino definiva «modello per il resto dell’editoria italiana», e di una stagione irripetibile della letteratura e della cultura italiane, i cui protagonisti si chiamavano Elio Vittorini, Natalia Ginzburg, Carlo Cassola, Anna Maria Ortese, Leonardo Sciascia.
L’umana sete di prefazioni. Testi liminari 1956-2015
Secondo e ultimo fuori sacco per questa nostra lista dei migliori libri di Macity, questa volta un libro appena uscito per i tipi della Nave di Teseo, che raccoglie tutte le prefazioni scritte da Umberto eco fra il 1956 e il 2015.
Eco è noto come scrittore di romanzi e saggi di estetica, critica letteraria, semiotica, e filosofia. Sono famose le sue Bustine di Minerva e si ricordano i suoi articoli sui quotidiani.
Questa raccolta propone per la prima volta l’Eco scrittore di prefazioni e scritti introduttivi o conclusivi, una intensa produzione che ha accompagnato incessantemente la sua attività culturale e accademica.
Questo volume di “scritti liminari” copre un arco temporale che va dal 1956 al 2015, attraversando diversi campi di intervento a cui Eco si è dedicato: prefazioni di ambito letterario, di attualità e costume, sui fumetti e una selezione di testi di carattere filosofico e semiotico.
Il volume ci restituisce così tutta l’ampiezza di una personalità fuori dal comune, che attraverso i suoi interventi osserva, e spesso anticipa, i cambiamenti del mondo in questi sessant’anni.
“Ci sono solo due casi in cui la prefazione non fa male. Il primo caso è prefazione da Vivente a Defunto, il secondo è prefazione da Grande Vecchio a Fanciullo. Tutti gli altri casi vibrano un colpo mortale al prefato.”
Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.













