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L’Ue conferma: «Indagine su Apple e la tassazione in Irlanda»

“Nel contesto attuale di restrizione di bilancio è particolarmente importante che le grandi multinazionali paghino la giusta parte di imposte”.  Questa la motivazione per cui l’Unione Europea ha aperto una inchiesta sulle modalità e sugli accordi con i quali alcune multinazionali, tra cui Apple, “ottimizzano” le loro ragioni fiscali, finendo per risparmiare centinaia di miliardi di euro.

L’indagine che interessa Irlanda, Lussemburgo e Olanda, ed oltre Apple, Starbucks e Fiat, era stata preannunciata nel corso della giornata di ieri dal sito della televisione pubblica irlandese. L’Irlanda è infatti uno dei paesi sottoposti, come le multinazionali stesse, all’attenzione dell’Ue per le condizioni particolarmente favorevoli concesse alle aziende che decidono di stabilire il loro domicilio fiscale nell’Isola. Nel caso di Apple, ad esempio, si parla di una tassazione del 2% contro percentuali a due cifre di praticamente tutti gli altri paesi dell’Unione. Il risultato è che sfuggono alla tassazione degli stati UE fino a mille miliardi ogni anno, usando un semplice trucco di “ingegneria fiscale” creare filiali nazionali che acquistano beni e servizi dalla filiale irlandese che è, formalmente, quella che ottiene il profitto.

Come spiega il commissario alla concorrenza, Joaquim Almunia: «”Nel contesto attuale di restrizione di bilancio è particolarmente importante che le grandi multinazionali paghino la giusta parte di imposte.  Le regole Ue – ha proseguito Almunia – impediscono agli Stati di prendere misure che permettono a certe imprese di pagare meno imposte rispetto a quelle che dovrebbero se le regole fiscali dello Stato membro fossero applicate in modo equo e non discriminatorio “. La commissione in particolare intenderebbe avere specifici chiarimenti per capire se «gli aiuti comportano vantaggi specifici e selettivi ad alcune società o gruppi di società., ovvero se sono stati applicati regimi fiscali speciali e che discriminano tra una società e un’altra». Tradotto in termini specifici: va verificato se il regime fiscale che viene applicato alle multinazionali, è lo stesso che viene applicato nella generalità dei casi.  «Non stiamo – ha detto Almunia – mettendo in discussione i regimi fiscali generali degli stati, ma se ci fosse una infrazione alle regole, si dovrà prendere un’altra decisione sul recupero dell’aiuto». Al momento l’Unione pensa «di avere le ragioni di credere che in alcuni casi specifici le autorità fiscali nazionali hanno rinunciato ad una parte delle tasse per consentendo alle multinazionali di abbassare i loro profitti tassabili».

«Apple – è stata la risposta di Cupertino – opera a Cork dal 1980. Abbiamo 4000 dipendenti che giocano una importante parte nel nostro successo e nella crescita in Irlanda che non sono frutto di uno speciale accordo fiscale con il governo irlandese. Non abbiamo ricevuto alcun trattamento particolare dalle autorità e siamo sottoposti alla stessa legge fiscale delle società internazionali che operano in Irlanda»

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