Sharp contro Hisense: «Produce TV con il nostro marchio ma senza la nostra qualità»

Per raccogliere denaro, negli anni passati Sharp ha permesso alla cinese Hisense di produrre e vendere TV con il marchio giapponese. L'azienda ora controllata da Foxconn dice che i cinesi non rispettano determinati standard e chiede l'annullamento del contratto.

Sharp

I televisori con marchio Sharp venduti negli USA potrebbero perdere questa denominazione. È quanto potrebbe accadere, se Sharp riuscisse a mandare a termine il piano che prevede la revoca della licenza a Hisense per il diritto di sfruttamento del marchio sul mercato in questione, ottenuta nel contesto di una operazione che ha portato l’azienda cinese a controllare uno degli impianti di produzione.

Secondo Sharp, Hisense avrebbe abbassato la qualità di fabbricazione e cominciato a vendere con il marchio Sharp prodotti inferiori ai suoi standard qualitativi di riferimento.  Ad aprile i dirigenti del marchio giapponese hanno fatto sapere di volere terminare l’accordo che prevedeva l’uso del suo marchio da parte di Hisense ma i cinesi hanno fatto ricorso a una procedura di arbitrato economico presso un’autorità di regolamentazione, il Singapore International Arbitration Center, che si dovrà occupare del caso. Sharp ha anche intentato causa in California per porre fine alla concessione della licenza.

La questione ha preso una piega inaspettata: le autorità di regolamentazione di Singapore nella fase transitoria hanno impedito a Sharp di fare dichiarazioni di qualsiasi tipo sulle ragioni per le quali chiedono di terminare l’accordo. Di cosa la Casa giapponese non potrebbe al momento parlare chiaramente è presto detto: secondo Sharp, spiega Ars Technica, i televisori prodotti da Hisense con il marchio dell’azienda giapponese vantano luminosità che non è quella indicata; le radiazioni elettromagnetiche supererebbero gli standard previsti dalla FCC, alcuni circuiti interni sarebbero rischiosi per i consumatori e informazioni pubblicizzate relative a dimensione schermi e risoluzioni non rispettano le specifiche della Federal Trade Commission (FTC).