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Think different: chip difettosi arma di Apple per ridurre i prezzi

Apple usa i chip difettosi come arma competitiva. Li seleziona durante la produzione, disabilita il componente non funzionante e li trasforma mesi o anni dopo in prodotti economici capaci di concorrere con Chromebook, PC Windows e Android senza rinunciare ai profitti. Il MacBook Neo è l’esempio più recente, ma è solo la punta dell’iceberg.

Il meccanismo, di cui abbiamo scritto qualche settimana fa e che oggi viene approfondito e precisato in un articolo del Wall Street Journal, si chiama chip binning. Durante la produzione, i wafer di silicio generano chip di qualità disomogenea: alcuni raggiungono la configurazione completa, altri escono con un core grafico non funzionante o consumi fuori specifica. Apple li classifica, disabilita il componente difettoso e li conserva. Mesi o anni dopo, quei chip diventano il cuore di un prodotto più economico.

È segmentazione della gamma. Apple trasforma chip nati dalla stessa linea produttiva in prodotti con prezzi e pubblici diversi. Il chip che non arriva alla configurazione massima di un iPhone Pro può diventare la base di un Mac economico, di un iPhone più accessibile o di un dispositivo con esigenze energetiche meno stringenti.

È successo, come detto, con il MacBook Neo. Il computer economico di Apple monta un A18 Pro con GPU a 5 core, uno in meno rispetto agli iPhone 16 Pro del 2024. Stesso chip, core disabilitato, prezzo d’ingresso abbassato. Ma questo è solo l’ultimo esempio di una strategia che dura da anni e che finora era passata inosservata.

Una vecchia strategia

Secondo fonti citate dal WSJ, la pratica risalirebbe almeno all’A4 del 2010. I chip con consumi troppo elevati per uno smartphone potevano finire nell’Apple TV, che collegata alla corrente non ha bisogno di risparmiare batteria come un telefono e qualcosa di simile sarebbe accaduto con i chip S7 non adatti ad Apple Watch, reindirizzati verso l’HomePod di seconda generazione.

Nel 2020 Apple aveva già applicato una logica analoga con il primo MacBook Air M1, usando nel modello base un processore con GPU a 7 core invece di 8 che non era una componente riprogetatta ma frutto del riuso di chip messi da parte durante la produzione degli M1 in configurazione completa.

Dal 2021 a oggi il Wall Street Journal conta almeno sei chip della serie A riutilizzati con un core GPU in meno in dispositivi più economici. L’A15 Bionic è finito nell’iPhone SE, l’A17 Pro nell’iPad mini, l’A18 nell’iPhone 16e, l’A19 nell’iPhone 17e, l’A19 Pro nell’iPhone Air. La logica è sempre la stessa: il chip debutta nei modelli costosi, le varianti con un core disabilitato vengono conservate e reindirizzate verso la fascia bassa.

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Apple vende oltre 200 milioni di iPhone l’anno. Anche una piccola percentuale di chip non conformi alla specifica massima genera milioni di componenti riutilizzabili. Su questi volumi, il risparmio può valere centinaia di milioni di dollari nel tempo. Ma il vantaggio non è solo produttivo: è anche commerciale. Apple può usare la stessa base tecnologica per coprire più fasce di prezzo e portare nuovi utenti dentro il proprio ecosistema.

Questo pesa ancora di più in una fase in cui memoria e storage costano di più e rendono meno redditizi i prodotti economici per molti concorrenti. Apple, invece, può usare il controllo sulla propria filiera per spingere Mac e iPhone più accessibili senza rinunciare alla logica dei margini. Ogni utente entrato nell’ecosistema con un Mac o un iPhone economico diventa poi un potenziale acquirente di iCloud, App Store e servizi ad alto margine.

Quando i chip difettosi finiscono…

Il limite della strategia lo mostra proprio il Neo. Come avevamo raccontato, Apple ha esaurito le scorte di A18 Pro selezionati durante la produzione degli iPhone 16 Pro e ha dovuto ordinare nuovi chip a TSMC. Quando i chip binned finiscono, la macchina si inceppa: la nuova produzione ha un costo ben diverso, con chip pagati a prezzo pieno e realizzati con il processo N3E a 3 nanometri, conteso con i produttori di chip per l’intelligenza artificiale. Il vantaggio economico del binning svanisce e con esso la possibilità di mantenere invariato il prezzo di ingresso del prodotto.

Tim Cook ha già confermato carenze di chip che limitano la disponibilità di iPhone e Mac. Il sito Apple indica tempi di consegna di una o due settimane per il MacBook Neo.

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