Per anni Apple è stata il cliente di riferimento di TSMC, al punto da influenzarne priorità produttive, tempi e strategie tecnologiche. La fonderia taiwanese ha costruito intere generazioni dei suoi processi più avanzati contando sulla domanda prevedibile degli iPhone, capace di garantire volumi enormi e continuità.
Oggi però quello scenario sta cambiando: la crescita dell’intelligenza artificiale sta spingendo TSMC a privilegiare aziende come Nvidia, disposte a investire cifre senza precedenti per assicurarsi capacità produttiva avanzata e accesso prioritario alle linee più sofisticate. In risposta, Cupertino è spinta a valutare fornitori alternativi per alcune tipologie di chip e tra questi potrebbe anche esserci Intel.
È il succo di quanto riportato in un articolo del Wall Street Journal, che analizza l’impatto dell’AI sui margini di Apple e sugli equilibri della catena di fornitura globale.
Secondo il quotidiano finanziario, la competizione tra big tech per costruire infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale sta riducendo la disponibilità di componenti chiave, facendo salire i costi e indebolendo il potere contrattuale che Apple ha esercitato per anni sui propri fornitori.
Il potere contrattuale di Apple crolla
Il cambiamento è rilevante anche perché, in passato, Apple ha potuto contare su una forza negoziale difficilmente replicabile. Il Wall Street Journal ricorda come Cupertino arrivasse a negoziare i prezzi di alcuni componenti anche su base settimanale, fino a rifiutare del tutto le forniture ritenute troppo costose.
In casi estremi, Apple aveva persino accumulato scorte di memoria, una scelta atipica per un’azienda che sotto la guida di Tim Cook ha sempre ridotto l’inventario al minimo per massimizzare il flusso di cassa. Un equilibrio che oggi viene messo in discussione.
La pressione dell’AI non riguarda solo i volumi produttivi, ma anche le priorità industriali. Sempre secondo il Wall Street Journal, Apple si trova ora a competere per l’attenzione degli ingegneri dei fornitori.
Tecnici e ricercatori che in passato lavoravano quasi esclusivamente su componenti destinati all’iPhone, come vetri sempre più sottili e leggeri per i display, sono oggi coinvolti anche nello sviluppo di materiali e soluzioni per il packaging dei chip destinati ai data center AI.
Perché Apple guarda a Intel
Oggi è Nvidia il cliente più importante di TSMC, secondo quanto dichiarato dal CEO Jen-Hsun Huang, un sorpasso che fotografa bene lo spostamento del baricentro dell’industria verso i data center AI.
Apple, che per anni è stata il primo cliente della fonderia taiwanese, starebbe così esplorando la possibilità di far realizzare alcune tipologie di chip da fonderie diverse da TSMC.
Il Wall Street Journal non entra nei dettagli sui potenziali partner, ma da tempo circolano voci di un possibile accordo tra Apple e Intel che potrebbe portare alla realizzazione negli Stati Uniti di alcune tipologie di chip della Mela, a cominciare da quelli destinati ai futuri modelli base di iPhone, non Pro.
Il ritorno a un rapporto industriale tra Apple e Intel avverrebbe in un contesto molto diverso rispetto al passato, quando Cupertino utilizzava chip basati su architettura x86, abbandonata nel 2020. Ad Apple non interessa l’architettura di Intel, ma la sua capacità come fonderia, la possibilità di diversificare la catena di approvvigionamento e di continuare a mantenere il pieno controllo del design dei processori sviluppati internamente.
Procesori Intel: dove e come
Intel potrebbe aiutare Apple a ridurre la dipendenza da TSMC in una fase di crescente competizione per la capacità produttiva, ma anche di tensioni geopolitiche e industriali. La scelta di produrre semiconduttori negli Stati Uniti potrebbe inoltre diventare un passaggio quasi obbligato per allinearsi alle politiche dell’agenda Trump, che spinge per il rientro della produzione industriale sul suolo americano, con i semiconduttori al centro delle strategie di competizione economica globale.
Un accordo con Intel potrebbe riguardare anche futuri Mac e iPad. Lo scorso anno l’analista Ming-Chi Kuo aveva indicato la possibilità che Apple si rivolgesse alle fonderie di Intel per la produzione di chip base della serie M già a partire da metà 2027, sfruttando il processo produttivo 18A dell’azienda di Santa Clara, pensato per prodotti meno avanzati ma ad alto volume.
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