HomeMacityAndroid WorldUn altro colpo per Andy Rubin, fuori da Playground Global

Un altro colpo per Andy Rubin, fuori da Playground Global

Il papà di Android ha lasciato Google nel 2014 sulla scia di quello che è poi diventato uno dei primi grandi scandali del mondo della tecnologia: ora la distanza tra Andy Rubin e la Silicon Valley aumenta ulteriormente con la fuoriuscita del dirigente da Playground Global, società di cui Rubin è cofondatore.

L’allontanamento viene indicato come consensuale e amichevole, anche perché sembra che il papà di Android stia continuando a lavorare in Essential sul nuovo terminale ProjectGem nello stesso edificio in cui ha sede Playground Global. Non trapelano le ragioni del divorzio ma sembra che per la fuoriuscita amichevole Rubin abbia ricevuto una liquidazione di 9 milioni di dollari, somma che potrebbe però semplicemente essere una restituzione di quanto investito inizialmente da Rubin nell’impresa.

Ricordiamo che Playground Global è un incubatore tecnologico fondato nel 2015, quindi poco dopo la fuoriuscita di Rubin da Google, che offre consulenza e supporto per ingegneria, design, distribuzione, produzione e anche supporto finanziario alle startup che si occupano di dispositivi hardware.

Pesanti accuse dall’ex moglie ad Andy Rubin, il “papà” di Android
Andy Rubin

Tra i colossi che hanno investito complessivamente 300 milioni di dollari in Playground Global ci sono Google, HP, Foxconn, Seagate, Tencent e altri ancora. La fuoriuscita di Andy Rubin dalla società è avvenuta a maggio ma segnalata solo nelle scorse ore da BuzzFeed: il nome di Rubin continua a essere indicato tra i società fondatori, amico o persona vicina dell’azienda, ma senza più alcuna partecipazione economica nell’impresa.

Ricordiamo che Rubin ha sempre negato tutte le accuse sul comportamento scorretto e sulla relazione extraconiugale con una ex dipendente di Google che vengono indicati dalle indiscrezioni come le ragioni del suo allentamento da Google. Rubin indica anche come esagerati i report che indicano in 90 milioni di dollari la somma ricevuta da Big G per lasciare l’azienda, attribuendo sia le prima che la seconda a una campagna diffamatoria.

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