È una città unica, incredibile, affascinante. Esplosa nel 1849 grazie alla corsa all’oro, che la trasformò da piccolo villaggio di pescatori in un centro primario della California del Nord, San Francisco nel tempo è stata molte cose.
Dalla frontiera americana a luogo più “chic” dell’Ovest, da grande arsenale per la mariana americana, epicentro dello sforzo bellico statunitense contro il Giappone, a patria della Beat Generation e della Summer of love, passando per mille altri momenti e culture fino ad arrivare alla città super costosa, super gentrificata e sconvolta dalla devastazione umana indotta dal Fentanyl.
È anche la vera capitale della Silicon Valley, il luogo in cui si trovano comunità italiane, cinesi, russe, ma anche startup e ville di ricchissimi. Chi se ne innamora non la lascia più, conscio anche che la città siede su una delle più potenti e devastanti faglie sismiche del pianeta che un giorno, quando arriverà “the big one”, di lei non resterà più niente.
Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.
San Francisco. Ritratto di una città
Cos’è San Francisco? Chi è San Francisco? Lasciamo l’onore di aprire la nostra lista dei migliori libri di Macity a un’autrice italiana, Elena Refraschini, che ci parla di Frisco o SanFran, come la chiamano i nativi. E lo fa raccontandoci tante storie.
Anthony Bourdain visitò San Francisco durante una delle sue celebri missioni culinarie e quello che ne disse è degno di nota: «Chi non si diverte a San Francisco dev’essere pazzo. Si beve, si mangia, è sporca e cattiva e assolutamente meravigliosa». San Francisco infatti non è solo la dama elegante che appare in fotografia; San Francisco è rock, nell’essere stata al centro di tante rivoluzioni culturali quali i primi movimenti sindacali ottocenteschi, la Beat Generation degli anni Cinquanta, la Summer of Love del 1967, ed è stata palcoscenico anche per la nascita dei movimenti lgbt negli Stati Uniti.
Ma San Francisco è anche pop, perché tante invenzioni in campo tecnologico, del design e del costume che usiamo tutti i giorni sono nate da quelle parti. Come se il genio aleggiasse nella nebbia che la abbraccia per una parte dell’anno.
San Francisco è un po’ la storia degli Indiani d’America e degli esploratori dei mari; è la città del jazz e del rock ‘n’ roll; la città di chi si sente diverso, degli ambientalisti, degli operai, dei dissidenti, degli sperimentatori, dei rivoluzionari, dei sognatori.
È la città di Mark Twain, di Jack London, di Dashiell Hammett, di Jack Kerouac, di Maya Angelou, Janis Joplin, Jerry Garcia, di Dave Eggers. È una città dove l’eccentricità è più lodata del conformismo; dove – a dispetto della morsa di una gentrifìcazione sempre più aggressiva – sembra ancora che tutto sia possibile, dove movimenti culturali e artistici lontani dal baricentro degli Stati Uniti si sono evoluti e hanno avuto un’eco in tutto il mondo. Perché San Francisco è la città del “dream of the West”: quell’Ovest dove i sogni non hanno limiti.
I racconti di San Francisco
Quando si parla di San Francisco si finisce quasi sempre per incontrare questa raccolta di racconti diventata poi una serie di dieci e più volumi.
Ormai un classico della narrativa americana, più volte adattato per la televisione e il teatro musicale, è la spassosa e intelligente cronaca di un’epoca straordinaria (gli anni Settanta) di una città altrettanto straordinaria (San Francisco). Per certi versi la fine e l’inizio di abitudini e aspirazioni che diventeranno patrimonio di tanti.
Apre il romanzo, e il ciclo di volumi che prenderà lo stesso nome, Mary Ann Singleton, una ragazza di Cleveland, città provinciale del Midwest, che dopo una vacanza di alcuni giorni decide di trasferirsi a San Francisco, colpita dalla sua atmosfera libertaria, decisa ad abbandonare la vita protetta e piccolo borghese in cui era cresciuta.
E a seguito di questa decisione ha la fortuna di imbattersi nella leggendaria casa di legno al numero 28 di Barbery Lane e nella sua padrona, la misteriosa ed eccentrica Anna Madrigal, coltivatrice di piante illegali e dispensatrice di una saggezza originale.
Nella casa, composta da diversi appartamenti, vivono altri indimenticabili protagonisti, Mona Ramsey, la creativa pubblicitaria dalla chioma rosso fuoco, Michael Tolliver, il gay romantico, alla ricerca perenne del principe azzurro, e Brian Hawkins, un impenitente dongiovanni, ex avvocato delle cause perse, che vaga per locali, supermercati e lavanderie automatiche a caccia di belle donne con cui trascorrere una spensierata notte di sesso.
Ma il versante più libertario e bohème, incarnato dagli inquilini del numero 28 di Barbary Lane, per una serie di divertenti coincidenze finisce per incrociarsi con il versante ricco e mondano della città, nel quale emergono le figure di Edgar Halcyon, il burbero e tirannico proprietario dell’agenzia pubblicitaria dove lavora Mona Ramsey, la figlia DeDe, ereditiera insoddisfatta e desiderosa di una vera emancipazione, e il marito Beauchamp, scostante e sfuggente. Una commedia irresistibile e ricca di umanità.
Ricordi della mia inesistenza
Un capolavoro, non c’è altro modo di definire quest’opera e il suo rapporto unico con la città.
Questa storia, infatti, inizia quando, non ancora diciottenne, Rebecca Solnit prende possesso di un piccolo appartamento in un vecchio quartiere di San Francisco dove capita di sentire, certe sere, il suono delle sirene antinebbia mescolarsi al respiro dell’oceano Pacifico.
Là inizia la sua ricerca di sé stessa, come persona, come scrittrice e come attivista politica; ricerca che è, in sostanza, una lotta per non scomparire. Perché, spiega Solnit con lucidità e passione, la condizione femminile è fatta di continue e ripetute scomparse, dell’inesistenza e dell’invisibilità così ben descritte in quello che è diventato ormai un classico, Gli uomini mi spiegano le cose.
Ma questo libro è anche una dichiarazione d’amore: alla San Francisco dei quartieri storici, degli artisti, del movimento LGBTQ e delle proteste più spettacolari contro le guerre e le discriminazioni; al deserto, alle imponenti catene montuose, dove faticosamente si riaffacciano le culture native e dove si sono svolte storiche manifestazioni antinucleari e per la difesa del territorio.
In queste pagine traboccanti poesia seguiamo la giovane Rebecca incontrare persone, paesaggi e storie e condividiamo la sua lotta contro l’inesistenza: la sua e quella delle donne, degli ultimi, degli indifesi.
Opera struggente di un formidabile genio
Il Baricco d’America, cioè Dave Eggers, ha fatto della parola uno strumento di emancipazione e terapia. Questo è il suo primo libro, in cui c’è tantissimo di lui.
La storia di un ragazzo di ventidue anni, Dave, che nell’arco di cinque settimane si trova a perdere per tumore entrambi i genitori e quindi a dover badare al fratellino Toph di soli otto anni.
Con una decisione coraggiosa e sorprendente, Dave vende la casa di famiglia, sale in macchina e, sempre con il fratellino al fianco, si muove alla scoperta di una nuova vita. Insieme.
Eggers è la voce di San Francisco per eccellenza, la città dove vive e che ha impregnato la sua anima, e che traspare direttamente e indirettamente dalle pagine di questo libro.
Cavalchiamo la marea
La nuova cantrice di San Francisco, incredibile Vendela Vida.
Eulabee e Maria Fabiola hanno tredici, quasi quattordici anni, e non soltanto la vita, ma anche le strade di Sea Cliff, il lindo e ricco quartiere di San Francisco, appartengono a loro. Ogni giorno le percorrono per andare alla loro scuola, appollaiata in alto in faccia al Pacifico, o per scendere alle spiagge affollate di pescatori e di freak. Conoscono ogni angolo, ogni casa di quelle stradine.
Quella del mago, ad esempio, col tavolo da pranzo che sbuca da una botola nel pavimento, o quella del cantante della rock band con l’altalena sospesa sul mare. Eulabee e Maria Fabiola girano con altre due compagne: Julia, la pattinatrice con gli occhi a suo dire «cobalto» e una sorella che, coi pantaloni a zampa e i capelli arruffati, non ha ancora capito che corrono gli anni Ottanta, anni puliti e dai colori accesi e netti; e Faith, che fa il portiere in una squadra di calcio e somiglia ad Anna dai capelli rossi per alcuni o a Pippi Calzelunghe per altri.
Le vere regine delle spiagge di Sea Cliff sono però lei, Eulabee, figlia di una parsimoniosa famiglia di origine svedese, e Maria Fabiola, che a volte dice di essere italiana, a volte no, ed è di una bellezza così imbarazzante da avere sul viso un’espressione di sorpresa costante, come se fosse lei stessa incredula davanti alla propria fortuna.
Un giorno, tuttavia, cambia tutto: nel tragitto verso la scuola, le ragazze si ritrovano al cospetto di un evento oscuro e perturbante. Sarà il punto di non ritorno per la loro amicizia, l’origine di una serie di conseguenze incontrollabili. Rese ancora più gravi da una scomparsa improvvisa, un rapimento, forse, che minaccia di far affiorare verità inaspettate nella privilegiata comunità di Sea Cliff.
Il falcone maltese
Un classico noir ambientato tra le strade nebbiose della San Francisco degli anni ’20, che definisce l’atmosfera hardboiled della città.
San Francisco, sul finire degli anni Venti, non è certo un luogo tranquillo. Per questo il detective Sam Spade ha imparato che è meglio stare sempre sul chi vive. Anche quando nel suo ufficio sulla Baia si presenta un’incantevole ragazza bionda con un nome che è già un programma: Miss Wonderly.
La giovane donna vuole che Spade la aiuti a scoprire che fine ha fatto sua sorella Corinne, che si è legata a un poco di buono, un certo Floyd Thursby. Ma presto Spade si accorgerà che la sua cliente non è l’angelica creatura che appare. È invece una dark lady spietata, ipocrita e manipolatrice, disposta a tutto pur di entrare in possesso di un antico e prezioso manufatto, una statua d’oro e di gemme raffigurante un falco, donata dai Cavalieri di Malta all’imperatore Carlo V nel XVI secolo.
Pubblicato nel 1930, questo libro è considerato il capolavoro di Dashiell Hammett, il più bel romanzo del “duro” Sam Spade, portato sul grande schermo da un indimenticabile Humphrey Bogart.
Urlo & kaddish
Qui c’è tutta San Francisco, qui c’è tutta la beat generation, qui c’è tutto Allen Ginsberg.
Santo il mare santo il deserto santa la ferrovia santa la locomotiva sante le vusioni sante le allucinazioni santi i miracoli santo il globo oculare santo l’abisso!
La guida beat di San Francisco
Purtroppo non si trova in commercio come nuovo ma per adesso solo come usato (ma è facile trovare varie edizioni). Peccato perché è un grande libro per cui vuole orientarsi davvero a San Francisco.
Dopo Guida beat di New York Bill Morgan porta il lettore-visitatore alla scoperta della città beat per eccellenza, quella dove Lawrence Ferlinghetti ha fondato la casa editrice e la libreria City Lights.
San Francisco è la città sognata dagli autori della beat generation, la meta dei viaggi dei protagonisti di “On the Road” di Jack Kerouac, il luogo dove per la prima volta Allen Ginsberg ha gridato al mondo il suo “Urlo”.
Grazie alla guida, il visitatore segue le orme di Jack Kerouac e Neal Cassady, di Janis Joplin e di Jimi Hendrix passeggiando tra le vie colorate di High Hasbury, tra i locali gay di Castro e i sapori della Chinatown più importante e leggendaria degli USA.
Little boy
Primo fuori sacco senza il quale non ci potrebbe essere una lista dei migliori libri di Macity, è quello di Lawrence Ferlinghetti, storico editore, libraio e autore, in un certo senso padre della beat generation, creatore della storica libreria City Lights di San Francisco e figura centrale della contro-cultura americana.
Annunciato già da tempo, avvolto nel più fitto mistero, il libro, adottato dalla Doubleday, uno dei marchi editoriali Penguin-Random House, che lo ha fatto uscire il 29 marzo 2019, in occasione del centesimo compleanno dell’autore, è un memoir ma anche molto di più. Un’autobiografia-romanzo di stampo quasi joyciano, uno scritto visionario, filosofico, poetico, a cui Ferlinghetti, il vecchio e infinito poeta americano, il testimone più eccelso della Beat Generation, della Summer of Love e della rivoluzione hippy, ha lavorato per quasi tutta la vita.
Il suo «romanzo d’addio» dopo tante esitazioni e numerose riscritture. L’edizione italiana, tradotta dalla sua fedele collaboratrice, è stata seguita direttamente dall’autore, che ha anche offerto un «saluto» ai lettori del paese di origine della sua famiglia.
The Barbary Coast: An Informal History of the San Francisco Underworld
Il secondo e ultimo fuori sacco senza il quale non ci sarebbe questa lista dei migliori libri di Macity è in inglese, ma ne vale la pena. C’è tutta una letteratura minore sulle città, libri che sono guide informali, meno ingessate, piccoli capolavori di storia locale, che si trovano solo andando sul posto. Questo di Herbert Asbury è uno di quelli.
La storia della Barbary Coast ha propriamente inizio con la corsa all’oro in California del 1849. Se non fosse stato scoperto quel prezioso metallo giallo, con ogni probabilità lo sviluppo della malavita di San Francisco non si sarebbe distinto da quello di qualsiasi altra grande città americana.
Invece, a causa quasi esclusivamente dell’afflusso di cercatori d’oro e della torma di giocatori d’azzardo, ladri, prostitute, politici e altri parassiti criminali che vivevano alle loro spalle, sorse un distretto del crimine unico nel suo genere. Per quasi settant’anni, quest’area fu teatro di una depravazione e di una ferocia senza eguali, pur conservando un fascino superiore a qualsiasi altra zona d’infamia del continente americano.
Questo libro è la cronaca classica di Herbert Asbury sulla nascita di San Francisco: un’esplosione violenta da cui la città bambina emerse già adulta e fuori controllo. Da ogni angolo del mondo, i cultori di ogni vizio accorsero in massa, attratti dal sangue e dal denaro dei campi auriferi. Una storia incredibile, tutta da leggere.
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