Zuckerberg vs Senato USA: vince il Ceo di Facebook ai punti

Il Ceo di Facebook esce stanco ma vittorioso dopo un’audizione di cinque ore caratterizzata soprattutto dall’ignoranza della classe politica che lo ha messo sotto accusa

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg

La preparazione nella vita è tutto. Ovvero, se non sai di cosa parli, cosa parli a fare? Potrebbe essere questa la chiave di lettura della super audizione di Mark Zuckberberg davanti al Senato americano: cinque ore di ininterrotto flusso di parole, attentamente preparato dagli avvocati e dai suoi mercenari assunti per lo scopo, che ha distrutto l’arroganza dei senatori per la quasi totalità impreparati e incapaci di capire il tema di cui si parlava.

Attenzione, perché questo non è solo una cosa che riguarda Zuckerberg, Facebook, la privacy, l’America, ma più in generale la crassa ignoranza della politica per questi temi. Una politica, cioè una classe politica, arrogante intellettualmente (perché si ritiene migliore e più scaltra degli altri) e totalmente impreparata sulla base delle nozioni tecniche. Un problema gigantesco, la vera pancia dell’iceberg che schiaccia senza pietà la comprensione dei problemi, le legislazioni presenti e future, e il senso del ragionamento.

zuckerberg seguito dalla scorta e dai giornalisti

Il 33enne Zuckerberg ha affrontato l’audizione in maniera rigida, legnosa: ha recitato la lezioncina preparata da uno stuolo di avvocati e preparatori per questo tipo di eventi, leggendo la testimonianza scritta a casa, e ha poi risposto per cinque ore alle domande dei senatori e non ha commesso nessun errore sostanziale. Dimostrando che, pur essendo una persona estremamente impreparata su storia, politica, società e tutto quello che non tocca la tecnologia, in realtà nel suo campo è in grado di fare il mazzo a tutti. E questo è successo: l’uomo che ha una delle più grandi responsabilità del pianeta visto ciò che è diventato Facebook nella società e nella scena politica planetarie (e che non ha evidentemente nessuno strumento critico o culturale per governarla) è riuscito a portare uno stuolo di senatori arroganti a confrontarsi sul suo territorio, e li ha sconfitti con la forza della loro ignoranza.

Ignoranza che gli ha permesso di rispondere e correggere i senatori su decine e decine di minuzie tecniche che hanno beatamente frainteso, su particolari non capiti, sul senso non compreso di una tecnologia e del suo ruolo nella società. Uno spettacolo imbarazzante. Tanto che le poche domande sensate che hanno cominciato a mettere pressione su Zuckerberg hanno subito incontrato risposte poco soddisfacenti e mostrato che, se fosse stato ascoltato da persone competenti, a Zuckerberg non sarebbe assolutamente andata come è andata. Cioè bene.

zuckerberg senato - foto zuckerberg beve un bicchiere d'acqua durante l'audizione

C’è una lezione da portare a casa? Certo: il problema non è Facebook, ma la società che ha permesso che venisse fuori così, senza regole e assolutamente mirato alla monetizzazione dell’anima digitale delle persone. Le contraddizioni, i comportamenti scorretti, le malefatte, le funzionalità deprecabili, tutto questo è imputabile solo relativamente a Zuckerberg e ai suoi. In realtà, con questa società e questa politica, gli americani (e il resto del mondo) Facebook se lo meritano. Ce lo meritiamo.