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Siete in grado di riconoscere la qualità audio di una traccia musicale?

Spesso ci si riempie la bocca, anzi le orecchie, parlando di qualità audio, mp3, file compressi, WAV, kbps ed altri termini tecnici… ma quanto siamo in grado a riconoscere la qualità audio? La domanda è stata posta già da tempo da NPR, che ha realizzato nel 2015 una pagina in cui sfida gli utenti a distinguere uno stesso brano musicale proposto con tre differenti qualità audio diverse.

Sulla pagina sono disponibili sei diverse tracce audio di differenti generi, dalla musica classica al hip hop, e ognuno di essi è proposto in tre diverse qualità audio. L’obbiettivo è quello di individuare con l’ascolto il file con qualità audio migliore.

Oggi più che mai la tematica è centrale nel settore musicale: con l’avvento della musica in streaming, il discorso sulla qualità audio sta diventando una forte leva di marketing. Spotify offre ai soli abbonati tracce audio da 320 kbps di bitrate; Tidal, il servizio in streaming di Jay-Z, offre un livello di abbonamento avanzato ad alta fedeltà, da 1411 kbps, che dovrebbe giustificare anche un prezzo di sottoscrizione più elevato.

Contestualmente alle discussioni associate alla qualità audio, spesso nasce altresì il dibattito relativo all’effettiva capacità degli ascoltatori nel riconoscere il livello di qualità di una traccia audio, spesso molto basso, e viene da chiedersi quanto senso abbia pagare il doppio per ottenere musica di maggior qualità se poi in concreto le reali differenze all’orecchio della stragrande maggioranza delle persone pur non essendo necessariamente ininfluenti, figurano come tali.

Il discorso sulla qualità dell’audio digitale inizia ad assomigliare sempre di più all’omologa corsa ai megapixel o all’estensione dei valori ISO, due delle specifiche tecniche ieri e oggi più sfruttate nelle campagne di marketing per promuovere pesantemente le nuove fotocamere, ma spesso poco correlate alle reali esigenze dell’utente finale.

Ovviamente la capacità di percepire le differenze audio non dipende solo dall’orecchio di ognuno di noi, ma anche dall’equipaggiamento: un paio di auricolari in offerta acquistate in uno dei peggiori hard discount di Pechino sarà sicuramente meno adatto per percepire sottili differenze audio rispetto ad un impianto professionale da diverse migliaia di euro.

Anche in questo caso subentrano le esigenze personali e il proprio livello di passione nei confronti della musica. Per fare il test potete seguire questo link diretto e fateci sapere nei commento quante ne avete indovinate (senza barare).

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