Un’altra professione che se ne va in soffitta: il designer di siti web. Automatizzata da una chat che permette di usare l’assistente AI di WordPress per spiegargli cosa si vuole, e lui ovviamente lo fa.
Peccato però: fare siti era un bel lavoro che permetteva anche di guadagnare benino, se uno era bravo.
L’annuncio e il contesto
Vediamo la notizia. Automattic, la società che gestisce WordPress.com, ha presentato lo scorso 17 febbraio un assistente di intelligenza artificiale integrato direttamente nella piattaforma. Non si tratta di un plugin esterno, né di una funzionalità sperimentale sepolta nei meandri delle impostazioni avanzate: è uno strumento organico all’editor che consente di intervenire su layout, stili, testi e immagini attraverso comandi scritti in linguaggio corrente. L’annuncio segna un passaggio significativo nella storia di una piattaforma che, secondo le stime più accreditate, alimenta oltre il quaranta per cento dei siti web mondiali.
Il contesto è quello di una corsa all’integrazione dell’AI nei software di produttività che dura ormai da qualche anno. WordPress.com non è la prima piattaforma a muoversi in questa direzione, ma è la più grande e la più trasversale per tipo di utenza, il che rende la mossa di Automattic particolarmente significativa.
Chi ha bisogno di costruire un sito su WordPress.com non è quasi mai uno sviluppatore di professione: è un artigiano, il proprietario di una piccola attività, un centro yoga, un negozio di abbigliamento, oppure è un piccolo imprenditore, un creativo che vuole uno spazio online senza dover studiare e imparare a usare il codice.
Come funziona nella pratica
L’assistente lavora all’interno del site editor e comprende il contesto del sito su cui opera. Questo significa che non si limita a rispondere a comandi puntuali e tecnici, ma è in grado di interpretare istruzioni vaghe come “rendi questa sezione più ariosa” o “cambia i colori in qualcosa di più luminoso”. Le interpreta e le traduce in modifiche concrete e immediate.
Il sistema applica i cambiamenti in tempo reale, rendendoli visibili durante la conversazione, senza che l’utente debba passare da un pannello all’altro o conoscere la struttura del tema.
Le funzionalità principali riguardano quattro aree: l’editing del layout, la gestione dei testi, il fact-checking e la generazione di immagini. Per il layout, l’assistente è in grado di aggiungere nuove sezioni o pagine intere (una pagina di contatti, per esempio, o una sezione con le testimonianze dei clienti) ma soltanto con i temi block, quelli cioè compatibili con il Full Site Editing introdotto nelle versioni più recenti di WordPress.
Per i testi, il sistema sa riscrivere paragrafi, proporre titoli alternativi e tradurre contenuti in altre lingue. Il fact-checking, invece, è una funzione che arriverà a pieno regime soltanto con WordPress 6.9: si attiva scrivendo dei comandi molto semplici nelle note dei blocchi e consente di verificare le informazioni direttamente nell’editor.
Le immagini e i modelli AI
La cosa più interessante è la generazione e l’editing delle immagini. Si tratta forse della componente più visibile della nuova funzionalità. L’assistente si appoggia ai modelli Nano Banana sviluppati da Google Gemini per produrre immagini a partire da descrizioni testuali, ma anche per modificare quelle già presenti nella libreria media del sito. Si tratta di un’integrazione che funziona anche su siti con temi classici, cioè quelli non compatibili con il Full Site Editing: in questo caso, l’assistente non è accessibile nell’editor ma rimane operativo nella libreria media. Una distinzione tecnica rilevante, che chiarisce i limiti della nuova funzionalità per chi gestisce siti basati su temi più datati.
La scelta di Gemini come motore per la generazione visiva è coerente con una tendenza più ampia: la maggior parte delle piattaforme consumer sta adottando modelli di terze parti piuttosto che svilupparne di propri, affidandosi ai giganti dell’AI per la parte computazionalmente più pesante. Automattic non fa eccezione, e lo dichiara senza reticenze nella documentazione ufficiale.
I contenuti prodotti dall’assistente, vale la pena ricordarlo, possono essere soggetti a imprecisioni contestuali (il cosiddetto “AI slop”, come qualcuno nei commenti all’annuncio non ha mancato di sottolineare) e richiedono comunque una supervisione da parte dell’utente.
Chi può usarla e come attivarla
La funzionalità è disponibile gratuitamente, ma soltanto per chi ha già un piano a pagamento: Business o Commerce. I piani gratuiti, Starter e Premium sono esclusi. Per chi rientra nelle categorie abilitate, l’attivazione avviene manualmente da Impostazioni, nella sezione Strumenti AI; chi invece ha creato il proprio sito usando l’AI website builder di WordPress.com la trova già attiva per impostazione predefinita.
La scelta dell’opt-in (cioè dell’attivazione volontaria) risponde a una precisa logica di rispetto della privacy: l’assistente non si attiva automaticamente su tutti i siti, e gli utenti devono scegliere esplicitamente di abilitarlo. Una cautela che Automattic ha ribadito pubblicamente dopo che alcuni commenti all’annuncio avevano sollevato preoccupazioni sull’uso dei dati. Sul fronte dei costi, nessuna sorpresa: una volta attivato, l’assistente non comporta spese aggiuntive rispetto al canone del piano già sottoscritto.
I limiti tecnici che contano
Detto delle potenzialità, vale la pena soffermarsi su cosa può realmente fare, almeno per quello che si vede dalla presentazione. L’assistente lavora bene soltanto con i temi block, cioè quelli compatibili con il Full Site Editing, e su siti con temi classici si riduce alla sola gestione delle immagini. Non gestisce codice personalizzato, non interagisce con plugin di terze parti e non supporta funzionalità avanzate che vadano oltre layout, stili, testi e immagini. Le integrazioni con strumenti esterni, incluso Claude di Anthropic che era stato menzionato in alcune roadmap pubbliche, non sono ancora disponibili in modo nativo e restano promesse per versioni future.
Quello annunciato da Automattic è, insomma, un assistente progettato per la fascia media dell’utenza WordPress, quella che non scrive PHP ma vuole comunque un sito dall’aspetto professionale. Per chi gestisce siti complessi, con architetture personalizzate o temi classici fortemente modificati, lo strumento sarà utile soltanto in parte. Il mercato di riferimento è chiaro: piccoli imprenditori, freelance, creator che vogliono gestire il proprio spazio online senza dipendere da un designer o da un’agenzia. Quella stessa fascia di utenza che, fino a ieri, chiamava il designer. E adesso chiama l’AI nella chat.

















