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Sui Galaxy arriverà lo schermo che nasconde le password

Stop ai guardoni che spiano codici e password. Il semaforo rosso lo accende Samsung con una nuova innovazione che nasconde porzioni dello schermo a chi non guarda frontalmente il dispositivo, rendendo più difficile leggere informazioni sensibili in luoghi pubblici.

La tecnologia adottata è, almeno secondo quanto dichiarato dall’azienda, del tutto diversa dalle classiche pellicole per la privacy, che hanno il limite di ridurre la luminosità dello schermo e di peggiorare la qualità delle immagini. A spiegare il funzionamento è la stessa Samsung, in un comunicato ufficiale.

Privacy a livello di pixel e controllo personalizzato

Samsung parla di una protezione che opera a livello di singolo pixel, pensata per rendere meno leggibili informazioni come password, codici di sblocco e notifiche quando il telefono viene usato in pubblico.

Secondo l’azienda, il nuovo sistema non sarà una semplice modalità attiva o disattiva, ma una protezione modulare e personalizzabile. Gli utenti potranno decidere quando attivarla, ad esempio solo durante l’inserimento di PIN e password, su determinate app oppure limitando la visibilità delle notifiche pop-up.

Nel comunicato si spiega che il progetto nasce da oltre cinque anni di sviluppo e combina in modo stretto hardware e software, inserendosi nell’ecosistema di sicurezza costruito attorno a Samsung Knox, Knox Vault e Knox Matrix.

Un annuncio ancora volutamente vago, ma che secondo diverse ricostruzioni dovrebbe trovare una presentazione più concreta durante il prossimo evento Galaxy Unpacked, atteso a fine febbraio insieme ai Galaxy S26.

Perché il problema pesa meno nel mondo Apple

Lo schermo per la privacy di Samsung mette in evidenza anche una differenza strutturale tra Android e iOS. Sui dispositivi Galaxy, come su gran parte del mondo Android, restano molto diffusi metodi di sblocco visivi come il pattern a incrocio di linee o il PIN numerico, entrambi facilmente osservabili in ambienti affollati. Anche l’impronta digitale sotto il display, per quanto riduca l’esposizione, è affiancata da un PIN di emergenza richiesto in diverse situazioni.

Nel mondo Apple, invece, il problema dello sblocco in pubblico è molto più contenuto. iPhone si affida quasi esclusivamente a Face ID, che consente di sbloccare il dispositivo senza digitare codici o compiere gesti visibili sullo schermo. Una scelta che riduce alla radice uno degli scenari più critici del cosiddetto shoulder surfing.

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