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Privacy ad orologeria: Microsoft sblocca per l’FBI dischi cifrati con BitLocker

Apple si rifiuta da sempre di collaborare con le autorità per sbloccare iPhone, dischi, piattaforme di archiviazione dati. Microsoft, no. Nell’ambito di una indagine federale,l’azienda di Redmond ha fornito all’FBI tre chiavi di recovering per sbloccare dati presenti sugli hard disk di tre laptop.

I dati custoditi su questi dispositivi dovevano, in teoria, essere al sicuro, perché protetti con BitLocker,  una funzionalità di sicurezza di Windows che protegge i dati crittografando le unità, in modo da rendere impossibile tentare di accedere ai dischi offline (senza eseguire il login al proprio account), impedendo di leggerne il contenuto.

BitLocker, lo ricordiamo, è utile anche come protezione per mettere al sicuro dispositivi smarrito o rubati, poiché mantiene protette le informazioni riservate.

Per default le chiavi di ripristino (password numeriche univoche di 48 cifre che possono essere utilizzate per sbloccare un’unità crittografata), sono memorizzate sui server cloud di Microsoft, permettendo all’azienda di Redmond e di conseguenza alle forze dell’ordine, di accedere alle stesse e sfruttarle per decifrare unità cifrate con BitLocker.

Forbes riferisce che nel caso in questione i computer oggetto di esame erano di persone sospettate di frode, indagine partita nell’ambito del programma Pandemic Unemployment Assistance di Guam (territorio non incorporato degli USA, un’isola dell’Oceano Pacifico occidentale).

La Cifratura Bitlocker si attiva automatica su Windows 11, sfortunatamente

Rischi per la privacy degli utenti Windows

La scelta di Microsoft di fornire le chiavi, solleva preoccupazioni in materia di privacy. Il senatore Ron Wyden ha riferito a Forbes: “È semplicemente irresponsabile per le aziende tecnologiche spedire prodotti in un modo che consenta loro di consegnare segretamente le chiavi di crittografia degli utenti”, sottolineando ancora che consentire all’ICE o ad altri “scagnozzi” di Trump di rubare le chiavi di crittografia di un utente mette a rischio la sicurezza personale degli utenti e delle loro famiglie, offrendo loro accesso all’intera esistenza digitale dell’utente.

Jennifer Granick, consulente per la sorveglianza e la sicurezza informatica dell’ACLU (organizzazione non governativa per la  difesa ei diritti civili e le libertà individuali negli Stati Uniti), ha evidenziato i pericoli di questa scelta in Paesi con situazioni discutibili in materia di diritti umani, spiegando che consentire a Microsoft o altre aziende di archiviare le chiavi di decrittazione da remoto può essere molto rischioso, spiegando che lo stesso problema riguarda anche le mail sul cloud.

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