L’amore, nella grande narrativa, non è quasi mai una storia semplice. È una forza che muove, travolge, talvolta illumina, più spesso complica. I romanzi che resistono al tempo non lo raccontano come un rifugio rassicurante, ma come un’esperienza che mette alla prova l’identità, il corpo, le convenzioni sociali, le ambizioni personali. È lì che la letteratura trova la sua materia più viva: nel conflitto tra ciò che desideriamo e ciò che possiamo permetterci.
Questa selezione dei migliori romanzi di Macity raccoglie storie classiche ma molto diverse per epoca, stile e ambientazione. Tuttavia, sono unite da una stessa idea: l’amore come motore narrativo potente e ambiguo. Ci sono passioni romantiche e relazioni sbagliate, desideri che salvano e desideri che consumano, legami che resistono e altri che lasciano macerie. Non è una lista che consola, ma una mappa di ciò che l’amore può diventare quando entra in collisione con la realtà.
Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.
Ragione e sentimento
Apriamo questa raccolta di romanzi che parlano dell’amore con lei, Jane Austen.
Lo scenario è la lussureggiante campagna inglese. Siamo a cavallo fra due secoli, Settecento e Ottocento. Tre sorelle perdono il padre, venendo a trovarsi in ristrettezze economiche a causa dell’avidità della cognata.
Le reazioni a catena generate dall’improvvisa povertà influenzeranno profondamente le loro vite, anche negli aspetti sentimentali più privati.
Jane Austen costruisce attorno a due delle sorelle una corrente emozionale potentissima, utilizzando la prima, Elinor, come incarnazione della “ragione” e l’altra, Marianne, del “sentimento”.
La tensione fra queste due forze, egualmente potenti, consente a Jane Austen di intessere una storia indimenticabile, amatissima dai lettori e dalle lettrici sin dalla prima pubblicazione di due secoli fa, nel 1811.
Orgoglio e pregiudizio
Ancora Jane Austen, con questa che è forse la migliore opera della scrittrice inglese, anche se è uno dei primi romanzi di Jane Austen.
La scrittrice lo iniziò a ventun anni; il libro, rifiutato da un editore londinese, rimase in un cassetto fino alla sua pubblicazione anonima nel 1813, e da allora è considerato tra i più importanti romanzi della letteratura inglese.
È la storia delle cinque sorelle Bennet e dei loro corteggiatori, con al centro il romantico contrasto tra l’adorabile e capricciosa Elizabeth e l’altezzoso Darcy.
Lo spirito di osservazione implacabile e quasi cinico, lo studio arguto dei caratteri, la satira delle vanità e delle debolezze della vita domestica, fanno di questo romanzo una delle più efficaci e indimenticabili commedie di costume del periodo Regency inglese.
Suite francese
Perché, perché non l’abbiamo letto prima? Perché, perché non è mai stato terminato? Questo, purtroppo, lo sappiamo.
Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande «sinfonia in cinque movimenti» che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l’occupazione nazista.
Tempesta in giugno (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell’arrivo dei tedeschi) e Dolce (il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una «sposa di guerra» a un ufficiale tedesco).
La pubblicazione, a sessant’anni di distanza, del volume che li riunisce, è stata in Francia un vero evento letterario. Non è difficile capire perché: con quest’opera ci troviamo di fronte al grande «romanzo popolare» nella sua accezione più nobile.
È infatti un possente affresco, folto di personaggi memorabili, denso di storie avvincenti, dotato di un ritmo impeccabile, nel quale vediamo intrecciarsi i destini di una moltitudine di individui travolti dalla Storia.
Jane Eyre
È un capolavoro assoluto. Il romanzo di Charlotte Brönte racconta la storia dell’educazione sentimentale di una giovane istitutrice inglese, orfana e di umili origini, che ottiene alla fine, dopo molte peripezie, la felicità in amore unendosi all’ardente, impetuoso Edward Rochester, suo padrone.
Con questa trama si intreccia una precedente e tragica storia d’amore e follia che ha avuto per protagonisti Edward e Bertha, la donna strappata alla sua terra caraibica e relegata come pazza in una soffitta nella grande magione di Rochester: Thornfield Hall.
Il romanzo è stato accolto con grande favore dal pubblico e da buona parte dei critici. E il favore e la popolarità sono durati a lungo e durano tuttora: ne fanno fede le molte edizioni, le traduzioni in tutte le lingue e la serie di adattamenti cinematografici, televisivi, teatrali e musicali.
Via con vento
Tutti conoscono il film, che ha fatto epoca, quasi nessuno il romanzo. Peccato, perché è davvero bello.
È il 1936 e un romanzo sudista vende negli Stati Uniti un milione di copie in sei mesi. Nel 1937 vince il Premio Pulitzer e nel 1939 diventa il più grande successo nella storia del cinema americano.
È uno dei più eclatanti casi editoriali mondiali. Opera pressoché unica di Margaret Mitchell, nata ad Atlanta nel 1900 e cresciuta ascoltando i racconti dei veterani della guerra di Secessione, il suo romanzo conquista i lettori di tutto il mondo grazie a una trama avvincente caratterizzata da colpi di scena, rovesci di fortuna e da un’appassionata storia d’amore; trama che portò i critici a parlare di Grande Romanzo Americano e a osare il paragone con Tolstoj.
Ma a rendere straordinarie queste pagine è soprattutto l’anticonvenzionale protagonista: Scarlett O’Hara, la viziata e volubile ereditiera della grande piantagione di Tara, la quale, contando sulle sue sole forze, dovrà cavarsela mentre l’esercito nordista avanza in Georgia.
Ancora oggi è considerato un intramontabile classico, al punto che anche chi non ha mai avuto il piacere di approcciarsi al romanzo ricorderà, grazie all’omonima versione cinematografica, una manciata di battute ormai divenute celebri: il «non soffrirò mai più la fame» pronunciata da Scarlett stringendo un pugno di terra; il «francamente me ne infischio» sul finale, e la stizza e la speranza di «domani è un altro giorno».
Questa è l’edizione integrale in una nuova traduzione che punta non solo a ripristinare la versione originale del romanzo, ma anche a rinnovare la traduzione italiana del 1937, oggi terribilmente invecchiata poiché vittima dell’autarchia linguistica imposta dal fascismo.
Seguendo il costume dei nostri tempi, la nuova traduzione lascia in originale i nomi di personaggi, di istituzioni e i toponimi, e utilizza termini stranieri ormai ampiamente diffusi in italiano.
Soprattutto, introduce un radicale e importante cambiamento nel modo di parlare degli schiavi, che, nelle traduzioni italiane precedenti, sia del romanzo sia del film, sfiorava il grottesco. In questo modo, i lettori di oggi potranno godere appieno di ogni sfumatura di un romanzo leggendario che dalla sua pubblicazione non ha mai smesso di appassionare e conquistare nuove generazioni.
Madame Bovary
Assoluto capolavoro del romanzo moderno, Madame Bovary procurò al suo autore un clamoroso processo per oltraggio alla morale.
La giovane Emma Rouault intende l’amore come un “uragano dei cieli che si abbatte sulla vita, la sconvolge, strappa via ogni resistenza e risucchia nell’abisso l’intiero cuore”. Ella, nutrita di sogni romantici, sposa Charles Bovary, un tranquillo medico di campagna.
Né la devozione del marito né la maternità placano la sua insoddisfazione e irrequietezza: la vita di provincia le appare meschina.
Simbolo di un’insanabile frustrazione sentimentale e sociale, Emma insegue l’amore tra le braccia dei suoi amanti e si indebita per riempire il vuoto della sua anima vivendo al di sopra delle possibilità del marito.
Colazione da Tiffay
Peccato che Truman Capote non abbia scritto di più, perché era molto, molto bravo.
Quando venne pubblicato per la prima volta, nel 1958, il «Time» definì l’eroina del romanzo, Holly Golightly, «la gattina più eccitante che la macchina per scrivere di Truman Capote abbia mai creato. È un incrocio tra una Lolita un po’ cresciuta e una giovanissima Zia Mame. Sola, ingenua e un po’ impaurita».
Da quel momento la sua fama non ha fatto che aumentare: di tutti i suoi personaggi, disse Capote più tardi, lei era la preferita, ed è facile capire perché.
Holly è una ragazza del Sud trapiantata a New York, attrice cinematografica mancata, generosa con tutti, consolatrice di carcerati, eterna bambina chiassosa e scanzonata.
Audrey Hepburn, con una leggendaria interpretazione cinematografica, le ha dato un volto e una voce indimenticabili, contribuendo a farne un’icona di stile senza tempo che con la sua leggerezza, la sua intelligenza e la sua ingenuità disarmante non ha mai smesso di far innamorare i lettori.
L’amante di lady Chatterley
Potente, potentissimo romanzo d’amore.
Nel suo capolavoro, divenuto il manifesto della passione autentica e travolgente, D. H. Lawrence narra le vicende di Connie Chatterley, moglie di Connors, uomo di nobili origini rimasto paralizzato durante la Prima guerra mondiale.
La giovane donna è dunque costretta a condurre una vita triste e monotona nella nebbiosa campagna inglese, fino a quando non incontra Mellors, affascinante guardiacaccia che vive nel capanno della tenuta.
Connie, che non si è mai davvero abituata alla vita rigorosa richiesta a una nobildonna, riscopre così l’amore passionale, fisico, e inizia con l’uomo una relazione adultera.
Giudicato oltraggioso e scandaloso per i contenuti espliciti e i temi trattati, processato, censurato, proibito, infine pubblicato trent’anni dopo la morte dell’autore, questo è oggi uno dei romanzi più famosi del Novecento, un inno all’amore e al desiderio contro ogni convenzione.
La vegetariana
Il romanzo della premio Nobel Han Kang, usa il sesso come uno strumento per conoscere, raccontare, ricordare e descrivere.
«Ho fatto un sogno» dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti.
È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l’ideale di un’estatica dissoluzione nell’indifferenza vegetale.
La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell’ordinario quando si inceppa il principio di realtà, proprio come avviene nei sogni più pericolosi.
Il delta di Venere
L’amore fisico, carnale, raccontato da una donna, è un’altra esperienza, un altro punto di vista.
Nel 1940 un misterioso collezionista di libri offrì a Henry Miller cento dollari al mese per scrivere dei racconti erotici.
Miller cominciò entusiasta, ma si stancò presto e passò l’incarico all’amica Anaïs Nin che aveva bisogno di soldi.
“Cominciai a scrivere ironicamente, divenendo così improbabile, bizzarra ed esagerata che pensai che il vecchio si sarebbe accorto che stavo facendo una caricatura della sessualità,” ricorda l’autrice.
“Passavo i giorni in biblioteca a studiare il Kamasutra, ascoltavo le avventure più spinte degli amici. Tutte le mattine, dopo colazione, mi sedevo a scrivere la mia dose di pornografia.”
Solo ogni tanto riceveva una telefonata dal committente. Una voce diceva: “Va bene. Ma lasci perdere la poesia e le descrizioni di tutto quello che non è sesso. Si concentri sul sesso”.
Nacquero così questi racconti che si possono meritatamente annoverare tra le opere della letteratura erotica di maggior successo.
Le affinità elettive
È uno di quei romanzi che tutti sanno citare ma nessuno ha letto. Ed è un peccato perché è artisticamente perfetto.
Che cos’è l’affinità elettiva? Consultando un vocabolario, troviamo la definizione: “è la proprietà di alcune sostanze di reagire tra loro, formando composti nuovi”. Ci si interroga su cosa c’entri questo con un romanzo incentrato su personaggi umani. La prima sorpresa è che Goethe applica le leggi della chimica e delle scienze naturali alla psicologia umana.
È quindi un romanzo positivo? Assolutamente sì, perché è una grande opera d’arte, e come tale è sempre positiva. Tuttavia, non lo è nel senso di “opera edificante” (se mai le opere edificanti possono essere considerate positive).
Al contrario, questo libro turba, sgomenta e solleva innumerevoli domande senza mai fornirne una risposta definitiva. Ma forse è proprio questa la sua vera e unica positività.
Tenera è la notte
Secondo fuori sacco che rende tale una lista dei migliori di Macity. Qui ci regaliamo un classico di alto livello: uno dei capolavori della letteratura americana, con un Francis Scott Fitzgerald in grandissima forma.
Il libro, come un grande affresco, abbonda di episodi e personaggi, ma ha al centro la vicenda di corruzione morale dei coniugi Diver. Lui, Dick, psichiatra, incontra nel corso della sua attività clinica una giovane donna, Nicole Warren, sofferente di manie di persecuzione per aver avuto rapporti incestuosi con il padre.
Nonostante il parere contrario di molti suoi colleghi, decide di sposarla, ripromettendosi di “restaurarle l’universo”. Passano alcuni anni; lui, godendo della ricchezza della moglie, progressivamente perde interesse per la propria attività professionale.
Si ritrovano sulla Costa Azzurra assieme a una strana coorte di personaggi, alcuni dei quali innamorati della donna. C’è una giovane interessata invece a Dick, Rosemary. Sarà la “storia” che fa precipitare il precario equilibrio della coppia.
Un libro in cui i grandi temi di Fitzgerald (la felicità, lo spreco, il fascino, il danaro) trovano il loro scenario più adatto, in un contesto linguistico fastoso e spettrale.
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